Tra Roma e Napoli

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Il legame tra Napoli e Roma è millenario fino ad oggi, è stato ed è in massima parte fecondo per entrambe, ed è decisivo per il destino futuro dell'area metropolitana partenopea.

Data anche la fortunata vicinanza geografica, dall'epoca delle colonie greche all'età di Cicerone, di Virgilio, di Seneca, dall'Alto Medioevo ai legami col Papato, all'età moderna e contemporanea, i legami, gli scambi sono stati fittissimi.

L'unico vero asse terrestre a partire da Napoli (con le due strade dell'Appia e della Casilina) è stato quello con Roma, più breve di quelli ardui e spesso impraticabili con il resto del Mezzogiorno.

Lo Stato Pontificio è stato incuneato territorialmente e giuridicamente per secoli nel Regno di Napoli con le due "enclaves" di Pontecorvo e di Benevento.

Eleonora de Fonseca Pimentel è nata a Roma e senza la importantissima Repubblica Romana del 1798-1799 (spesso dimenticata e poco studiata) non sarebbe nata storicamente la nostra cara, memorabile Repubblica Napoletana del 1799.

Dopo la caduta del potere temporale e la presa di Roma del memorabile 20 settembre 1870 e  con la proclamazione di essa come nuova e definitiva capitale (dopo Torino e Firenze) del Regno d'Italia, i legami sono diventati strettissimi e durano in profondità con intrecci inimmaginabili fecondi fino ad oggi.

Napoli e la sua area metropolitana (comprensiva di Pompei, Capri, Ischia) sono le zone italiane più privilegiate nei legami con Roma, capitale politica, burocratica, epicentro di una religione mondiale, meta turistica planetaria, e ne ha tratto benefici, la cui entità è quasi sempre ignorata, rimossa, non studiata (uscirebbero dati sorprendenti nella ricognizione analitica di napoletani o cittadini dell'area metropolitana partenopea residenti a Roma o che hanno casa e attività a Roma o dei flussi turistici a Napoli e nell'area metropolitana di milioni di visitatori venuti nella capitale).

Solo con i legami con Roma, momenti e figure creative napoletane hanno avuto possibilità di esprimersi ed affermarsi a livello italiano e internazionale e si pensi come esempio solo al ruolo che hanno avuto l'industria cinematografica e Cinecittà per la piena affermazione di personalità napoletane indimenticabili come Totò ed Eduardo De Filippo.

E Napoletani (non stranieri di varia origine) hanno avuto riconoscimenti politici nello stato unitario inimmaginabili nella storia millenaria partenopea a livelli altissimi, come i Presidenti della Repubblica De Nicola e Napolitano.

Con le grandi infrastrutture dell'età unitaria dalla fine dell'Ottocento ad oggi (la ferrovia Napoli-Roma via Cassino, la direttissima Napoli-Roma via  Formia, l'Autostrada del Sole, la recente ferrovia ad Alta Velocità) le due metropoli si sono così ravvicinate che con un Freccia Rossa si può giungere da Napoli a Roma in un'ora, meno di quanto un cittadino romano impiega per spostarsi in auto o in metropolitana da una parte all'altra della capitale.

Si è strutturato un processo inarrestabile e fecondo tra le due metropoli, che solo un cieco non può vedere o solo un fanatico nostalgico non vuol capire, processo che non potrà che far del bene specialmente a Napoli, per poter sciogliere i problemi ancora irrisolti ed affrontare più attrezzata i nuovi complessi dell'avanzante complicato, epocale processo della globalizzazione.

In ambienti avveduti e lucidi si è parlato di un fondamentale progetto "Rona" (Roma-Napoli), per ordinare, strutturare, migliorare il legame che già attualmente vive tra le due aree metropolitane, che oltrepassa ogni decimo di secondo le distinzioni geografiche, regionali, provinciali, i ponti su Garigliano e le tabelle "Lazio-Campania".

Domenico FontanaUno degli infiniti esempi di questo legame, sul piano dello stile urbanistico, tra Roma e Napoli, è dato dall'attività del grande architetto di origine svizzera, ma di un cantone di lingua italiana, Domenico Fontana (Melide, Canton Ticino, Svizzera, 1543 - Napoli, 1607), che venne a Roma a venti anni e vi lavorò in modo memorabile, specialmente come principale collaboratore del rinnovatore Papa Sisto V, intervenendo ad esempio al Vaticano per la Biblioteca ed aggiungendo la lanterna alla Cupola di Michelangelo, nel Complesso Laterano (dal Palazzo Apostolico alla Basilica, al Sancta Santorum), a S.Maria Maggiore con la Cappella Sistina, nella sistemazione di tutti i principali obelischi (a S.Pietro, a S.Giovanni, a S.Maria Maggiore, a Piazza del Popolo).

Disegnò ed avviò la costruzione della la facciata del Quirinale, attuale sede del Capo dello Stato, sistemando tra l'altro la piazza antistante e collocando al posto caratteristico ancora oggi il gruppo dei Dioscuri.

E proprio questo edificio altissimo e simbolico è qui richiamato per esemplificare il nostro discorso, perché il grande architetto svizzero-romano, trasferitosi nella vicina Napoli nel 1592, oltre ad interventi di ingegneria idraulica, come la sistemazione dei Regi Lagni, e di arricchimento urbanistico della città, come la Fontana del Nettuno, disegnò la facciata del Palazzo Reale di Napoli, che si apre su Piazza Plebiscito, e la cui costruzione iniziò nel 1600.

Domenico Fontana morì a Napoli nel 1607 ed è sepolto nella chiesa napoletana di Monteoliveto, Sant'Anna dei Lombardi.

Il figlio Giulio Cesare Fontana eresse il primo nucleo del Palazzo degli Studi di Napoli, oggi sede del grande Museo Archeologico Nazionale.

I due massimi monumenti politici della storia di Roma e Napoli hanno avuto lo stesso architetto, hanno lo stesso stile, la medesima configurazione ed esemplificano il loro intimo legame, che va solo sistematicamente e costantemente illuminato, promosso, rafforzato per lo sviluppo civile, culturale, economico di Roma, di Napoli, e quindi dell'Italia e dell'Europa Unita.

 

 

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