Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Palma Campania ricorda Vincenzo Russo, Martire del 1799

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Palma Campania onora il suo concittadino Martire del 1799 Vincenzo (o Vincenzio) Russo, assassinato atrocemente, due volte nello stesso giorno, 19 novembre, unico esempio nella storia dell'Umanità, la prima come repubblicano liberaldemocratico e filosofo, in Piazza Mercato, la seconda come intrepido, coraggioso testimone della libertà di coscienza, al Ponte della Maddalena

Palma Campania è una nobile e operosa cittadina di 15 mila abitanti, oggi in Provincia di Napoli, fino al 1927 in Provincia di Terra di Lavoro, che confina tra gli altri paesi limitrofi anche con Nola, la patria del filosofo Giordano Bruno.

I due Martiri, Bruno e Russo, pur vissuti in epoche diverse, rivelano singolari vicinanze di destino, di vita, di riflessione, oltre ad essere conterranei (la madre di Russo, Mariangiola Visciano, figlia di un medico, Biagio, era di S.Paolo Belsito, oggi frazione di Nola, e la stessa Palma si chiamava fino al 1863 'di Nola').

A differenza di alcune cittadine meridionali, che onorano briganti assassini, sanfedisti, borbonici, che esaltano ed amano le tenebre disumane e sanguinarie della storia, Palma Campania onora invece la luce di libera intelligenza, di calda umanità, di alta dignità del suo concittadino più nobile e noto: Vincenzo Russo.

Fu teorico originale del pensiero repubblicano e  autore dei memorabili "Pensieri politici", uno dei classici del pensiero politico italiano ed europeo, noto per il suo ardore rinnovatore nel solco della Rivoluzione francese e dei suoi principi sia in Svizzera, patria di libertà, di repubblica, di federalismo, di austerità, dove fu esule perseguitato dai Borboni, sia  a Milano nella Repubblica Cisalpina, sia nella Repubblica Romana.

Infine nella sua e nostra Repubblica Napoletana, fu uomo di governo, di pensiero, amico e collaboratore di Eleonora de Fonseca Pimentel e del suo "Monitore", combattente e Martire a Piazza Mercato il 19 novembre 1799.

 

Palma Campania ha due belle lapidi dedicate a Russo: la prima solenne sulla facciata del Municipio, del 1889, in occasione del I centenario della Rivoluzione Francese, che dice:

"Uno/di mente di volere di opera/fu/VINCENZO RUSSO/che/attingendo l'uomo nella natura/sdegnoso d'oggi ipocrisia di forma/coi "Pensieri Politici"/disegnò nuovi ordini sociali/trovando l'umana felicità/nel "Governo Popolare"/per cui/esulò arringò combattè/preferendo l'odio alle carezze dei Borboni/e giovane a 29 anni/glorificando col Martirio/Libertà Scienza Virtù/morì strangolato dal boia/-Nato in Palma Campania il 1770/spento in Napoli il 1799-IL MUNICIPIO/1889".

Nelle essenziali parole c'è tutto Russo, ma altri aspetti importanti richiama la seconda lapide del 16 giugno (il giorno e il mese della nascita) 2007 sulla casa natale in fondo al silente, chiuso "Vico Russo" (a Lui intestato nel 1873) nel cuore storico della città, che sale verso l'area del Belvedere.

 

 

 

"In questa casa nacque/il 16 giugno 1770/VINCENZO RUSSO/Filosofo Patriota/Autore dei "Pensieri Politici"/Manifesto di Giustizia e di Eguaglianza/Rappresentante del Governo Provvisorio/della Repubblica Napoletana/nell'ora più alta del civile riscatto/contro il dispotismo monarchico/lottò per l'affermazione/ della Libertà del Popolo/ancor giovanissimo/sublimò la propria esistenza/all'amore per la Democrazia/subendo l'estremo sacrificio del patibolo/in Piazza del Mercato/ a Napoli il 19 novembre 1799-16 giugno 2007".

Palma Campania ha intestato anche una delle sue scuole a Vincenzo Russo: L'Istituto Comprensivo 2, che comprende la Scuola dell'Infanzia, la Scuola Primaria, la Scuola Secondaria di primo grado.

Il Comune con il suo assessorato alla Cultura, in collaborazione con la Pro-Loco Castello, gli Istituti Comprensivi "De Curtis" e "V. Russo", all'I.S.I.S."A. Rosmini", con le associazioni ARCI Con_Fusioni, Centro Sociale Anni d'Argento, Gruppo Archeologico Terra di Palma, il Laboratorio Teatrale Gulliver, con la partecipazione della Direzione Artistica del Premio Penisola Sorrentina, ha organizzato le "Giornate Russiane" nei giorni 16-19 novembre 2013 con una serie di iniziative tese a coinvolgere tutte le fasce della popolazione intorno alla sua memoria collettiva e civile più alta.

