Num. 23 - 27 aprile 1799

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PRIMODI’ I. FIORILE ANNO VII. DELLA LIBERTA’;

 

I. DELLA REPUBBLICA NAPOLETANA UNA, ED INDIVISIBILE

 

(SABATO 20. APRILE 1799)

 

Num. 23

 

La disposizione di ritirare la Truppa francese in un campo, aveva somministrato pretesto a taluni malevoli, ed allarmisti di disseminare varj timori, e voci ingiuriose alla realtà, e magnanimità francese, ed alla sicurezza e libertà del Popolo; quindi il General Macdonald martedì scrisse alla Commission esecutiva una lettera, ch'essa si affrettò di pubblicare mercordì mattina, nel modo che siegue.

 

Napoli 4. Fiorile, anno 7. Repubblicano.

 

LA COMMISSIONE ESECUTIVA

AL POPOLO NAPOLETANO.

 

Cittadini

 

«La Commissione Esecutiva si fa premura di communicarvi la lettera, che il Generale in Capo le ha in punto trasmessa. La gran Nazione, che ha fondata la nostra Repubblica, le garentisce la sua libertà a fronte di chiunque ardisse di attentarne alla indipendenza. Si dissipino dunque i timori dagli animi de' pacifici Cittadini. I vili, ed infami satelliti della tirannia si agitano invano: essi non giungeran più a spaventarci. La tirannia è sparita per sempre dal suolo della libertà, né vi porrà più il piede. N mostri, che la esercitavano, altra salute non rimane nella loro disperazione, che di liberar della loro presenza anche il suolo, che ad essi ha servito di asilo nella precipitosa, e vergognosa lor fuga; ed aumenteranno ben tosto il numero de' Capeti vagabondi, e de' miserabili, e disperati emigrati.

«Il Governo, i ComandantI della Truppa della Repubblica, tutt'i bravi, e coraggiosi Patrioti vegliano alla sicurezza pubblica. La Repubblica è stabilita, ed altro non resta ai suoi nemici, che il livore, la disperazione, e la morte.

«La seguente lettera del Generale in Capo vi contesta le assicurazioni, che vi diamo.

 

Libertà - Eguaglianza - A rinata di Napoli - Repubblica Francese - Al Quartier Generale di Napoli li 3. Fiorile, anno 7. della Repubblica Francese, una ed indivisibile - MACDONALD General in Capo dell'A rinata di Napoli - Alla Commissione Esecutiva della Repubblica Napoletana.

Cittadini, ]'Armata va ad accamparsi a Caserta: Il desiderio di alleviare gli abitanti di Napoli dal peso di alloggiare gli Uffiziali nelle loro rispettive case, e la necessità di consolidare e mantenere la disciplina ne' nostri battaglioni, mi avea da lungo tempo fatto determinare a prendere un tal partito.

Colà io veglierò, siccome ho quì praticato, alla sicurezza esterna ed interna della vostra Repubblica; né mai ombra di timore v'ingombri a questo riguardo. Proseguite i vostri travagli: Fate che l'ordine e la regolarità regni in tutte le parti del l'amministrazione dello Stato. Siate giusti; ma siate energici: l'una cosa è tanto necessaria quanto l'altra. Dite alla Commissione incaricata della formazione delle Leggi, che dal suo canto si affretti all'opera per quanto più può: nulla deve interrompere, né turbare le sue legislative meditazioni; e rammentatele che l'esistenza d'una Nazione non incomincia veramente, che dal momento in ella è costituita. Dite alla Guardia Nazionale, ch'io riposo sulla sua vigilanza, e sul suo zelo: dite alle truppe di linea che io conto sul loro valore, e finalmente dite a tutti i Cittadini della Città di Napoli, ch'io conto sul loro attaccamento, e la loro sommissione alle leggi.

Noi abbiamo arrecata la Libertà al Popolo Napoletano: questa riposa sulla nostra garanzia. Guai a' Realisti, agli Anarchisti, e a tutti i malevoli che osassero di volergliela rapire. L'Armata Francese è qui vicina, ed all'istante comparirà come un lampo, ch'è seguito dal fulmine. Invigili dunque ciascuno sulla pubblica tranquillità; e che tutti i patrioti stiano uniti fra loro.

