La festa di Piedigrotta tra sacro e profano

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Prima del 1353, anno in cui fu costruita la nuova chiesa intitolata alla Madonna di Piedigrotta, l’omonima  festa napoletana conservava alcuni caratteri dei baccanali tipici delle celebrazioni dionisiache.

Nel Satyricon Petronio raccontò di tre giovani, Gitone, Encolpio e Ascilto, venuti a Napoli  attratti dalla notizia che nella Grotta di Pozzuoli ( Piedigrotta) si svolgeva uno spettacolo magnificente, nel corso del quale l’incantevole Quartilla si esibiva con le sue sorelle. Danzando coperte dal solo bagliore delle fiaccole, in onore di Priapo, figlio di Dioniso e Afrodite,  le donne seducevano gli spettatori prima di concedersi a loro tra canti e libagioni. Secondo lo storico Giuseppe Galasso, alcune di  queste caratteristiche, con riferimento soprattutto a canti e danze oscene, sopravvissero fino al sedicesimo secolo.

Riguardo alla primordiale chiesa che fu edificata nel 1200 su un precedente sacello pagano , sia Petrarca che Boccaccio hanno offerto  testimonianza della sua esistenza. Petrarca descrisse  un tempio alla Vergine Maria, alle falde del monte sul lido, dove accorrevano assiduamente in gran moltitudine i marinai per chiedere la protezione del viaggio in mare.

 

Giovanni Boccaccio fece menzione di una sua partecipazione alla festa di Piedigrotta in una lettera scritta all’amico Francesco Nardi nel 1339, in cui raccontò di essersi divertito tanto con una “ formosa e acconcia fanciulla”,  e di  averla messa incinta. Non conosciamo il seguito della storia, ma anche Boccaccio, da quanto scrisse preoccupato all’amico,  si trovò nella condizione di chiedere l’intervento della Vergine di Piedigrotta per risolvere quella incresciosa situazione.

 

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