L'aria della città fa liberi

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Dietro la capitale (Roma), dietro le grandi metropoli (Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Palermo), dietro l'impalcatura di città provinciali di rilievo, dove si struttura nella grandezza di scala demografica ancora una situazione di anonimato, per cui puoi uscire e vivere senza essere sistematicamente, ossessivamente, sotto gli occhi degli altri, che conoscono tutto di te e sono sostanzialmente spioni e spesso critici e denigratori gli uni nei confronti degli altri, soffocando l'espansione delle libere individualità, vi è il vasto mondo delle realtà demografiche locali (migliaia di paesi, paeselli, e loro frazioni a volte profondamente isolati), dove vive una gran parte della popolazione e dove la libertà e la democrazia e quindi la repubblica non esistono.

Questo vale non solo per l'Italia, ma in tutti i paesi del mondo.

Il fenomeno è storicamente fissato nella nota espressione "l'aria della città fa liberi", giacchè nello spazio vario e ricco di stimoli della vita cittadina le diseguaglianze sociali e il peso familiare non incidono molto, anche se non scompaiono negli spazi cittadini dei condomini o dei rioni. Ma se vuoi, dopo pochi passi a piedi, puoi uscire con chi vuoi e fare quello che vuoi e alimentare e arricchire la tua personalità.

 

Nelle migliaia di paesi e paeselli e peggio frazioni, la vita personale è impossibile.

Dalla nascita alla morte sei incardinato nell'immagine sociale della famiglia nella quale sei nato e difficilmente essa muta, tranne impreviste ascese o cadute di ricchezza.

Puoi essere anche Croce o Einstein, resti il figlio di, il membro della famiglia X, spesso con un soprannome non sempre simpatico, condizione antropologica che non porta mai a cogliere il valore di una individualità, anche se luminosa e dinamica.

L'immagine del sè è così intimamente legata a quella della famiglia da provocare effetti patologici esistenziali a catena: anche se sei un'asino o un'asina, rozzo/a e incolto/a dentro, poichè sei nata e vivi in una famiglia, che è per percepita socialmente come alta, ti senti tale e si struttura una percezione distorta e inautentica personale, che dura tutta la vita e che, se non è interrotta da esperienze altre, ti rende il breve tempo del vivere nel bilancio finale della tomba come "una tragica esistenza mancata".

Il rinforzo di questo vivere non personale, ma familistico, è assicurato dalla religione, che non solo non mette mai in discussione questo clima, ma accentua il radicale clima antiindividualistico contro ogni possibile stile di vita libero, giudicato sospetto o negativo, con la condanna di esso come peccaminoso, che nel passato portava a reazioni anche violente e terribili, ma dura ancora oggi con un controllo sordo più diffuso, ma non meno più soffocante.

Specialmente attento, fanaticamente sospetto, è qualsiasi comportamento che tocca la libertà emozionale-corporea, per cui il bambino, la bambina sono, come per le vaccinazioni, punte con ritualità inconsapevoli e il controllo e l'opera plasmatrice disumana continua con l'incidenza della formazione familiare di tipo sostanzialmente clericale, con gli asili cattolici in mano a suore e altro personale clericale, con la scuola successiva anche pubblica, dove sono presenti implacabili insegnamenti clericali e preti, con l'associazionismo locale sostanzialmente egemonizzato da ambienti clericali, con la ossessiva ritualità clericale, che ritma in modo egemone la vita locale (nascite, cresime, matrimoni, estreme unzioni, morti, messe quotidiane, domenicali, funebri, manifestazioni pubbliche dove è sempre presente il prete, feste varie, e processioni egemonizzanti anche fisicamente gli spazi pubblici,  che assorbono energie e impegni per gran parte dell'anno, specialmente quelle patronali, che esaltano santi e sante tra i più variopinti negli 8.097 paesi italiani e le relative migliaia e migliaia di rioni e di frazioni).

L'emozionalità corporea libera, con la naturale sanità di essa, è ferocemente e sistematicamente condannata, sospetta, repressa, provocando effetti devastanti, come ha intuito la grande rivoluzione scientifica psicoanalitica, rendendo le esistenze individuali già ridotte al lumicino nel clima antinidividualistico, sostanziali "piccole vite", diremmo "vitarelle", anche "secche secche", "aride aride", per cui il dialogo umanissimo vario che la letteratura, la filosofia, l'arte  hanno descritto, incarnato e additato è impossibile alla radice.

Questo spettacolo antropologico locale stringe il cuore e spiega anche perchè il contesto locale è il luogo dove maggiormente hanno riscontro e consenso tutti i messaggi qualunquisti o peggio reazionari, nemici di ogni riconoscimento ed esaltazione dei valori di libertà, di vera democrazia, di dignità di ogni essere umano, uomo o donna che sia.

Anche la vita amministrativa e politica locale ne viene allora pesantemente condizionata: tutti i voti sono noti e controllabili uno per uno con vari sistemi, noti nel loro funzionamento attraverso i periodici scandali rilevati dalla giustizia penale, e sono il pascolo ottimale per la nomina garantita di incapaci, di incompetenti, anche di criminali o di collegati alla criminalità comune e/o organizzata, di furbastri, di demagoghi, di falliti, ora anche nella componente femminile, che non porta alcuna vera novità, ma replica, a volte in peggio, il secolare spettacolo periodico.

Se non si affronta questo tema, i regimi liberaldemocratici sono sempre insidiati, precari e i loro valori restano assenti nel clima scuro e tragico dei paesi, dei paeselli e delle loro frazioni.

 

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