Voi in ogni 24. ore mi darete conto dello stato della Città di Napoli, Salute, e fratellanza. Segnato MACDONALD.

Indi nello stesso mercordì mattina, il detto Generale accompagnato dal Comandante, e dallo stato maggiore della nostra Guardia Nazionale, tutti a cavallo, passò rivista generale a detta Guardia, alla Truppa di linea, e di marina, che cominciano ad organizzarsi; poscia si condusse nella sala delle sedute della Commission esecutiva, ed ]vi in presenza del Popolo accorsovi, pronunciò a' Membri della Commissione, ed al sudetto Generale e stato Maggiore della Guardia Nazionale il seguente discorso.

Cittadini. Ho passato In rivista la Guardia Nazionale, e mi compiaccio, ch'essa è numerosa, e sufficiente a contenere non solo i mal'intenzionati ch'esser potessero in questa Comune, ma quelli benanche di ogni altro luogo. Organizzata che sarà tutta, potrà ben essa affrontare ogni estero nemico. Ho fatto somministrare già sei mila fucili; e ne farò dare degli altri, e di più quattro cannoni per lo servigio della medesima. Essa colle bandiere avrà i suoi quartieri nel Castello Novo, ed in quelli dell'Ovo, e del Carmine. Farà il servigio nella maniera, che ho già indicata al Governo. Passo a manifestarvi i motivi, che mi han determinato ad accampar le truppe. In primo luogo ho voluto alleviare gli abitanti di questa Comune dal gravoso peso degli alloggi; indi ho voluto ritirare le truppe, sparse in piccole partite in diversi luoghi, e concentrar tutte le forze in un Campo, e dar il comodo a voi da stabilire la vostra propria forza, ch'è quella, che deve garantire la vostra libertà, ed indipendenza. La stagione favorevole può inoltre indurre il nemico a fare uno sbarco sul territorio, o di questa Repubblica, o della Romana; dal campo sarò meglio a portata di accorrere alla difesa di tutti i punti. Lascio però una forte guarnigione nel Castel S. Eramo, un battaglione per lo servizio nella Città, e formerò vari piccioli campi in distanza di cinque in sei miglia dalla medesima per sua difesa. L’armata francese sarà distribuita in colonne mobili per accorrere ovunque potrà nascere insurgenza. I segnali sono stabiliti. Se accaderà disturbo nella Città, ad un colpo di cannone, che tirerà il Castel S. Eramo, voi mi vedrete in men d'un'ora alla vostra difesa. L’armata, a guisa di un lampo comparirà colla velocità del fulmine per iscagliarsi contro i mal'intenzionati, ed i realisti. Io sarò spesso fra di voi; visiterò i Forti, i posti, e la Guardia Nazionale, e qualche volta farò batter la generale per osservar la vigilanza della medesima. Voi siete liberi, la forza, e la vostra saviezza vi garantiscono l'indipendenza.

 

Il Presidente della Cammissione Esecutiva ha risposto.

 

Cittadino Generale. La libertà del Popolo Napoletano è Opera della Gran Nazione. Sotto gli auspicj della medesima, e colla fortuna di esser Voi al comando dell'Armata di Napoli, essa non può più vacillare. Voi ce la garantite, ed il Popolo Napoletano colla sua energia saprà conservarsela, e mostrarsi degno di averla meritata. Possan I lumi spargersi generalmente da pertutto, e tutti i popoli esser felici.

In conseguenza degli ordini dati dal Generale giovedì il giorno un distaccamento 'della guardia civica prese la consegna del castello dell'uovo; un'altro la prese jeri mattina di quello del Carmine. Fin da Lunedì giunse qui richiamata la divisione Schipani con lui stesso alla testa.

