Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Quando la Chiesa non si opponeva alle coppie di fatto ed al concubinato del clero

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Il concubinato era stato per lungo tempo in Europa non solo tollerato, ma aveva uno Stato giuridico. Non era attribuito ad esso un riconoscimento dello stesso valore del matrimonio, ma ne conteneva - come ha scritto Giovanni Romeo in  Amori proibiti. I concubini  tra Chiesa ed Inquisizione - gli stessi elementi essenziali.

Le coppie di fatto rappresentavano una realtà diffusa nell' Italia del Cinque e Seicento, e la Chiesa permetteva e tollerava, ponendosi al limite il problemi dei figli e la loro legittimazione in relazione ai problemi di natura ereditaria.

Bernardino da Siena nel primo Quattrocento motivò l’invito agli uomini a lasciare le concubine, data la provvisorietà del rapporto che era mirato ad accaparrarsi i beni del compagno.

Ha evidenziato Romeo: “Il grande predicatore non usava altre argomentazioni: di rampogna o richiami di tipo etico neppure l’ombra”.

Tale realtà di concubinato coinvolgeva in maniera diffusa il clero. In alcuni casi i sacerdoti si ammogliavano con cerimonie fastose e nel Trentino tale realtà riguardava quasi la metà del clero. Una realtà che la Chiesa permise e tollerò senza problemi fino alla Controriforma che decise di porre un argine, dato che concubini erano tanti sacerdoti.

Tuttavia, anche dopo il Concilio di Trento, le autorità centrali e periferiche della Chiesa si concentrarono nella lotta contro la magia, la bestemmia, la bigamia, piuttosto che contro le coppie di fatto. Soltanto a partire dal Seicento la battaglia contro i concubini divenne prioritaria.

Specialista di storia religiosa del Mezzogiorno, il professore Giovanni Romeo ha approfondito i suoi studi  sulla città di Napoli.

La realtà sociale napoletana preoccupava la Curia romana in quanto a Napoli nel Cinquecento vi era un particolare dissenso religioso con posizioni non ortodosse della scuola di Valdès e delle posizioni di Bernardino Occhino che stavano riscuotendo consenso preoccupante per la Curia romana.

Nel Cinquecento e nel primo Seicento le “coppie di fatto” di Napoli erano composte da prostitute che vivevano con il protettore, vedove che avevano trovato una compagnia stabile, giovani coppie che convivevano a seguito di un mancato consenso alle nozze da parte delle famiglie, giovani che firmavano una sorta di intesa davanti al notaio in accordo coi genitori, aristocratici che avevano moglie e concubina, e preti che regolarmente convivevano in forma di “coppia di fatto”.

Fu a partire dagli anni Settanta del Cinquecento che la posizione della Curia arcivescovile napoletana gradualmente pose fine alla tolleranza verso le coppie di fatto e nei confronti del concubinato del clero.

 

 

 

Bibliografia

Giovanni Romeo , Amori proibiti. I concubini  tra Chiesa ed Inquisizione, Laterza, Bari, 2008

 

 

 

 

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