Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Marco Giuseppe Compagnoni, abate giacobino, precursore del Risorgimento

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Nato a Lugo il 3 marzo 1754 e morto a Milano il 29 dicembre 1833, Marco Giuseppe Compagnoni fu valido giornalista, insigne letterato, abile costituzionalista e giurista di fama.

Consacrato abate nel 1778, ma poi spretatosi nel 1794 per protesta contro le torture della Santa Inquisizione Romana, inizialmente aderì alle idee rivoluzionarie diventando giacobino convinto, ma in seguito, dopo l’invasione francese in Italia del 1796, fu fedele collaboratore di Napoleone sia durante il periodo delle Repubbliche Cispadana e Cisalpina, sia nella Repubblica Italiana del 1802, sia nel Regno d’Italia dal 1805 al 1814.

Dopo la fine dell’Impero napoleonico, Giuseppe Compagnoni abbandonò la politica e si dedicò esclusivamente alle attività letterarie, acquisendo fama e onori in tutta l’Europa.

Nominato Segretario Generale della Confederazione Repubblicana Cispadana, e presente come deputato di Ferrara al Congresso di Reggio Emilia, fu lui a suggerire il 17 gennaio 1797 all’Assemblea Costituente che i colori della bandiera della nascente Repubblica fossero il verde, il bianco e il rosso, colori che, per fatale coincidenza, erano anche gli stessi che il conte di Cagliostro usava nel suo Rito Egizio.

Per quanto ufficialmente Compagnoni sia considerato a tutt’oggi il Padre del Tricolore, è piacevole immaginare in questa scelta, pur con motivazioni diverse, l’impronta spirituale del conte!

Fu anche scrittore prolifico.

 

A lui vengono attribuite alcune opere sul conte di Cagliostro, tra cui la Corrispondenza segreta sulla vita pubblica e privata del conte di Cagliostro, che tanto scalpore fece a quel tempo.

Il visto della Censura, presente nell’Archivio di Stato di Venezia nel fondo Riformatori dello studio di Padova, attesta che questo libro fu esaminato e approvato il 24 maggio 1791.

Dato che il famoso Compendio della vita e delle gesta di Giuseppe Balsamo denominato conte di Cagliostro, che si è estratto dal processo contro di lui formato in Roma l’anno 1790, e che può servire di scorta per conoscere l’indole della setta dè Liberi Muratori, scritto da Mons. Giovanni Barberi e pubblicato ufficialmente, con il benestare della Reverenda Camera Apostolica, il 22 aprile 1791, giorno di Venerdì Santo, era in realtà in circolazione già da tempo (addirittura sin dall’anno prima, come riferito da Lorenzo Prospero Bottini, Ambasciatore della Repubblica di Lucca presso la Santa Sede di Roma), questo fatto, insieme alla rapida diffusione dello stesso Compendio, spiega l’adeguamento al testo ufficiale di Mons. Barberi di tante notizie e di molti commenti sulla vita del conte di Cagliostro che saranno riportati in seguito, in particolar modo nella Corrispondenza segreta, senza un minimo approfondimento critico dei fatti ivi descritti.

Ciò, purtroppo, accadrà anche per tutti gli altri testi pubblicati negli anni successivi aventi per tema il conte di Cagliostro: biografie, pamphlets, Mémoires, saggi, studi critici, estratti, commenti vari e libri.

Infatti, il tono e gli argomenti della Corrispondenza segreta, scritta utilizzando la formula dell’epistolario (espressione letteraria allora assai comune), ricalcano nella sostanza (pur con molte eccezioni) quanto scritto nel Compendio.

Questa Corrispondenza è costituita da un fitto carteggio (intercorso tra vari personaggi anonimi, quali un romano, un napoletano, e un viaggiatore fiammingo) di lettere nelle quali sono commentati molti episodi poco noti riguardanti la vita del conte di Cagliostro.

Poiché il libro fu stampato e divulgato, con grande risonanza di pubblico, solo un mese dopo l’uscita del Compendio, può essere considerato un vero scoop giornalistico ante litteram.

Il contenuto del testo, infatti, pur essendo in parte ossequente (di sicuro non in modo intenzionale) alle notizie riportate dalle cronache del tempo e poi riprese da Mons. Barberi, in realtà è assai fedele (in modo altrettanto imprevedibile) alla versione dei fatti fornita più di una volta dal conte.

Tuttavia, per Giovanni Sforza, storico e letterato del XIX secolo, la Corrispondenza segreta è solo una scorta infida, mentre per Enzo Petraccone, illustre biografo di Cagliostro del XX secolo, una lunga e noiosa compilazione.