Gl' insurgenti del Dipartimento del Sele son comandati da un tale Sciarpa già birro; egli ha il suo, così detto quartiere in Campestrino; là nell'alto di una montagna ha legato un gran campanone, indi a determinate distanze l'una dall'altra, varie altre campane minori, e così ad un sol tratto riunisce le sue bande; se la malignità ha in lui aguzzato l'ingegno, la virtù ha fatto lo stesso alle Comuni da lui minacciate; le Guardie Nazionali di tutte, così particolarmente ispirate ed istruite da que' buoni Padri Missionarj, detti volgarmente Giuranisti hanno pur esse i loro mezzi di comunicativa, e si riuniscono all'istante al soccorso reciproco. Lo stesso mercordì mattina alcuni Cittadini di Muro portarono la felice nuova, che lo scellerato Sciarpa si era affacciato alla Comune del Tito; tosto spedì ella l'avviso alle sue consocie Muro, Ruvo, Santosele, Labella; Sciarpa dette il sacco al Tito, e stava dividendo la preda; giunse la forza delle Comuni consocie, batté l'infame masnada, ne uccise 300., rese la roba a' Cittadini del Tito; e stava tuttavia inseguendo il ribaldo per sopra le sue montagne.

Giovedì notte è partita per Salerno gran forza francese, ed una partita de' nostri ad oggetto di reprimere quei di Cetara, i quali, siccome marittimi, fatti forti dell'appoggio degl'inglesi vari infestando quelle contrade, e commettono non poche insolenze..

E un pezzo, che il Cardinal Mostro ognun intende il Cardinal Ruffo, creatosi di propria autorità Papa, si fa chiamar Urbano IX. il nostro buon Arcivescovo con pia e cristiana pastorale fulminò subito contra lui l'anatema; sua non Santità si affacciò per una oblazione de' fedeli, a Rossano, cioè per darli il sacco. La fedelissima, e veramente devota comune rese cento per uno tiri di fucile a sua Santità, e fece man bassa su' suoi sgherri santissimi.

Si è quì aperto non picciol numero di società patriottiche: lo stesso Commissario Organizzatore Abrial ne ha date loro le istruzioni, e le regole: tutte devono corrispondere colla società centrale; questa si apri giovedì sera in Mont'Oliveto sotto il titolo degli amici della legge.

 

Commissione legislativa.

 

Domenica 2. Fiorile la Commissione si è occupata di una legge per assicurare la pronta rimessa delle Carte del Governo al Dipartimenti ; si chiuse da poi in Comitato segreto per esaminare varj messaggi della Commissione Esecutiva. Nell'indomani lunedì ricevé sanzionate dal Commissario organizzatore e la suddetta legge, e l'altra precedente pel rendimento de' conti.

 

LA COMMISSIONE LEGISLATIVA.

 

Napoli 30. Germile anno 7. Repubblicano.

 

Considerando quanto rilevi per frenare in uno stesso tempo l'avidità degli Amministratori del denaro pubblico, e la facilità di calunniare coloro, che amministrano le fortune della Nazione, il far rendere conto esatto dell'amministrazione del pubblico denaro:

Considerando, che in ogni legittima forma di società esistono leggi, le quali di tal rendimento di conti fanno una precisa necessità:

Considerando, che questa necessità è ancora più urgente nel cominciare di una Repubblica, per meglio formare la pubblica opinione, e 'l costume.

 

Decreta.

 

1. Che si debbano rendere i conti da tutti coloro, che hanno amministrate rendite pubbliche, o che per ragione del loro incarico, o per qualunque altra hanno ricevuto denaro pubblico.

2. Che si cominci dal farsi rendere i conti da coloro, che hanno amministrato, o ricevuto denaro pubblico dall'entrata de' Francesi nella Città di Napoli.

3. Che tutti coloro i quali hanno da questa entrata in poi ricevuto, ed amministrato denaro pubblico, debbano presentare ad una Commissione, che si destinerà per rivedere i conti, un prospetto documentato di esiti, e d'introiti fra dodici giorni dalla pubblicazione di questa legge, altrimenti saranno considerati, e puniti, come dilapidatori della fortuna pubblica.

4. La Commissione per rivedere i conti, sarà di tre Membri, i quali si sceglieranno un Segretario, e due Razionali.

5. I conti discussi saranno pubblicati colle stampe.

6. Prima di essere pubblicati i conti, saranno presentati dalla Commissione suddetta, alla Commissione Esecutiva, la quale trovando dilapidazioni, frodi, o altri eccessi, ne rimetterà il giudizio ai Tribunali competenti.

