Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Cannibalismo brigantesco

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Oltre gli orribili, noti fenomeni cannibaleschi della plebe napoletana  filoborbonica, filosanfedista e rapinatrice contro i sacri corpi dei repubblicani liberaldemocratici del 1799, sono da richiamare i poco noti fenomeni di cannibalismo briganteschi postunitari, che rivelano il volto atroce disumano dei nuovi filoborbonici foraggiati da Roma clericale pontificia, in particolare nel periodo 1861-1864, luogo di rifugio e di regìa dei salvi Francesco II e la tedesca sua consorte Maria Sofia, dopo aver inutilmente esposto la città di Gaeta a bombardamenti, che potevano e dovevano essere evitati, che tentarono, questa volta senza successo, di ripetere il sanfedismo del 1799.

Uno di quegli episodi orrendi, che mostrano la natura di mostri dell'umanità dei briganti borbonici, è riportato nel processo che si tenne presso la Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere dal febbraio al marzo 1864 contro i capi di una delle bande che infestò soprattutto l'area della Valle Caudina, tra il Partenio e il Taburno,facente capo ai fratelli Giona e Cipriano La Gala, nativi di Nola.

Uno dei delitti più efferati per i quali furono condannati a morte, pena poi tramutata dal Regno d'Italia liberale, in carcere a vita, fu quello dell'uccisione e del successivo atto cannibalesco compiuto dai due infami fratelli contro un loro vecchio compagno di galera, Francesco De Cesare, al quale imputarono di averli presi a schiaffi durante il periodo di pena.

Con inganno lo invitarono ad un incontro, lo catturarono, lo legarono con una fune, lo ammazzarono, gli recisero la testa, mettendogli una pipa in bocca, le braccia e le gambe, collocate sugli alberi, e arrostirono le altre parti del corpo, mangiandole impunemente con altri compagni. I loro genitali furono portati per alcuni giorni come trofeo da uno della banda.

Chi onora e ammira oggi questi mostri dell'umanità deve per lo meno profondamente riflettere.


Fonte:

Processo dei briganti borbonici Cipriano e Giona La Gala, Domenico Papa e Giovanni D'Avanzo, Reggio Emilia, Tipografia della Gazzetta, 1864, pp.176-187 (letto su internet).

http://books.google.it/books/about/Processo_dei_briganti_borbonici_Cipriano.html?id=IO4UbrR6af4C

Sulla vicenda e sulle violente, assassine, disumane gesta dei due fratelli vi è un analitico romanzo dell'avv. Antonio Vismara, Un banchetto di carne umana (Scene dell'Italia meridionale), Milano, Editore Pagnoni, in due volumi, scritti intorno al 1870 e consultabili in rete ai seguenti link:

http://www.braidense.it/dire/banchetto1.pdf

http://www.braidense.it/dire/banchetto2.pdf

 

Convegni

Eleonora Pimentel Fonseca a Napoli

La Salerno Editrice è lieta di invitarvi alla prima presentazione del volume Eleonora Pimentel Fonseca. L'eroina della Repubblica Napoletana del 1799, di Antonella Orefice, pubblicato nella collana "Profili".

L'evento si terrà a Napoli all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano sito in Via Monte di Dio, 14, il giorno

16 Ottobre 2019 alle ore 17:30

Interverranno con l'autrice il presidente dell'I.I.S.F. Massimiliano Marotta, il prof. Luigi Mascilli Migliorini dell'Università di Napoli "l'Orientale", la prof.ssa Renata De Lorenzo dell' Università "Federico II" e il prof. Davide Grossi, ricercatore dell'Istituto Italiano Studi Storici.

 

 

 

 

 

 

 

Eleonora Pimentel Fonseca, la nuova biografia di Antonella Orefice

A dieci anni dalla pubblicazione de “La Penna e la Spada” la cui monografia “Eleonora de Fonseca Pimentel. Il mistero della tomba scomparsa” ha avuto nel tempo ben cinque diverse edizioni, la Casa Editrice Salerno pubblica una nuova biografia sulla protagonista femminile della Repubblica Napoletana del 1799 nel 220 anniversario della sua morte.

L’opera “Eleonora Pimentel Fonseca” è stata curata da Antonella Orefice che da anni si occupa e pubblica lavori di ricerca relativi a quel periodo.

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