Nella mattinata di sabato 16 la scuola palmese ha ricordato Vincenzo Russo con la partecipazione degli alunni dell'Istituto Comprensivo De Curtis. Domenica 17 novembre nel pomeriggio vi sono stati la presentazione da parte dell'assessorato alla cultura del "Premio Vincenzo Russo" e il progetto "Parco Letterario" a cura del Gruppo Archeologico Terra di Palma; poi vi è stata la proiezione di un filmato "Ugo Pagliai legge Vincenzo Russo" con l'intervento del direttore artistico del "Premio Penisola Sorrentina" Mario Esposito; alla fine vi sono stati interventi musicali sulla tradizione musicale napoletana e teatrali sulla Rivoluzione Napoletana del 1799. Nella mattinata di lunedì 18 la scuola palmese ha tenuto un secondo ricordo di Vincenzo Russo con la partecipazione degli alunni dell'Istituto Comprensivo intestato proprio al Martire del 1799.

Infine martedì 19 nella mattinata vi è stato il terzo ricordo della scuola palmese di Russo curato questa volta dagli alunni del Liceo"Rosmini",  seguito dalla proiezione del film-documentario "I luoghi dell'utopia" di Pasquale Gerardo Santella e Pietro Damiano, con finale intervento del prof. Aniello Montano, ordinario di storia della filosofia all'Università di Salerno, studioso di Bruno.

Nel pomeriggio le "Giornate Russiane" si sono concluse con nuova proiezione del citato film-documentario. Tutte le iniziative di sono tenute nel Teatro Comunale di Palma Campania, sito in Via Municipio, 74.

Sia dato doveroso riconoscimento di rara sensibilità civile all'Amministrazione Comunale diretta dal sindaco Vincenzo Carbone, ai suoi assessori, ai consiglieri tutti, alle Scuole di ogni ordine e grado e alle Associazioni di Palma Campania, che hanno fatto vivere le singolari "Giornate Russiane", come faceva giustamente osservare l'assessore dott. Sabato Simonetti, cortesemente disponibile a dare informazioni e a proporre rapporti per le future iniziative.

L'unica libreria della cittadina aveva esaurito le copie di studi su Russo, per cui resta solo la Biblioteca Comunale locale per approfondimenti.

Vincenzio Russo fu l'unico Martire del 1799, e si crede nella storia del Martìri per fedeltà e testimonianze intellettuali e politiche dell'Umanità, ad essere stato assassinato brutalmente due volte: la prima di giorno impiccato a Piazza Mercato per motivi politici, come tutti gli altri Martiri della memorabile Repubblica Napoletana del 1799, la seconda volta di notte col cadavere già martirizzato, sepolto o gettato (essendo di notte) presso il Sebeto al Ponte della Maddalena per motivi filosofici, come libero pensatore, che si era rifiutato per coraggiosi motivi di sincerità e di non ipocrisia di fare penitenza e di baciare sul palco della morte il labaro cristiano cattolico vaticano, come fecero gli altri Martiri, che ebbero sepoltura in Chiese, cappelle, sacelli.

Nell'infame regime borbonico, era costume barbaro quello di dare sostanzialmente in pasto ad animali randagi o alle acque del Sebeto e del mare, seppellendoli nei pressi o gettandoli dal Ponte della Maddalena, i corpi di assassini e di eretici ed ebrei, indegnamente accomunati.

Raccontano il giorno e la notte del 19 novembre 1799 le cronache riportate da Mariano D'Ayala nel suo prezioso profilo biografico di Vincenzo Russo nell'opera monumentale di  655 pagine " Vite degli Italiani benemeriti della Libertà e della Patria uccisi dal carnefice" (edita a cura dei figli nel 1883, presso l'editore Bocca, Torino, ripresa dal prof. Giulio De Martino nell'appendice della ristampa dei "Pensieri Politici" di Russo, Procaccini editore, Napoli, giugno 1999, pp. 295-303 e da Giustino Fortunato "I Napoletani del 1799" del 1900. Cronaca ripresa anche da Antonella Orefice nel suo bel libro "La Penna e la Spada", Napoli, 2009, pp. 187-188).

Le fonti riportavano la indicazione dei padri Bianchi, che accompagnavano i condannati, di Russo come eretico impenitente (come Bruno), quindi da trasportare di notte cadavere impiccato al Ponte della Maddalena.

