Feste e processioni, esibizioni di potere, non di religiosità

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La montante marea di feste, di processioni, di sagre sotto egida cattolica locale, di associazionismi più vari, l'inflazione di statue di Padre Pio, a scapito di personalità anche fondamentali del cristianesimo, come S. Paolo, S. Pietro, gli Evangelisti, S. Agostino, S. Tommaso, la disseminazione di statue della Vergine in ogni luogo, l'onnipresenza in ogni manifestazione civile, non hanno niente a che fare con un'autentica religiosità cristiana, che ha bisogno di pochi luoghi di culto e di raccoglimento, sacerdoti veri, e di una semplice organizzazione, nel rispetto della semplicità e della povertà del suo Fondatore, Cristo, e dei più autentici testimoni come S. Francesco.

Tutto il resto è esibizione di potere e di arroganza, segnale esterno del condizionamento antropologico sulla mentalità, sui costumi, sulle tradizioni collettive, che hanno strutturato una visione di tipo mercantile e clientelare del fenomeno religioso, dove i riti, i santi e le sante patrone sono irrazionali forme di richieste e di assicurazioni di benessere, di salute e di salvezza in questa vita e nella creduta altra, come se i Santi e le Sante, il Padreterno, Gesù Cristo e la Madonna fossero dei politici potenti in grado di assicurare protezioni e sistemazioni in cambio di ossequi, contributi, iniziative, presenze ai rituali da essi organizzati.

Si tratta di un opportunistico comportamento che non ha niente a che vedere col senso religioso autentico, adulto, severo, riservato, silenzioso, che si nutre di studio e di riflessione, meditativo, sui misteri della vita, del dolore, dell'universo infinito, che ha caratterizzato le grandi anime religiose, a partire da Cristo, rimanendo nel cristianesimo.

 

 

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