Il giorno primo dell'anno primo della libertà

Categoria principale: Storia
Categoria: Articoli sul 1799
Creato Martedì, 03 Dicembre 2013 22:19
Ultima modifica il Martedì, 03 Dicembre 2013 22:27
Pubblicato Martedì, 03 Dicembre 2013 22:19
Scritto da Angelo Martino
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Allorché arrivò l’esercito francese del generale Championnet i patrioti napoletani avevano già occupato Castel Sant’Elmo.

Il Monitore Napoletano di Eleonora De Fonseca Pimentel, nel primo numero, scriveva:

“Siam liberi in fine, ed è giunto anche per noi il giorno, in cui possiam pronunciare i sacri nomi di libertà, e di uguaglianza […] Pochi intrepidi cittadini entrati per istratagemma ne’ giorni 19 e 20 , e racchiusi nel Castel S. Elmo, avevano giurato di seppellirsi sotto l’albero, ed assumendo la rappresentanza de’dispersi Patrioti, de’ quali le circostanze impedivano la riunione, avevano proclamata, e giurata la Repubblica Napoletana una ed indivisibile nella mattina del 21 gennaio, epoca d’allora in poi memorabile”.

Tra i fatti che comunica il suindicato brano del Monitore Napoletano, riveste una particolare rilevanza che la Repubblica sia stata proclamata primo dell’arrivo dei francesi nonché il fatto che i Patrioti occupanti Castel S. Elmo rappresentassero anche i “dispersi patrioti”, ovvero un’organizzazione strutturata di patrioti.

A tal riguardo il documento che si rivela importante è il “Progetto di decretazione presentato ai Patrioti napoletani e nazionali dal cittadino Giuseppe Logoteta nel dì di 22 gennaio 1799, nella piazza del Castel S. Eramo”.

Solo il “Giornale patriottico“ menziona tale importante Progetto che si rivolge non solo ai patrioti napoletani, ma a tutti i patrioti dell’ex Regno di Napoli.

Colui che presenta il Progetto il 22 gennaio è Giuseppe Logoteta ma il Progetto è stato redatto il giorno prima ossia il “giorno primo dell’anno primo della Libertà Napoletana”.

Infatti in calce allo stesso si legge: “Scritto nel Castel di S. Elmo il giorno primo dell’anno primo della Libertà Napoletana”, il 21 gennaio 1799.

Si nota il diverso luogo della presentazione e della redazione del giorno precedente.

Quindi ciò dimostra che i patrioti della Repubblica Napoletana avevano già prima dell’arrivo dei francesi delineato un’autonoma costituzione di intenti riguardo agli aspetti principali della nuova Repubblica, diversamente da quella che fu la genesi delle altre Repubbliche sorelle: la Cispadana, la Cisalpina e la Romana.

Gli undici articoli del Progetto contengono, in relazione ai primi due, la dichiarazione di decadenza di Ferdinando IV e la proclamazione della Repubblica, a cui seguono gli articoli dal terzo al sesto che trattano dei rapporti esterni della Repubblica Napoletana con le altre Repubbliche già presenti in Italia e con la Repubblica Francese.

Gli altri articoli affrontano tutti situazioni interne della Nuova Repubblica, con particolare riferimento alla distinzione tra le responsabilità dei misfatti dello Stato borbonico da quella dei tanti repubblicani napoletani che “da molti anni soffrono per l’ardente loro amore verso la libertà” ( art.7), al rilevante debito pubblico (art. 10) e alla redazione di una vera e propria costituzione ( art.12).

Il Progetto contiene anche riflessioni e considerazioni sulla oppressiva e tirannica realtà del Regno Borbonico, in relazione ai nuovi ideali di libertà ed uguaglianza di cui la Repubblica Napoletana si fa strenua promotrice.

Infatti si riferisce in qual modo furono “oppressi gli uomini dabbene, premiati gli scellerati, onorati i delatori e le spie, depauperato e immiserito uno Stato di sua natura ubertoso e felice”.

Sono espresse considerazioni anche sulla decadenza del Sovrano e sulla necessità da parte dei patrioti di proclamare la Repubblica quali promotori dei tempi nuovi fondati sul ritorno alla “libertà naturale” e sul voler “vivere in un governo democratico sulle basi della libertà ed uguaglianza”.

Tutto ciò fu scritto il 21 gennaio 1799, “il giorno primo dell’anno primo della Libertà Napoletana” dal primo gruppo di patrioti innamorati della libertà, e che già da allora volevano farne dono agli altri, intendendo altresì abolire per sempre la Monarchia.