Forse si temeva l’interferenza di notizie diverse da quelle scritte nel Compendio, fino a quel momento considerato come unico documento ufficiale sulla vita e sulle gesta di Giuseppe Balsamo, più noto come conte di Cagliostro?

Sicuramente, le informazioni contenute, dapprima raccolte a voce e poi riportate nel testo, già circolavano a quel tempo, ma erano conosciute solo da una stretta cerchia di collaboratori e di amici del conte.

Nessuno mai aveva pensato di renderle pubbliche a mezzo stampa; ci penserà, per obiettività di cronaca, l’abate Marco Giuseppe Compagnoni di Lugo, che allora godeva fama di scrittore sincero, mai prezzolato o condizionato da nessun potere poiché era un vero figlio dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese, dotato di spirito libero, privo di pregiudizi e lungimirante negli obiettivi.

Enzo Petraccone gli attribuisce, a parte la compilazione della Corrispondenza segreta sulla vita pubblica e privata del conte di Cagliostro, anche altre opere quali il Saggio sulla vita segreta del conte di Cagliostro, gli Aneddoti della vita di Cagliostro, e gli Arcani svelati della Setta degli Illuminati e dei Liberi Muratori.

In questi libri si ritrovano gli stessi temi trattati nella Corrispondenza, con l’aggiunta di note a commento sulla Massoneria e di episodi inediti della vita del conte.

Petraccone ritiene, inoltre, che l’abate possa essere stato l’autore anche delle Lettere da S. Leo, scritte assai probabilmente nel 1795, e del Testamento, quest’ultimo invece datato 4 settembre 1795 in San Leo.

E’ assai verosimile, invece, che gli ultimi due testi, da taluni ritenuti addirittura apocrifi, compilati cioè da mani ignote e poco qualificate, siano invece opera dello stesso conte di Cagliostro, il quale li scrisse una volta fuggito il 26 agosto 1795 (data della sua presunta morte) dalla bocca del leone della Fortezza papalina in Montefeltro. Quest’ipotesi è sostenuta dall’autore del presente articolo ed è descritta in dettaglio nei suoi libri sul conte.

Ebbene, a conclusione di questa lunga riflessione, in tutti i suoi libri (la Corrispondenza segreta sulla vita pubblica e privata del conte di Cagliostro, gli Aneddoti della Vita di Cagliostro, e gli Arcani Svelati della Setta degli Illuminati e dei Liberi Muratori) ma soprattutto nel Saggio sulla vita segreta del conte di Cagliostro, l’abate Compagnoni descrive alcuni episodi che allora erano sconosciuti sia a molti dei contemporanei sia, in particolar modo, allo stesso Mons. Giovanni Barberi.

Poiché quest’ultimo, durante la compilazione del Compendio, evitò accuratamente di consultare altre fonti al di fuori di quelle di parte, è credibile che tale rigida presa di posizione sia stata da lui adottata di proposito, proprio per non cambiare la versione colpevolista voluta dal Tribunale della Santa Inquisizione Romana e impostata nel corso del Processo al conte, iniziato a Roma nel 1790 e concluso con la Sentenza del 7 aprile 1791.

Se ciò fosse dimostrato, il suo titolo di “storico ufficiale imparziale della Chiesa” sarebbe certamente ridimensionato, se non addirittura immeritato!

Già nel 1791 lo scrittore viennese Gaetano Tschink aveva espresso il medesimo sospetto su tutta la stesura e sulle finalità calunniose manifestate nel Compendio.

Comunque sia, questa “censura” è ingiusta, perché le affermazioni, fatte dal conte di Cagliostro all’epoca del Processo a Parigi nel 1786 per l’Affare della Collana della Regina, e ripetute in altre occasioni, in realtà confermano quanto scritto da Compagnoni.

Forse la Santa Inquisizione di Venezia, che aveva autorizzato stampa e diffusione della Corrispondenza segreta, era “cosa” diversa da quella di Roma?

