Quando i tiranni Borbone uccidevano i giovani che amavano la Repubblica

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Il Pantheon dei Martiri della LibertàNel testo “I martiri della libertà italiana dal 1794 al 1848” l’autore Atto Vannucci scrive: “I primi martiri della libertà italiana nell’età moderna si incontrano a Napoli” ed il volume prende avvio proprio con il ricordo di Emanuele De Deo , di Vincenzo Vitaliani e di Vincenzo Galiani, primi martiri della libertà.

Negli anni precedenti le vicende della gloriosa Repubblica Napoletana del 1799, precisamente negli anni che vanno dal 1792 al 1794, vi furono le prime “congiure giacobine” da parte di un gruppo di democratici napoletani le quali portarono all’impiccagione di tre giovani e di ben trentadue condannati a pene dure da scontare nelle terribili carceri di Ischia, Tremiti, Pantelleria, Favignana, Lipari ed Elba.

I condannati a morte furono Emanuele De Deo, Vincenzo Vitaliani e Vincenzo Galiani tutti poco più che ventenni e rei di Stato per aver aderito al club di patrioti per la Repubblica  “ROMO”( Repubblica o Morte). Riguardo l’ideologia di questo gruppo di patrioti del 1794 vi sono opinioni discordanti da parte degli storici del periodo.

Vincenzo Cuoco nel suo Saggio li definisce “ alcuni giovani entusiasti , che, ripieni la testa delle nuove teorie , leggevano ne’ fogli periodici gli avvenimenti della Rivoluzione francese , e ne parlavano tra loro o , ciocché val molto meno, ne parlavano alle loro innamorate ed ai loro parrucchieri”.

In effetti Vincenzo Cuoco afferma che il loro era stato solo un delitto di opinioni. Alla stessa conclusione giungevano autori quali Gaetano Rodinò e Pietro Colletta.

Il primo nei suoi “Racconti storici “ afferma , concordemente con Vincenzo Cuoco , che si trattava di giovani i quali avevano fatte proprie le teorie di Rousseau e del “Libro dei diritti e doveri dei cittadini “ di Mably , ravvisando solo ingenuità di comportamenti legati alle idealità tipiche di giovani.

Anche Pietro Colletta scrive di “ giovanotti , ardenti di amore di patria , inesperti del mondo…avversi alle malvagità…e perciò non altre colpe che voti , discorsi e speranze.”

Il Colletta conclude: “Questa era la congiura per la quale i tre morivano, molti andavano a dure pene…”

Nel testo di Tommaso Pedio “ Massoni e giacobini nel Regno di Napoli” è contenuto “ Il Fatto Fiscale per lo scoprimento della congiura dei Giacobini accaduta a’ 21 marzo del passato anno 1794” che ci fornisce un quadro più ampio ed articolato delle vicende storiche che portarono alla condanna a morte dei tre giovani, primi martiri della Repubblica . Ciò che emerge dallo studio di  Pedio è che non si trattava di un club esiguo, ma di un gruppo consistente di ben quattrocentotrenta congiurati di ogni estrazione sociale, professori, nobili ed intellettuali come Ettore Carafa, Carlo Lauberg ed Annibale Giordano, ma anche artigiani come i fratelli Vincenzo e Andrea Vitaliani.

I patrioti napoletani, secondo lo studio riportato da Pedio, avevano iniziato a fare proselitismo tra il “ popolo basso”, diffondendo “nel popolo al mercato, al molo ed altrove, delle doglianze contro il governo”.

Il “Fatto Fiscale” riporta l’interrogatorio di Giuseppe Cappellieri , il quale confessa che , per propagandare le idee di democrazia repubblicana, libertà ed uguaglianza, “andava egli continuamente al Mercato per seminare nel popolo  tali idee”.

Quali erano esattamente queste nuove idee mirate ad abbattere l’antico regime a Napoli?

I saggi politici di Mario Pagano, i principi della Costituzione francese del 1793 riguardo alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo, l’affermazione del principio di uguaglianza secondo l’insegnamento del grande filosofo John Locke, ma soprattutto quei principi di libertà ed uguaglianza che ritroviamo nelle opere di Gianbattista Vico, di Antonio Genovesi e di Gaetano Filangieri, i grandi intellettuali napoletani che avevano indicato i tempi nuovi per far sì che “tra ricchi e poveri, e tra Nobili e Ignobili si frapponesse l’Uguaglianza”.

Tra la rivoluzione americana del 1776 e quella francese del 1789 si colloca ”La scienza della legislazione” di Gaetano Filangieri che accendeva i cuori dei patrioti repubblicani e non solo in quanto essa, nel decennio che precedette la rivoluzione francese, diventò un “best seller “ con cinque edizioni pubblicate prima a Napoli, Firenze e Milano e poi in tutta Europa.

A tali idee di società giusta ed equa così ben comunicate dall’ opera di Gaetano Filangieri si ispiravano i patrioti del club Repubblica o Morte che erano riusciti a diffondere le loro idee parzialmente anche nella Marina.

Per sconfiggere i patrioti il Re Borbone istituì una Giunta d’Inquisizione guidata da Luigi De Medici, reggente della Vicaria, a cui era stata rivelata l’esistenza di un’organizzazione che mirava a rovesciare il trono da parte di Donato Frongillo, uno di coloro che era stato avvicinato imprudentemente da Vincenzo Vitaliani.

Arrestato , Vitaliani confessò e fece  i nomi degli altri principali organizzatori della congiura, tra cui Emanuele De Deo e Vincenzo Galiani, i quali furono scelti a caso sia perché furono i più esposti, sia per dare un duro esempio.

Gli atti del processo furono distrutti dai Borbone affinché niente rimanesse di quel sogno di libertà, di uguaglianza e di democrazia repubblicana che aveva animato dal 1792 al 1794 i primi martiri della Repubblica.

I tre giovani repubblicani furono difesi dal celebre avvocato Mario Pagano, ma il verdetto di morte per impiccagione già era stato deciso. Di Emanuele De Deo ci rimane il ricordo di una sua struggente lettera al fratello.

 

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