7. La presente legge sarà pubblicata colle stampe.

 

PAGANO Presid. - RUSSO Segr

 

Il Commissario del Governo Francese approva; e poiché la Commissione Esecutiva, la quale dovrebbe nominare i Commissarj per ricevere i conti, si trova principalmente composta di membri dell'antico Governo Provvisorio, che dovrebbero trovarsi sottoposti alla contabilità di cui si tratta, il Commissario del Governo Francese nomina per ricevere, ed esaminare i conti, i Cittadini Domenico Toro, Giuseppe Rinaldi, e Michelangelo Bozza -Napoli a 2. Fiorile an. 7. - ABRIAL.

 

Per copia conforme - RUSSO Segr

 

La Commissione Esecutiva decreta, che la presente legge sia stampata, ed eseguita, munita del suggello della Repubblica.

 

Per la Commissione Esecutiva.

 

CARCANI (FERD.) Seg. Gen.

 

Napoli 2. Fiorile Anno 7. Repubblicano

 

COMMISSIONE LEGISLATIVA.

 

Considerando, che una delle cagioni, per le quali manca fra la Centrale ed i Dipartimenti la corrispondenza sì necessaria all'unità, ed alla rapidità delle operazioni, si è l'ignoranza, in cui sono i Dipartimenti delle operazioni del Governo.

 

Considerando, che l'essere subito informato delle Leggi, e delle misure del Governo, contribuisce molto, così ad evitare i disordini, ed a non fare invecchiare i mali, e gli abusi, come a far sentire più d'appresso la vigilanza, e la presenza vigorosa del Governo, decreta:

 

1. Che si prenderanno subito i mezzi più energici, ed opportuni, affinché in ogni settimana tutte le Leggi, ed altre carte di pubblica Sanzione pervengano a ciascun Commissario di Dipartimento in tante copie, quante sono le Municipalità del Dipartimento, e le altre Autorità ivi costituite.

 

2. I Commissarj del Dipartimento faranno pervenire le copie alle Municipalità, ed alle altre Autorità costituite per mezzo dei Commissarj di Cantone.

 

3. Tutti coloro, che in questa Centrale, e nei Dipartimenti verranno incaricati della esecuzione di questa Legge, mancando al pronto adempimento del dovere imposto loro da essa, saranno sul fatto privati d'impiego, e resteranno strettamente responsabili di ogni disordine accaduto per lo ritardato arrivo delle Leggi, e di altre carte di pubblica Sanzione.

 

4. La Commissione Esecutiva prenderà le più pronte, ed efficaci misure, perché non siano trattenute nella Posta le carte pubbliche, le quali si spediscono nei Dipartimenti.

 

5. La Commissione Esecutiva resta incaricata della promulgazione, e pronta esecuzione di questa Legge.

 

CIRILLO Presid. per PAGANO.

RUSSO Segn

 

Approvata dal Commiss. del Gov. Franc. - ABRIAL.

Per copia conforme - RUSSO Segr.

La Commissione Esecutiva decreta, che la presente Legge sia stampata, ed eseguita, munita del Suggello della Repubblica.

Per la Comm. Esec. - CARCANI (FERD.) Segr. Gen. Il Citt. Russo, membro, e Segretario di essa Commissione Legislativa, ha data fin da martedì la sua dimissione.

 

Lettera di Giuseppe Logoteta alla Citt. Fonseca Pimentel.

 

Mia cara Cittadina, ed Amica.

 

Ho letto nel vostro Monitore, e nel foglio di Marcilly la notizia, che gl'Inglesi per favorire Carolina, e sostenere fra di noi il di loro favorito sistema dispotico, cercavano di procurare in Costantinopoli robe appestate per introdur fra noi questo flagello micidiale.

Voi, e Marcilly non sapete tutte le risorse della tirannide, e perciò vi siete inorriditi amendue.

Ma io, che so un poco quali sien le risorse de' re, che ho sempre abborrito, voglio raccontarvi un Aneddoto, che forse è ignoto nel mondo.

