Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Napoleone Bonaparte: la ritirata glaciale e la cavalleria napoletana

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Russia, 5 dicembre 1812, la grande Armée si ritira. La spedizione in Russia di Napoleone Bonaparte si sta concludendo tragicamente: la Beresina era stata attraversata pochi giorni prima. All’Imperatore giungono cattive notizie anche dalla Francia.

Il 23 ottobre a Parigi era stato tentato un colpo di Stato dal generale Malet, con l’aiuto di elementi monarchici ed alcuni bonapartisti che volevano Napoleone destituito.

Il colpo di Stato si basava su una falsa notizia: la presunta morte di Napoleone avvenuta il 7 ottobre a Mosca. Questo avrebbe comportato, secondo i golpisti, la fine dell’Impero e la costituzione di un nuovo governo. Ma l’arguzia del colonnello Doucet aveva impedito il successo della cospirazione. Leggendo i falsi ordini presentati dal Malet, aveva trovato delle anormalità tali da insospettirlo. Effettuato un controllo, aveva scoperto la verità. Il generale viene arrestato insieme a molti dei congiurati; processato, finisce fucilato il 29 ottobre.

Napoleone viene informato con un rapporto edulcorato, cosa che non gli impedisce di infuriarsi.

L’avvenimento dimostra che a Parigi la polizia era rimasta completamente all’oscuro del complotto, e lo stesso Ministro dell’interno Pasquier era stato arrestato dai congiurati. Il tutto era  aggravato dal fatto che il generale Malet, già alcuni anni prima, aveva cospirato e per questo avrebbe dovuto essere un controllato speciale.

Napoleone teme per l’incolumità dell’Imperatrice e del figlio e pensa di rientrare a Parigi. Non ha più alcuna fiducia nei propri funzionari che si sono dimostrati così poco efficienti. Vuole inoltre rendersi conto personalmente della situazione politica, e rafforzare la sua posizione di Capo dello Stato, fortemente intaccata dalle notizie delle recenti sconfitte militari.

Nel tardo pomeriggio del 5 dicembre si trova a Smorgon: convoca il Capo di Stato Maggiore Berthier prima, poi tutti i suoi Marescialli. Fa leggere il XXIX bollettino, appena stilato, in cui si parla per la prima volta di ritirata, dovuta esclusivamente alla inclemenza del clima, e comunica la decisione di partire immediatamente per Parigi.

 

In Francia intende organizzare un nuovo esercito di 300.000 uomini per continuare la guerra. In sua assenza il comando dell’Armée verrà assunto dal cognato Gioacchino Murat.

La partenza doveva essere tenuta segreta il più a lungo possibile: avrebbe viaggiato in incognito sotto falso nome. Lo accompagnano tra gli altri, il Ministro Daru, il Maresciallo Duroc, l’Aiutante di Campo Generale Mouton conte di Lobau, i due segretari, un cartografo ed il chirurgo Yvan, oltre ad un interprete polacco. Sarà un piccolo convoglio composto da tre carrozze e due carri per rendere più veloce l’andatura.

Alle dieci di sera del 5 dicembre Napoleone parte in direzione di Vilna in Lituania. La scorta è affidata a due squadroni della cavalleria della Guardia, uno di cacciatori ed uno di lancieri polacchi al comando rispettivamente del generale Lefèbvre-Desnouettes e del colonnello Stoikowshy.

A Vilna, intanto, nei giorni precedenti, era stato formato un corpo speciale al comando del generale Gratien, con il compito di andare incontro alla grande Armée in ritirata per proteggerne la marcia. Ne faceva parte anche una brigata di cavalleria napoletana, due squadroni del reggimento Veliti a cavallo e tre della Guardia d’onore, al comando del generale Florestano Pepe.

Il corpo si era accampato nel pomeriggio del 5 nel villaggio di Ochmjana, che si trovava sulla strada proveniente da Smorgon. Nella zona vi sono delle avanguardie russe. Intorno alle sei della sera un reggimento di Ussari ed uno di Cosacchi, con l’appoggio di due pezzi d’artiglieria, attaccano il villaggio. Data l’oscurità, si deduce che le truppe accampate siano degli sbandati.

I Russi, sorpresi, prima dal fuoco intenso di un battaglione del 113° di linea francese, ma composto di Toscani, poi dalla cavalleria napoletana che li affronta con vigore, si sganciano allontanandosi velocemente nei boschi. Intorno alla mezzanotte l’Imperatore viene ricevuto dal generale Gratien che lo informa dell’attacco subito.

Napoleone è preoccupato ed indeciso se ripartire subito o attendere l’alba, teme che i Russi possano aver bloccato la strada per Vilna. Sarebbe opportuno inviare delle pattuglie e perlustrare il percorso, ma considerando le pessime condizioni delle strade, quanto tempo impiegheranno? Dopo averne discusso con Gratien ed il suo Stato Maggiore, decide di rischiare: partirà subito.

La scorta è decimata, rimangono solamente 15 francesi e 36 polacchi, il freddo è già stato fatale per molti. Li sostituirà la brigata napoletana. Al momento della partenza, sono le due del mattino, gli squadroni con l’eccezione di una compagnia, che fungerà da avanguardia, circondano la carrozza. Fieri dell’alto compito affidato, hanno indossato la grande uniforme senza mantello, come prescrive il regolamento sulle scorte d’onore.

Il colonnello Lucio Caracciolo Duca di Roccaromana comanda i veliti, mentre il colonnello Ferdinando Sambiase principe di Campana è alla testa delle Guardie d’onore. I cavalieri avanzano al trotto con grande difficoltà, in alcuni tratti la strada è ricoperta da uno spesso strato di neve che rallenta notevolmente la marcia e mette a dura prova sia gli uomini sia i cavalli; il freddo è glaciale, la temperatura raggiunge i 20 gradi sotto zero.

Da Ochmjana a Vilna sono circa 40 Km. Sono otto ore di viaggio tremendo che assottigliano ad ogni chilometro il contingente napoletano. Le prime vittime sono i cavalli che, sfiancati, stramazzano sulla neve. I cavalieri appiedati sono abbandonati a loro stessi. A ciò si deve l’alto numero di uomini, 101 Veliti e 162 Guardie d’Onore, che verranno fatti prigionieri dai Russi.

I morti per il freddo ammontano a 43, la maggior parte di quelli che giungono a Vilna presentano segni di assideramento. Gli squadroni Napoletani sconfitti dal freddo glaciale e rimasti quasi senza cavalli, non sono più in grado di scortare l’Imperatore e sono costretti a restare a Vilna.

Napoleone riparte alla volta di Varsavia, dove giungerà il 10. Il 14 è a Dresda. La sera del 18 torna finalmente a Parigi, dopo un viaggio di 2240 Km.

 

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