La Russia postcomunista, immemore e disumana nella vicenda dell'Ucraina

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La Russia autocratica di origine mongola e cristiano-ortodossa bizantina, zarista, con rinnovate ambizioni di terza Roma, che ha russificato nei secoli moderni, a partire da Ivan il Terribile (Mosca, 1530-1584, primo a definirsi zar, ovvero Cesare, con riconoscimento anche del patriarca di Costantinopoli),  con il ferro e con il fuoco tutto lo spazio immenso che va dal Mar Baltico al Mar del Giappone, dal Mare Artico al Mar Nero, ha mantenuto fino alla seconda metà dell'Ottocento le forme più odiose di servaggio e di feudalesimo.

Non ha conosciuto mai nella sua storia, tranne che nei primi mesi del 1917, con la nascita a febbraio (mese della vera rivoluzione russa e non il mitologico ottobre) di una repubblica di tipo occidentale, alcuna esperienza di vita liberale, democratica, costituzionale.

Ha teorizzato e praticato nel solco della più dogmatica e presuntuosa teorizzazione politica dell'Occidente, il marxismo, consonante nel profondo con la sua profonda impalcatura antropologica, di duro, presuntuoso dogmatismo, il primo tragico totalitarismo ideologico del Novecento, a partire da Lenin e Trotsky fino a Stalin ed eredi vari.

La Russia lo ha incarnato non solo nel proprio immenso territorio, ma lo ha propagato, imposto, appoggiato con una violenza brutale e machiavellica in Europa e nel mondo, con una organizzazione internazionale senza pari nella storia per varietà e spregiudicatezza dei mezzi.

Ha usato il terrorismo ideologico di stato, la deportazione, lo sterminio in proporzioni mai viste nella storia, tanto che si parla di una storia nera del comunismo mondiale intorno ai 100 milioni di morti nel Novecento.

Esso non ha conosciuto alla sua caduta nel 1989 la doverosa Norimberga, come è avvenuto giustamente con il nazismo.

Questo pesa nella storia d'Europa e nel mondo, nel senso che il potere è ancora in mano agli assassini, ai loro complici, ai loro eredi, che cercano in ogni modo di difenderlo e di rimuovere la verità storica e le memorie delle tragedie commesse.

Una di esse è lo sterminio per fame della popolazione ucraina degli anni Trenta con la morte atroce di milioni di persone, denominato 'Holodomor' e riconosciuto a livello internazionale.

Nella recente vicenda della prepotenza russa postcomunista verso questo sfortunato paese, che richiedeva solo la libertà riconosciuta ad ogni governo libero di stringere accordi con l'Unione Europea, con i paesi ad essa più vicina, non è stato mai richiamato quello sterminio.

Nè l'Ucraina libera aveva oppresso le minoranze russe, che avevano occupato il suo territorio, anche per precise politiche comuniste di russificazione del Novecento, nel solco di quelle zariste.

La Russia aveva la grande occasione storica di riparare ad uno dei tanti stermini e crimini commessi.

Essa invece ha assecondato ancora una volta la sua tendenza di fondo imperialista, violenta, prepotente, disumana, come emerge anche dal suo appoggio alla Siria, che sta sterminando il suo popolo.

Nessuna vera voce di popolo, nè di chiesa ortodossa si è levata in Russia contro questa prepotenza, rivelando insieme insensibilità, condivisione, paura collettive.

L'Unione Europea, gli Usa, i Paesi liberi non devono lasciare sola l'Ucraina, devono essere vigilanti all'estremo verso la Russia postcomunista, come verso la Cina, la Corea del Nord, il Vietnam, Cuba, ancora esplicitamente comuniste, usando i mezzi più efficaci che posseggono,  non potendo e non dovendo rischiare un conflitto atomico dagli esiti apocalittici.

 

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