La peste di Messina, e di Reggio fu introdotta a bella posta per impedire i Tedeschi di entrare in questo paese; giacché i re di Spagna, e di Francia erano allora due tiranni, che sostenevano un altro loro compagno, non mica inferiore ad essi in delitti. La Deputazione della salute di Messina composta di satelliti del tiranno, lasciò ad arte introdurre la peste In quella Città, e sotto varj pretesti la fece ben dilatare, in modo che il contagio passò nella Calabria, ove durò molto tempo. Nel 1746. accortisine i Reggitani, (che non sogliono essere tanto dolci di sale per non conoscere le tiranniche trame) tumultuarono, e diedero di mano alle loro armi. Imperciocché osservarono, che il Governatore Ferri (di sempre infame, ed abominevole ricordanza) faceva artifiziosamente ripullulare la peste, introducendo ne' luoghi spurgati persone e robe infette. Li Reggitani armati tutti, corsero in massa per ammazzarlo; ma sia per la mala condotta de' capi, o per qualche imprevista cagione, non vi fu altro che alcuni colpi di schioppo, e pochi morti e feriti. Il Ferri nascostosi in un fienile, come Acton, e Mack han fatto a' tempi nostri, si salvò. La cosa finì all'uso tirannico. Pochi popolari furono assassinati legalmente, ed i nobili sempre veri amici de' re furono dopo poco tempo indultati.

Ferri si regolava colle istruzioni segrete, che un altro mostro, chiamato Maoni, ch'era allora Vicario Generale delle Calabrie, gli avea mandato. Era in quel tempo Comandante della Piazza di Reggio il Colonnel. Giuseppe Burgati qu. Giovanni di Valenza del Po, uomo virtuoso, e vero amico dell'uomo. Or non sapendo egli, che il Ferri agiva in questo modo per ordine di Maoni, ed ignaro essendo di un così inumano mistero, cominciò egli stesso a far eseguire lo spurgo, e fra pochi giorni la peste finì. Questa operazione, che in un paese libero lo avrebbe ricolmo di gloria, che in Atene avrebbe meritato una statua, ed un luogo per pranzare vita durante nel Pritaneo, fu la fatale cagione della rovina di un tanto Eroe. Ferri scrive l'accaduto a Maoni, questo ne dà parte a Carlo, e costui, al quale gl'infami adulatori anni sono, vollero, ma impotentemente, dar il nome di Grande, lo fa rinchiudere nel Castello ignominiosamente, e dove dopo pochi giorni per l'acerbo dolore terminò i giorni suoi. I Reggini lo sepellirono nella Cattedrale magnificamente, e dopo aver bagnato di calde lacrime di riconoscenza il suo cadavere li posero una iscrizione, che attestava la, di loro eterna riconoscenza. Questa era nelle mie carte, che all'insigne Lafragola piacque derubarmi nella terza persecuzione, che alcuni schiavi de' re mi fecero sofferire, ed ho tutto il dispiacere di non poterla perciò dar al pubblico .

Salute a Voi, ed a tutti i buoni Cittadini.

 

Anno VII. Repub. 4. Fiorile. Logoteta.

 

A quanto quì racconta il dotto ex Rappresentante, vero modello de' buoni Cittadini, possiam aggiungere, che l'altra peste sofferta nella fine del secolo passato in Messina, fu pur dono di Marianna d'Austria, allora tutrice di suo figlio Carlo II. dopo che Messina sollevatasi contra la tirannia spagnuola, e postasi sotto la protezione della Francia, fu, prima favorita e protetta, indi venduta e sacrificata alla stessa Spagna dai Cardinale, che regolava il gabinetto di Francia, e quindi univa insieme tutte le perfidie di un gabinetto di Re, e di un gabinetto di Preti. Che un simile dono dalla politica Spagnuola ebbe Napoli, nella terribile peste, che la desolò dopo la famosa sollevazione di Masaniello: e il gran Gabinetto d'Inghilterra, e il gran Ministro Pitt, che stan ora mercanteggiando la peste, avevano nel principio della Coalizione fatto il gran progetto di affamar la Francia; perché figlio delle speculazioni dei gran gabinetti, di gran Ministri del gran Re, è il gran terno peste, fame, guerra.

 

ISTRUZIONE.