Racconta il "Cronista di San Paolo" riportato da Fortunato e ripreso dalla Orefice:

"Vincenzo Russo non volle affatto confessarsi, per quanto si fossero affaticati i padri assistenti, sempre dicendo che non era convinto e persuaso della verità della nostra santa religione cattolica, che il nostro intelletto è libero, e che egli non voleva fare una 'mascherata' fingendo di essere convertito, compunto e contrito.

Andò con molta disinvoltura alla forca, senza voler mai sentire i padri che non lo lasciarono fino all'ultimo, ponendo in pratica ogni mezzo: salì con coraggio e spirito la scala e nell'atto che il boia lo legava per gittarlo, non volle mai baciare il crocifisso, ossia il gonfalone, dicendo sempre che moriva contento per la Libertà e gridò ad alta voce "Viva la Libertà, viva la Repubblica, muoio contento per la Liber....Il padre assistente replicò ad alta voce "Viva Iddio, viva il re, e così gridò tutto il gran popolo spettatore di questa funesta tragedia.

Il cadavere fu al solito subito poi tolto (poichè si erano verificati casi di sacrilegio dei corpi lasciati esposti dei Martiri e di cannibalismo) e portato in chiesa per non fare bisbigli nel popolo già funestato; ma poi la notte fu portato al Ponte della Maddalena con le torce di pece."

Quel tragico, crudele, disumano corteo nella notte fonda dei padri incappucciati con le torce di pece nera, colore delle anime borboniche, che trasporta il sacro corpo morto di Russo già brutalizzato dal boia di Piazza Mercato per essere gettato  dal Ponte della Maddalena, resta indelebile nella Memoria a livello semplicemente umano, e costituisce un ulteriore capitolo confermativo dell'imperdonabilità del volto storico nero della Napoli sanfedista, lazzaronesca, borbonica del 1799 e dei suoi alleati.

Come si spera sempre nell'onore di memoria della Repubblica Italiana verso i Martiri repubblicani del pronao del Carmine (Cirillo, Pagano, Carafa,  il vescovo Natale), ci si augura che Palma Campania onori con una statua nella sua piazza più importante Vincenzo Russo, come ha fatto Nola con Bruno e Grumo Nevano con Cirillo, e ponga un ricordo marmoreo almeno al Ponte della Maddalena, dove andrebbe innalzato un grande monumento a Russo, come per Bruno a Roma, con annuale solenne momento ufficiale di memoria repubblicana liberaldemocratica, non solo napoletana e meridionale, ma Italiana, europea, mondiale, anche per porre fine, almeno per le nuove generazioni, all'era della "Virtù menata al patibolo" nel 1799, ed alle sue conseguenze storiche, ancora tragicamente ed amaramente operanti, diffuse, egemoni.

Ha detto efficacemente il nostro grande Benedetto Croce:  "Gli sforzi e le sventure e l'indomita volontà degli uomini del '99 sono alte memorie nazionali, che conviene sempre tener vive negli animi." (in "La Critica", n.30, 1932, p.220.)

 

Convegni

Eleonora Pimentel Fonseca a Napoli

La Salerno Editrice è lieta di invitarvi alla prima presentazione del volume Eleonora Pimentel Fonseca. L'eroina della Repubblica Napoletana del 1799, di Antonella Orefice, pubblicato nella collana "Profili".

L'evento si terrà a Napoli all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano sito in Via Monte di Dio, 14, il giorno

16 Ottobre 2019 alle ore 17:30

Interverranno con l'autrice il presidente dell'I.I.S.F. Massimiliano Marotta, il prof. Luigi Mascilli Migliorini dell'Università di Napoli "l'Orientale", la prof.ssa Renata De Lorenzo dell' Università "Federico II" e il prof. Davide Grossi, ricercatore dell'Istituto Italiano Studi Storici.

 

 

 

 

 

 

 

Eleonora Pimentel Fonseca, la nuova biografia di Antonella Orefice

A dieci anni dalla pubblicazione de “La Penna e la Spada” la cui monografia “Eleonora de Fonseca Pimentel. Il mistero della tomba scomparsa” ha avuto nel tempo ben cinque diverse edizioni, la Casa Editrice Salerno pubblica una nuova biografia sulla protagonista femminile della Repubblica Napoletana del 1799 nel 220 anniversario della sua morte.

L’opera “Eleonora Pimentel Fonseca” è stata curata da Antonella Orefice che da anni si occupa e pubblica lavori di ricerca relativi a quel periodo.

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