Aiglon, l'erede di Napoleone tra storia e mistero

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Il 4 novembre 1824, il figlio ventiduenne dell'imperatore Francesco I, Francesco Carlo d'Asburgo (1802-1878) sposava la bavarese Sofia (1805-1872).

La Corte attese invano per due anni i segni di una gravidanza. Il vecchio imperatore già mostrava l'irritazione di un nonno frustrato, e dietro le spalle del pigro sposo ci si cominciava a domandare se non si fosse preteso troppo da lui.

Tra il 1826 ed il '27 Sofia abortì due volte. Francesco Carlo rimaneva imperturbabile, la giovane sposa si dava tormento, mentre l'anziano imperatore già pensava con angoscia alla fine della dinastia.

Francesco I non immaginava che proprio quell'erede atteso con tanta impazienza - e che cinque anni dopo sarebbe finalmente arrivato - avrebbe, non solo governato l'impero per 68 anni, ma trascinato nella sua tomba la monarchia degli Asburgo, mettendo fine alla vecchia Austria ed alla vecchia Europa.

Napoleone era morto a Sant'Elena nel 1821 e la ex imperatrice, Maria Luisa, già dal 1815, l'aveva subito sostituito con il conte Neipperg che, prima era stato il suo sorvegliante, poi amante e infine marito.

Il figlio avuto da Napoleone, soprannominato "Aiglon" (l'aquilotto), e designato dal padre come erede al trono col nome di Napoleone II,  a partire dai 13 anni  era rimasto custodito a Vienna dai nonni materni, che gli cambiarono il nome in Francesco Giuseppe Carlo (diminutivo "Franzchen") e gli diedero il titolo di duca di Reichstadt.

 

Aiglon, "militarmente" custodito da Metternich, era un bambino amorevole, intelligente, vivace e gentile, e molto protetto dal nonno, pur essendo estraneo alla successione.

Molti degli ex generali bonapartisti scrivevano a Vienna per poterlo vedere, ma Metternich bloccò tutto ed eresse attorno al fanciullo un muro impenetrabile a parenti, estimatori e militari.

Tra gli ufficiali austriaci c'erano non pochi che avevano combattuto per Napoleone, anzi, erano perfino orgogliosi di essere stati al suo fianco, compreso chi lo aveva tradito.

Un giorno, nel corso di una festa, Aiglon incontrò uno di loro;  non potendo costui evitare di essere annunciato al suo ingresso nel salone, gli andò incontro e s'inchinò davanti con grande ossequio, ma anche con qualche apprensione.

Era Marmont, il maresciallo che a Waterloo aveva consegnato il sesto corpo d'armata al nemico.

Ciononostante il giovane porse la mano al traditore e lo invitò a dialogare.

Parlarono per tutto il tempo delle gloriose imprese di Napoleone Bonaparte.

Da quella sera Aiglon invitò Marmont al castello ben diciassette volte con l'intento di sapere tutto di suo padre, e il maresciallo non gli parlò d'altro che di battaglie vinte.

Aiglon era orgoglioso d'esser figlio dell'Imperatore Napoleone, e questo comportò una notevole disperazione in Metternich nel notare che il ragazzo non cresceva come un arciduca austriaco.

Sofia, quando era giunta a Vienna, aveva poco più di 18 anni. A corte trovò questo ragazzino che aveva già tredici anni, e lei che a malincuore stava dando un addio agli anni dell'adolescenza, trovava più gradevole lasciarli trascorrere in compagnia di "Franzchen", come lo chiamava, che aveva per lei una vera e propria devozione, e che nel crescere  si faceva sempre più affezionato e galante.

E mentre Sofia viveva le delusioni delle maternità mancate ed era oggetto nello Stato, a Corte e in famiglia, di pettegolezzi e scortesie che l'irritavano - il giovane Aiglon  le donava ogni giorno un mazzo di fiori  per lenire la sua evidente malinconia. Ai fiori seguirono i baci e gli abbracci ed un affetto crescente.

E così Sofia, mentre viveva le sue delusioni, si sentiva almeno desiderata e adorata da lui.

Passeggiavano insieme nel parco di Schonbrunn, leggevano poesie, ascoltavano musica, andavano  a teatro, ai concerti e alle feste dove lui ballava sempre con lei, e ridevano e si entusiasmavano per quelle cose che piacevano ad entrambi.

A 18 anni, con la sua uniforme da sottotenente, Aiglon era bello e attraente, come del resto lo era lei, amabile e corteggiata da numerosi spasimanti, tutti pronti a consolare la giovane sposa afflitta dalla malinconia e dall'incuria del marito.

Da un legame così forte non potevano non scaturire pettegolezzi. Lui diventava ogni giorno più bello, ma anche più pallido, e i  maligni non si risparmiarono nel commentare che l'eccessiva inclinazione amorosa per la bella arciduchessa, stava recando conseguenze inesorabili sulla sua fibra già predisposta alla consunzione, e che gli ardenti amplessi di quella donna sarebbero stati per lui fatali.

Ma, pur essendo felice con Aiglon, Sofia era angustiata dalla non maternità.

Angosciata dalle pressioni di corte, malvolentieri si lasciò convincere dai medici di andare prima a Bad a fare i bagni ferruginosi, e poi a Ischl per quelli salini. Immancabile la compagnia del giovane compagno.

I bagni salini fecero il miracolo. Così fu ironicamente commentata la tanto sospirata gravidanza di Sofia.

Nove mesi dopo, il 18 agosto 1830, la casa degli Asburgo ebbe finalmente il suo erede, il "Principe del sale": Francesco Giuseppe Carlo. Erano gli stessi nomi ricevuti da "Franzchen" Aiglon, il Re di Roma.

La legame tra Sofia e Aiglon si rafforzò dopo la nascita di "Franzi". Dopo qualche mese Sofia rimase di nuovo incinta, e il 6 luglio 1832 diede alla luce il suo secondo figlio, Ferdinando Massimiliano (che andrà poi incontro al suo tragico destino - fucilato in Messico).

Sofia aveva realizzato in pieno il sogno della maternità, ma il suo giovane amore era destinato a spegnersi.

Un mese dopo la nascita di Massimiliano, il 22 luglio 1832, consumato dalla tisi Aiglon morì.

Fu sepolto nella Cripta dei Cappuccini, accanto al "nonno" Francesco I, e vicino ai due fu poi inumata nel 1847 la madre Maria Luisa.


 

 

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