 

REP. Rom. L'Istituto nazionale per adempire alla legge, che gli prescriveva di formar un piano distinto di scuole superiori, e scuole primarie, ed aprire ciascun anno in ciascuna delle due classi un concorso, pubblicandone il soggetto, e ricevendo poscia ed esaminando le memorie de' concorrenti, per aggiudicare, e proclamare i premj, ciascuno di 500 miriagrammi ha annunciato i seguenti argomenti.

 

CLASSE DI MATEMATICHE, E FISICA.

 

Comporre per la prima età, e per uso dell'uno, e l'altro sesso due libretti elementari, uno cioè il quale nel modo più semplice, e palpabile insegni i primi rudimenti di Aritmetica, e i modi più facili, e spediti di eseguire i computi che più spesso occorrono nel commercio sociale; e l'altro che in vantaggio principalmente de'maschi, presenti nell'ordine più adattato alla capacità de'primi anni le più necessarie nozioni di Geometria, e di Meccanica applicate alle arti.

 

CLASSE DI FILOSOFIA, E BELLE LETTERE.

 

Comporre per uso delle scuole primarie della Rep. e perché possano essere scelti per insegnare sopra di essi a leggere i fanciulli si dell'uno che dell'altro sesso, uno o più libretti, i quali sieno principalmente indirizzati a formar loro di concerto lo spirito e il cuore, ed a sviluppar in essi i preziosi germi delle virtù morali, e repubblicane.

Il premio per l'uno, o per l'altro argomento sarà di 500 miriagrammi, o sia di scudi 215. - Tutti potranno concorrervi eccettuati i membri dell'Istituto .

Genova. Istituto nazionale 24. Ventoso. Il Citt. Massucco ha esposto quanto saria conveniente, che le nostre colline, e montagne, che non sono suscettibili di coltura fruttifera, o frugifera fossero piantate di alberi selvatici, che servirebbero a molti oggetti, e se non altro per uso di legna, di cui scarseggia molto questa Comune di Genova, e il doppio littorale della Liguria.

15. Germile. Sison lette tre memorie. La 1. del Citt. Marrè sulla lingua italiana, che fu giustamente applaudita. La 2. del Citt. Rell, sulle massime, che convengono a un popolo libero. La 3. del Citt. Tagliafico sopra un Teatro nazionale disegnato pel locale di S. Domenico. L'Istituto ha deliberato, che questa memoria sarebbe rimessa al Direttorio Esecutivo per incoraggiarlo ad eseguire il piano del Citt. Tagliafico. La seduta fu chiusa colla presentazione di un Campione in argent plaqué lavorato in Genova da due benemeriti Cittadini, che tentano di levare alla nimica Inghilterra questo ramo d'industria.

Nella Prussia si è trovato il modo di cavar lo zucchero da certe rape giallastre; 32 libbre di queste danno due libbre circa di zucchero; Il Re ha esibito all'inventore 100 m. talleri per il segreto; ma egli non gli ha accettati, e desidera solo godere per 10. anni del privilegio esclusivo, e di un quadrato di 280 tese, col quale pretende poter somministrare a tutta la Monarchia sufficiente quantità di tale prodotto .

Il Dott. Van Marum ha scoperto, e provato molte volte con successo un mezzo semplicissimo di purificare l'aria delle sale d'Assemblea, degli spettacoli, e degli spedali. Consiste nel sospendere al palco una lampada fatta come quelle d'Argan, alla quale si adatta un tubo, che passa al di fuori del tetto, e che si guarnisce di un ventilatore.

Il Dott. Van. Marum nella sua prima sperienza riempì il suo laboratorio, ch'è spazioso, di fumo di frasche. Pochi minuti dopo, che la lampada fu accesa, tutto il fumo spari, e l'aria dell'interno si trovò perfettamente purificata.

L'Astronomo Lalande scrive. Il Cittadino Vidal, dilettante d'Astronomia a Mirepoir, ha osservata Venere intorno al disco solare: ha veduto Mercurio a un mezzo grado del sole: egli ha osservato quest'anno 141 volte il detto pianeta, tanto difficile a vedersi, che il gran Copernico mori senza aver avuta questa consolazione. Il Cittad. Vidal ha fatte egli solo più osservazioni, che tutti insieme gli Astronomi dell'Universo. Un bellissimo Cielo, de' buonissimi strumenti, una vista acuta, un ardente zelo: ecco qualità rare, ma preziose per l'astronomia.

