Migranti in fuga, un’opportunità per gli italiani

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È da molto tempo ormai che si discute, su tutti i media e a qualsiasi ora del giorno, dei continui sbarchi di migranti che, quotidianamente, avvengono sulle coste italiane più a sud e vicine al continente africano.

Si parla di grandi operazioni umanitarie di salvataggio, si dice che hanno un enorme costo in termini economici, ci si preoccupa di chiedere questi fondi all’Unione Europea, di chiedere un intervento delle Nazioni Unite, dei Caschi blu, del Padre Eterno, ecc…

Tutta la nostra classe dirigente si riempie la bocca di belle parole e dice quello che il cosiddetto popolino vuole sentir dire. Quel popolino che non approfondisce, che non si fa domande, che non chiede spiegazioni, che non legge gli atti pubblici, che è stato lobotomizzato da mamma TV o da papà facebook e che ripete e condivide aggiungendo, spesso, falsità.

Sommersi da questa enorme crisi economica che ci attanaglia dal 2008, le persone che ormai non riescono ad arrivare alla seconda settimana (sempre più numerose), giustamente inveiscono contro questo sistema di accoglienza che si è creato che, però, non riesce a mostrare il suo lato migliore anche per il fatto che, purtroppo, in alcuni casi ci sono delinquenti che ne approfittano.

I delinquenti, grazie a Dio, sono la minoranza ed è giusto perseguirli.

Nessuno parla, però, delle realtà sane che invece dimostrano di quanto sia importante, proprio per gli italiani, accogliere queste Persone.

Senza usare termini o frasi politically correct, occorre dire tranquillamente e senza vergogna che questa situazione deve considerarsi una vera e propria opportunità di sviluppo economico, culturale e sociale per tutti se si agisce onestamente, nel rispetto di alcune basilari norme e, soprattutto, con lo spirito del buon padre di famiglia.

Pochi sanno che a partire dalle esperienze di accoglienza decentrata e in rete, realizzate tra il 1999 e il 2000 da associazioni e organizzazioni non governative, nel 2001 il Ministero dell'Interno Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, l'Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) siglarono un protocollo d'intesa per la realizzazione di un "Programma nazionale asilo".

Nasceva, così, il primo sistema pubblico per l'accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, diffuso su tutto il territorio italiano, con il coinvolgimento delle istituzioni centrali e locali, secondo una condivisione di responsabilità tra Ministero dell'Interno ed enti locali.

La legge n. 189/2002 ha successivamente istituzionalizzato queste misure di accoglienza organizzata, prevedendo la costituzione del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (S.P.R.A.R.).

Attraverso la stessa legge, il Ministero dell'Interno ha istituito la struttura di coordinamento del sistema: il Servizio Centrale di informazione, promozione, consulenza, monitoraggio e supporto tecnico agli enti locali, affidandone ad A.N.C.I. (Associazione Nazionale Comuni Italiani) la gestione.

Nel 2011, il sistema iniziò a dare dei cenni di cedimento e subito dopo collassò definitivamente per via del fatto che, anche nei Paesi nord africani, scoppiarono le rivoluzioni per liberarsi dai vari sovrani/dittatori che avevano fino ad allora “tenuto buono” il loro popolo. Queste guerre civili furono il principio del grande esodo, a tutti i costi e con ogni mezzo, verso l’Europa passando per l’Italia.

Questa enorme e violenta ondata di profughi fece scattare in Italia la cosiddetta “Emergenza Nord Africa” e fece attivare un piano straordinario di accoglienza ed aiuti gestito dalla Protezione Civile, dai Comuni e dalle Diocesi che misero a disposizione strutture e personale per garantire a questi poveri disgraziati il loro Diritto alla Vita.

Dopo un paio di proroghe, l’Emergenza Nord Africa finì con la sostituzione della Protezione Civile con le Prefetture quale ente gestore.

Non finirono gli sbarchi, però, ed oggi abbiamo le Prefetture d’Italia costrette a fare avvisi pubblici per reperire sui territori di loro competenza strutture turistico ricettive da destinare all’accoglienza.

Questa breve e doverosa premessa serve per distinguere le due diverse realtà che oggi si occupano di accoglienza di Persone richiedenti asilo:

  1. i progetti SPRAR;
  2. accoglienze temporanee in emergenza.

 

I primi sono attivi da più di dieci anni, nessuno ne ha mai parlato e mai hanno fatto notizia perché progetti seri fatti da enti seri e con finalità ben precise. Il Ministero dell’Interno, infatti, ogni tre anni mette a bando un certo numero di posti destinati all’accoglienza di:

  • Minori non accompagnati richiedenti e titolari di protezione internazionale o umanitaria;
  • Persone disabili e/o con disagio mentale o psicologico e/o con necessità di assistenza sanitaria, sociale e domiciliare, specialistica e/o prolungata;
  • Richiedenti e titolari di protezione internazionale.

 

Il bando SPRAR del 2013 è destinato a coprire il triennio 2014-2016 ed è stato attivato per accogliere 20 mila Persone.

Gli Enti locali (Comuni, Provincie, Unione di Comuni) che hanno visto finanziato il loro progetto dal Ministero dell’Interno hanno dovuto garantire almeno il 20% di cofinanziamento tenendo presente che poteva essere considerato come tale anche la valorizzazione di un edificio di proprietà (spesso inutilizzato) o del lavoro dei propri Dipendenti (amministrativi, assistenti sociali, psicologi).