Effettivamente, nei testi dell’abate sono riportati avvenimenti inediti, mai descritti altrove; ad esempio, l’episodio accaduto a Londra nella primavera del 1771 riguardante la sottrazione della cassetta dei topazi del Brasile avuti come lascito personale dal banchiere di Lisbona Anselmo de la Cruz Sobral e poi affidati dal conte per la vendita ad Antonio Bivona (barone siciliano, che da molti anni usufruiva della fiducia di Cagliostro), furto in realtà commesso da Giuseppe Balsamo (persona ben diversa dal conte di Cagliostro, come dimostrato nella mia trilogia) con la complicità della moglie Lorenza Feliciani, intermediaria dell’operazione; la visione che il conte ebbe nella spelonca della foresta di Folkestone, nel sud dell’Inghilterra, e il successivo avventuroso viaggio con un battello postale attraverso il canale della Manica da Dover a Calais, episodi avvenuti nel mese di dicembre del 1772; la consegna a Cagliostro della patente nobiliare di conte da parte dei Rosacroce francesi nella Chiesa di Montmartre, a Parigi, nel gennaio del 1773; la visione, e il successivo innamoramento, all’interno della Piramide di Cheope di una donna magica e idealizzata di nome Felina (premonizione dell’incontro che avverrà a Roma nel 1769 con Serafina Feliciani, futura moglie e contessa di Cagliostro, donna non identificabile con Lorenza Feliciani, vera moglie di Giuseppe Balsamo) durante una sosta di Acharat (nome giovanile del conte di Cagliostro) in Egitto nel periodo 1760-1765; e infine, le notizie che si riferiscono a Pietro Balsamo, il padre di Giuseppe, riconducibili al periodo dei viaggi da lui compiuti, insieme al giovane conte e al suo tutore Althotas, nei principali porti del mar Mediterraneo e nelle capitali del mondo arabo, in Medio Oriente, fino al 1765.

Poiché tali ultime vicende suggeriscono un ruolo del tutto inedito, ma storicamente credibile, di Pietro Balsamo, l’autore di quest’articolo ha ritenuto necessario formulare, sulla base d’informazioni completamente differenti da quelle ufficiali, una nuova versione riguardante gli eventi di gioventù di Cagliostro; questa è ampiamente raccontata, con l’aggiunta di numerose note a commento e di una dettagliata bibliografia, nei suoi libri di recente pubblicazione: Cagliostro, un Nobile Viaggiatore del XVIII secolo, e Il conte di Cagliostro nel suo tempo.

La convinzione che tutta la Corrispondenza segreta, analogamente agli altri libri di Compagnoni, sia il frutto di una cronaca sincera, fedele e imparziale di fatti realmente accaduti, è basata sulla considerazione che l’abate Compagnoni non conobbe mai di persona il conte di Cagliostro, mai raccolse dalla sua viva voce la narrazione degli avvenimenti descritti, né mai provò simpatia, o ebbe alcuna attrazione personale, nei suoi confronti. Non ci fu, dunque, “nessun interesse privato nei suoi pubblici atti” di scrittore. Semplicemente, dopo aver attinto in modo acritico e senza pregiudizi, da buon erudito qual era, a fonti contemporanee attendibili (di cui, purtroppo, si sono perse le tracce), riportò fedelmente tutte le notizie apprese ritenendole autentiche.

Infatti, gli eventi sono descritti in modo così minuzioso e ricco di particolari che è impossibile immaginarli solo come espressione della fantasia di un valido scrittore, neutrale e obiettivo.

Insomma, nei confronti di Cagliostro non subì condizionamenti di nessun tipo, né ideologici, legati alla sua fama di massone-Rosacroce, né concreti, non avendo mai avuto relazioni dirette con il mago-guaritore.      

Per i sopradetti motivi, la lettura di questi documenti è molto utile per approfondire, in un’ottica diversa, tutta la vita del conte di Cagliostro.

Se è vero che le testimonianze originali costituiscono la base di ogni seria ricerca, è altresì doveroso il fatto che gli Storici ne tengano in debito conto.

Purtroppo, molti scrittori non hanno dato importanza a questi testi, ritenendoli frutto d’invenzione creata ad arte allo scopo di confutare l’immagine stereotipata, presente nel Compendio di Mons. Barberi, del truffatore gabbamondo di nome Giuseppe Balsamo, per tutti impropriamente identificato in Alessandro conte di Cagliostro.

Questo è un errore imperdonabile; anche se le prove depositate nella letteratura cagliostriana spesso coincidono con i fatti descritti dall’abate Compagnoni, quest’assenza d’informazioni, probabile risultato di un’ignoranza consapevole, non ha certo giovato alla vera conoscenza di un personaggio straordinario del secolo del Lumi.

Tuttavia, i tempi sono maturi affinché questa verità, finora ritenuta “scomoda” dalla tradizione perbenista imposta dalla Chiesa e sposata da molti biografi, possa finalmente trionfare sulle menzogne del passato.

 

 

Abstract dal libro di Tommaso De Chirico: Il conte di Cagliostro nel suo tempo, 2° volume della trilogia sul conte di Cagliostro, Ed. Mnamon, Milano, 2014

 

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