 

Li 27. Nevoso (16 Gennaj o) vi fu un'occultazione di Giove, cagionata dal passaggio della Luna su quel Pianeta. Questo curioso fenomeno principiò a due ore della mattina, e finì a due ore e 50 minuti. La vista naturale bastava per osservarlo. La parte oscura della Luna passò la prima sopra Giove.

 

NOTIZIE DI GUERRA.

 

Sciaffusa 27. Marzo. Da motti giorni si è aperto teatro di una sanguinosa guerra fra il Lago di Costanza e il Danubio Superiore. Si era digià saputo che gli Austriaci avevano distrutto a colpi di cannone il ponte stabilito da' Francesi presso Mainingen; che i Francesi dopo aver passato il Reno, erano penetrati fino alle porte di Feldkirck, ove s'impadronirono di due Ridotti; ma dovettero abbandonarli, stante un rinforzo giunto al nemico. - Sappiamo ora che l'Armata di Giordano marciando per riunirsi a quella di Massena tra Sciaffusa e Bregenz, ed il Principe Carlo avutone avviso, distaccò dalla sua armata 16. compagnie di cavalleria, e colla guida di un Sargente Francese disertore, si oppose non solo alla marcia de' Francesi, ma nel di 20. dette loro battaglia, obbligandoli a retrocedere: il conflitto fu sanguinosissimo: tuttisi batterono coi maggior coraggio, e con scambievole fortuna: il cannoneggiamento si sentiva nelle nostre vicinanze, e da qualche collinasi osservavano i movimenti delle armate: qui si stette in timore continuo, vedendo giungere sempre de' feriti. La battaglia terminò sul far della sera. I Francesi ricevuti de' rinforzi, attaccarono a vicenda gli Austriaci il di 24. tra Lingen, e Hizingen; la battaglia fu sanguinosa come in prima; ma gli Austriaci dovettero cedere il campo, e venendo respinti fino al di là di Engen, e di Stockak. IJArciduca Carlo corse pericolo di esser fatto prigioniero dagli Ussari Francesi, se non veniva liberato da' suoi. Una parte dell'Armata Repubblicana è attualmente appoggiata al Lago di Costanza presso Zell; l'ala sinistra va fino a Meringen; il Quartier Generale è a Gassingen, e il Generale Ferino è tra Engen e Stockak. - Il Quartier Generale di Massena è stato trasportato nel Rehintal; e si dice che i Francesi sieno penetrati nel Voralberg, e che Feldckirk con molti magazzini sia in loro potere. - Abbiamo pure, che un considerabile rinforzo proveniente dall'Armata di Bernadotte abbia passato il Reno presso Brissach .

Gli avvisi di Ancona portano la reddizione di Corfù a russo-turchi! La guarnigione, composta di 900. uomini ha capitolato per mancanza di viveri: è insorta subito lite fra' due alleati per l'occupazione de' forti, l'hanno superata i Russi .

 

Le ultime notizie di Milano avean portata la conferma dei gran vantaggi riportati da Moreau, che l'armata lo aveva eletto generai in capo, ch'egli non voleva accettare, senza che ne venisse la nomina dal Direttorio, ma Scherer si era dimesso. Jeri si è diffusa la notizia, che le armate francesi abbian avuto in tutti i punti compiuta vittoria sopra tutte le armate austriache, al Danubio, nel Tirolo, ed in Italia, coi triplice perfetto trionfo di Jourdan, Massena, e Moreau. Si attende di sì gran notizia il ragguaglio officiale, che daremo nel foglio di questa sera, che dobbiamo a' nostri associati in ultima soddisfazione del passato trimestre.

 

Alla Cittadina Eleonora Fonseca Pimentel.

 

Cittadina.

 

La notizia a voi comunicata, che io sia stato impiegato nel geloso uffizio della Posta non è vera. Sono ascritto alla Guardia Nazionale, ma nella classe de' Contribuenti. Salute e Fratellanza.

 

Il Cittad. Arcangiolo Sanseverino.

 

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