Per entrare nello specifico e iniziare a parlare di cifre, racconto cosa è accaduto a Casacalenda, piccolo centro molisano (2.200 abitanti circa) della provincia di Campobasso. Parlo con cognizione di causa perché ho firmato io, nell’ottobre 2013 in qualità di Sindaco p.t., il progetto presentato al Ministero dell’Interno per accogliere nel mio paese 10 minori non accompagnati richiedenti asilo.

Il progetto del Comune è risultato al 25° posto della graduatoria nazionale ed è stato ammesso al finanziamento ministeriale per il triennio 2014-2016.

In particolare presentammo un progetto che prevedeva il costo di 60 euro al giorno per ogni- minore ospitato e di questi il 20% quale cofinanziamento. Quindi un costo a carico del Ministero dell’interno di 48 euro al giorno per ogni minore.

Facendo un semplicissimo calcolo di 48 (euro) x 10 (minori) x 365 (giorni) x 3 (anni) si ottiene la ragguardevole somma di 525.600 euro in tre anni che il Ministero accrediterà al Comune di Casacalenda per la gestione del centro.

TUTTI i fondi restano sul territorio e servono per pagare le persone assunte, le utenze, il cibo, i vestiti e tutto ciò che serve per far star bene i ragazzi, farli studiare ed integrare.

Anche la “paghetta” (pocket money) di 2,50 euro al giorno che riceve ogni minore e che, a Casacalenda, è a carico della Cooperativa che gestisce i servizi di accoglienza, tutela ed integrazione quale parte del cofinanziamento, viene spesa interamente negli esercizi commerciali di Casacalenda.

Questa operazione ha portato così una boccata d’ossigeno alla micro economia locale ed ha dato la possibilità a 10 giovani (tra full time e part time) di trovare un lavoro che prima non avevano.

Prima di iniziare il progetto SPRAR con i minori, a Casacalenda avevamo attivato un centro di accoglienza per l’Emergenza Nord Africa ed ospitato per alcuni mesi 15 profughi. Sulla base di questa esperienza, sollecitati anche dalla Prefettura di Campobasso, a maggio 2014 avviammo un altro centro di accoglienza per 15 richiedenti asilo.

Per questi ultimi è stato utilizzato il secondo metodo di accoglienza che è quello di cui si parla sempre in TV. Il Ministero, attraverso la Prefettura, riconosce al soggetto ospitante (sia esso pubblico o privato) 30 euro al giorno per ogni migrante accolto.

Anche in questo caso i 13.500 euro mensili circa che lo Stato versa al Comune restano tutti sul territorio perché le Cooperative che si occupano della gestione del centro hanno dovuto assumere altri 4 giovani disoccupati per la preparazione dei pasti, per le pulizie, la mediazione, la tutela legale, ecc …. Anche a queste persone è stato garantito un pocket money di 2,50 euro al giorno che, comunque, viene consumato all’interno del centro abitato.

Diverse le attività che il Comune ha preteso che si svolgessero e tra queste l’insegnamento dell’italiano in maniera tale da consentire agli ospiti di comunicare con i residenti e quindi iniziare ad integrarsi. Successivamente è stato sottoscritto anche un protocollo di intese per svolgere lavori di pubblica utilità.

Come Casacalenda, altre centinaia di realtà in Italia svolgono queste attività in maniera onesta e con un vantaggio per il loro territorio.

FALSE, quindi, le affermazioni di chi dice “vengono a rubarci il lavoro!” e “prendono dallo Stato italiano 30 euro al giorno a persona!”.

In realtà ci hanno dato 14 nuovi posti di lavoro veri e stanno distribuendo sul territorio una micro economia che, posso assicurare, in una realtà piccola come la nostra è evidente.

Questo per quanto riguarda gli obbiettivi concreti raggiunti e verificabili, poi la scelta di aprire il centro minori ha anche un scopo culturale sociale a lungo termine e per il quale l’Amministrazione ha fatto una scommessa che potrà dire vinta solo fra diversi anni.

Considerato, infatti, che in paese ci sono 4 indirizzi di Scuole secondarie superiori e i ragazzi del centro minori possono frequentarle, diamo la possibilità ai nostri giovani di studiare insieme a costoro che hanno solo il colore della pelle ed il luogo di nascita diverso dal loro mentre hanno le stesse passioni, gli stessi sogni, le stesse aspirazioni, le stesse debolezze, le stesse fantasie. In poche parole integrazione, così come avviene in tutte le città civili del Mondo, partendo dal pilastro fondamentale di tutte le civiltà: la Scuola.

Gli oggi ragazzi italiani saranno la classe dirigente di domani e non avranno nessuna difficoltà a confrontarsi e soprattutto il colore della pelle o la religione di appartenenza non sarà più un problema per loro.

Per questo invito i piccoli Comuni, in particolare il mio, a partecipare al nuovo bando SPRAR che scade il prossimo 23 luglio  per accogliere minori stranieri non accompagnati fino al 31 dicembre 2016.

Si tratta di un investimento culturale di grande respiro che vedrà i suoi frutti tra qualche anno e che ci farà tornare tra le prime realtà del Mondo che non ha pregiudizi e dove TUTTI i Cittadini sono uguali ed hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri.

 

Bibliografia: www.sprar.it

 

 

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