Le sprezzanti parole di Metternich dopo la Costituzione del 1820 a Napoli

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Klemens von Metternich Allorché Ferdinando I di Borbone fu costretto a concedere la Costituzione nel 1820, in seguito all’insurrezione che iniziò con un reparto di circa 130 uomini e 30 ufficiali di stanza a Nola, comandato dal tenente Michele Morelli, facendosene ingannevolmente e subdolamente garante, prima di tradire i patrioti napoletani con la conseguente condanna a morte del tenente Morelli e di Giuseppe Silvati, la prima preoccupazione del giornale del costituzionalismo napoletano, “La Minerva Napoletana”, fu quello di cercare di respingere l’immagine di una Napoli sanfedista e reazionaria, lontana da qualsiasi aspirazione di carattere costituzionale.

“La Minerva Napoletana” sottolineava come la Costituzione e l’abolizione del sistema feudale avrebbero guarito il Regno “dalla politica deformità che lo deturpa”, apportando notevoli progressi in termini di diritti civili.

Era anche una maniera di tenere alto il morale delle società patriottiche, che nella sola Napoli, come sostiene lo storico Renato Soriga, poteva giovarsi dell’apporto di ben 193 vendite carbonare, composte ciascuna di non meno di 150 membri.

Nel contempo le potenze reazionarie europee non stavano certo a guardare indifferenti. Se è pur vero che la Spagna, la Svizzera, i Paesi Bassi e la Norvegia riconobbero il nuovo governo costituzionale, tutto il fior fiore dell’Europa reazionaria fu ostile, ad iniziare ovviamente da Metternich, che reagì duramente, tentando di affossare presto le aspirazioni costituzionali dei napoletani prima con dure parole e poi con le sue armate.

Infatti, nelle Mèmoires del conte Klemens von Metternich, l’amico dei Borbone che si vantava ironicamente di dover spesso e volentieri riportare i Borbone sul trono, sono contenute giudizi sprezzanti ed inequivocabili riguardo alla capacità dei napoletani di potersi dotare di una costituzione.

Scriveva testualmente il conte austriaco: “Il sangue colerà a torrenti. Un popolo per metà barbaro, di un’ignoranza assoluta, di una superstizione senza limiti, ardente e passionale come sono gli africani, un popolo che non sa né leggere né scrivere, e di cui l’ultima parola è pugnale, offre bel soggetto per l’applicazione dei principi costituzionali.”

Giudizi parimenti negativi e sprezzanti giunsero dalla Prussia, dalla Russia, e appena più sfumati, dalla Francia e dall’Inghilterra, per non parlare dello Stato Pontificio, arroccato sulla difesa dell’alleanza fra Trono e Altare.

Inoltre l’ambasciatore a Vienna non venne mai ricevuto dal governo austriaco e l’ambasciatore in missione a Pietroburgo non poté attraversare il territorio austriaco per ordine dello zar.

Era il preludio della reazione delle potenze reazionarie europee della Santa Alleanza per reprimere i moti costituzionali di Napoli ad iniziare dall’Austria.

Come aveva minacciato Metternich, il sangue, per riportare sul trono la monarchia borbonica, sarebbe colato  davvero a torrenti come già era avvenuto durante la repressione della Repubblica Napoletana del 1799.

 

Bibliografia:

R. Soriga, Le società segrete e i moti del 1820 a Napoli, 1942.

Mémoires del Metternich  a cura di  Nino Cortese in “Napoli Nobilissima”, 1920.

 

 

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