Imagines Italicae: una silloge di iscrizioni dell’Italia preromana

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E’ stata pubblicata dall’Istituto di Studi Classici, Scuola di Studi Avanzati, dell’Università di Londra l’importante opera del prof. Michael Crawford, in collaborazione con altri suoi colleghi, intitolata Imagines Italicae.

Si tratta di 3 volumi di ampio formato, di 1659 pagine, in carta lucida e con copertina nera telata. L’importante pubblicazione costituisce, con intenti di completezza, “un corpus di iscrizioni italiche”, cioè relativo a popolazioni dell’Italia centro-meridionale in età preromana.

Poiché tra i popoli italici ci sono anche i Sanniti, la pubblicazione annovera anche i documenti rivenuti nella mia terra, cioè il Molise.

I volumi di Imagines Italicae sono scritti in inglese e ogni iscrizione è catalogata tenendo conto dei suoi diversi aspetti: dai testi di riferimento all’oggetto su cui si trova l’iscrizione, dalla data a cui essa rimonta  all’ultima sua collocazione, dall’autopsia dell’epigrafe alla sua scoperta con contesto archeologico e storia dell’oggetto, dall’aspetto epigrafico al testo con apparato critico, dalla interpretazione alla bibliografia. Delle iscrizioni spesso è riportata una fotografia e ogni tanto un disegno.

 

Per lungo tempo il testo di riferimento per le iscrizioni italiche è stato il manuale Handbuch der Italischen Dialekte di E. Vetter, pubblicato a Vienna nel 1953. Poi a complemento di esso sono stati editi nel 1979 a Pisa i Nuovi documenti italici di P. Poccetti. E’ stata pubblicata successivamente nel 2002 a Heidelberg la raccolta di H. Rix intitolata Sabellische Texte.

E infine nel 2012 sono stati presentati a Londra i volumi di Imagines Italicae. La silloge del Crawford si distingue da quelle precedenti perché è di proporzioni molto più vaste, si presenta in modo organico, è più ricca di dati e per la prima volta presenta anche immagini per molte epigrafi. Si tratta di un’ editio maior, tra l’altro aggiornata, delle iscrizioni italiche.

Il Vol. I, dopo la prefazione, l’introduzione e le norme relative all’uso del corpus, riporta  le iscrizioni relative agli Umbri, ai Sabini, ai Piceni, ai Vestini, ai Marrucini, ai Pretuzi, ai Peligni, ai Marsi, agli Hernici, a una parte della Campania (Capua, Calatia, Atella, Cuma, Falerno, Teano Sidicino, Trebula Balliensis, Alife, Phistelia, ecc.) e a qualche aspetto del Lazio. In questo volume, come negli altri, sono state anche riportate le iscrizioni su monete.

Il Vol. II, che è il più ricco di pagine, tratta anzitutto delle iscrizioni di un’altra parte della Campania (Pompei, Stabia, Sorrento, Nola, Abella, Nocera e Salerno), nonché delle epigrafi relative ai Volsci e alle popolazioni sannite, cioè ai Caudini, agli Hirpini, ai Pentri, ai Carricini, e ai Frentani. Il libro include anche le epigrafi di Teano Apulo (Daunia), di Venosa e Forentum (Apulia).

In questo volume ampio spazio, da p. 977 a p. 1246,  viene dato alle epigrafi dei Pentri (Venafro, Isernia, Boiano, Sepino, Trivento e Fagifulae). Sotto il titolo di Trivento (Terventum) vengono riportate le iscrizioni di Pietrabbondante, Vastogirardi, Schiavi d’Abruzzo, Carovilli, Capracotta e Agnone. Ampio spazio viene dato alla Tavola di Agnone e vengono studiate le altre iscrizioni rinvenute nel territorio di questo Comune. Quindi sono riportate le epigrafi, di cui anch’io ho trattato nel libro Le iscrizioni osche di Agnone e Capracotta, edito nell’ottobre 2011.

Infine Il Vol. III, che è un po’ meno voluminoso rispetto ai libri precedenti, annovera le iscrizioni rinvenute nella Lucania, nel territorio dei Bruzi (Calabria) e in una parte della Sicilia. Questo volume, alla fine è corredato da un’Appendice dei nomi osci nelle iscrizioni greche, dalle “Concordances”, dall’ Indice dei nomi propri, dall’Indice del divino e del mitico, dall’Indice di termini istituzionali e dall’Indice delle parole.

Sono particolarmente onorato di avere collaborato, per quanto riguarda l’area dell’Alto Molise, anche se modestamente, con il prof. Crawford nella realizzazione di Imagines Italicae. Ricordo che ebbi il mio primo incontro con lui a Marangoni in agro agnonese il 14 aprile 2002. In quella occasione egli mi chiese informazioni sulla Tavola di Agnone.

Ho vivo nel ricordo la scia di collaboratori e studenti che lo seguiva in quella occasione. Non dimentico neanche lo stupore di Crawford e dei suoi accompagnatori quando, in un’altra circostanza, Agnone li accolse con una imprevista nevicata. La mia collaborazione con lui è continuata sino ai nostri giorni ed è durata più di un decennio.

Sono grato al prof. Crawford di avermi manifestato, tra altri studiosi, (vol. I p. XVI) il suo riconoscimento per l’aiuto che gli ho dato. Lo ringrazio anche di avermi fatto pervenire in omaggio, tramite  Sarah Mayhew da parte dell’Istituto degli Studi Classici dell’Università di Londra, i 3 volumi di Imagines Italicae. Gli sono anche riconoscente per l’invito che mi è stato fatto di partecipare alla loro presentazione, che ha avuto luogo nel Senato accademico dell’Università di Londra.

I volumi di Imagines Italicae saranno d’ora in poi particolarmente utili per gli studiosi del mondo antico. E’ bene anche ricordare l’importanza che per gli studi epigrafici ha avuto in passato l’opera The Italic Dialects (1897) di R. S. Conway, un grande studioso inglese.

Ad oltre un secolo di distanza un altro studioso del Regno Unito, M. Crawford, a guida di un équipe di ricercatori d’Oltre Manica, ha pubblicato un’opera, che aggiorna e completa anche quella del Conway ed evidenzia il risveglio della Gran Bretagna per gli studi del mondo antico.

Anche se la pubblicazione Imagines Italicae, come ogni umano lavoro, soprattutto a causa della sua mole, non sarà immune – come il prof Crawford ha già scritto in data 26 novembre 2011 a me ad altri suoi collaboratori Italiani – di qualche raro sopravvissuto difetto, essa costituisce, senza alcun dubbio, una tappa importante per gli studi epigrafici dell’Italia preromana. Come si sa, lo studio delle epigrafi è una strada fondamentale da percorrere per la conoscenza della storia del mondo antico

Noi Italiani non possiamo non essere grati al prof. M. Crawford e ai suoi colleghi W. M. Broadhead, J. P. T. Clackson, F. Santangelo, S. Thompson, M. Watmough, nonché a E. Bissa e G. Bodard di avere dedicato tanto tempo e tanta competenza per portate a termine il vasto corpus delle iscrizioni italiche.

Non si può non essere riconoscenti nei confronti di questi illustri studiosi inglesi per l’amore manifestato verso la nostra cara terra italiana, così ricca di testimonianze storiche ed epigrafiche, anche inerenti ad un lontano  passato, com’è quello italico.

 

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