Il primo anno del Nuovo Monitore Napoletano

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“ Se adempirete ai vostri doveri  con zelo, vedrete tutto prosperar intorno a voi.  Sarà mai necessario  ricordarvi, che voi sarete responsabili al Governo delle vostre funzioni, al Popolo delle sue disgrazie, e alla posterità della corruzione delle generazioni future? No, certamente. Il Repubblicano non si lascia guidare dal timore del gastigo, o dalla vergogna. Egli non vede, che la felicità della sua Patria: il dolore il più sensibile per lui, sarebbe la rimembranza di non poterle giovare; ed il sentimento de' servigi che le ha reso, è la sola ricompensa, ch'egli ambisse delle sue fatiche”. (Il Monitore Napoletano -  N. 13 / 16 maggio 1799)

E’ trascorso un anno da quando il 5 dicembre del 2012 presentammo il Nuovo Monitore Napoletano all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.

Eravamo partiti in tre o quattro, ben consapevoli di quanto potesse essere ardua l’impresa.

 

Non si trattava di rifondare un gazzettino qualunque, ma il Monitore Napoletano, il più antico giornale d’Italia, quello intriso del sangue degli eroi del 1799, e di riscattarlo dai tanti indegni tentativi di imitazione passati e presenti, e non solo.

Con il riscatto del giornale di Eleonora de Fonseca Pimentel, andava ricordata la storia di quel momento così tanto glorioso quanto oscurato di Napoli e di quello che fu il regno delle due Sicilie.

Nel giro di pochi mesi  è lievitato un entusiasmo impensabile, i nostri collaboratori si sono moltiplicati permettendoci di pubblicare non solo articoli di rilevante spessore culturale, ma di far riemergere fatti e protagonisti di quel 1799 così scomodo da ricordare.

Alla luce dei movimenti separatisti che stanno cercando di gettare fango su quanto i patrioti del 1799 fecero per riscattare non il Sud, ma tutta l’Italia dalle monarchie dispotiche (e questo solo per squallide manovre politiche), noi oggi, consapevolmente, siamo una voce fuori dal coro.

Crediamo nell’Italia, ci sentiamo Italiani, così come si sentirono nel 1799 i patrioti che fecero la Repubblica Napoletana, sull’esempio delle altre Repubbliche sorelle.

Far riemergere il ricordo di quelle vite  stroncate per mano dei monarchici, e nel nostro caso dei Borbone, non torna utile a quanti vogliono fare di costoro il simbolo di un Sud ricco, forte e generoso. E’ vietato ricordare il monarca assassino e la sua stirpe di inetti. Lui è stato un grande, l’orgoglio del Sud!

Ma forse costoro non sanno che  nulla si costruisce sull’altrui sofferenza tantomeno sui falsi storici.

Noi siamo qui a vendicare quegli oppressi, quelle vite spezzate solo perché colpevoli di lungimiranza. Li tiriamo fuori dall’oblio affinchè ancora le loro grida possano giungere a chi non le ha mai conosciute o, meglio, a chi ancora cerca di soffocarle.

Il Nuovo Monitore Napoletano oggi  rappresenta la loro voce e in un anno è  divenuto un punto di riferimento per gli appassionati di storia, ricercatori di verità e giustizia.

Riceviamo tante mail da parte dei discendenti di quegli eroi che fecero la Repubblica Napoletana, quando ci è possibile offriamo loro informazioni e riceviamo spesso importanti contributi di notizie per valorizzare la memoria di quei protagonisti.

Abbiamo pubblicato ritratti e biografie inedite, offrendo notevoli  spunti di riflessione.  Abbiamo, insomma, ottenuto risultati pressoché insperati che ora, nel tracciare il bilancio di un anno, non possono che renderci pienamente soddisfatti del nostro lavoro.

Come direttore del giornale ho assorbito ed assorbirò su di me tensioni e critiche di fazioni opposte, ma mi scivolano addosso perché non sono nulla rispetto alla riconoscenza dei più che sempre arma la mia penna di passione e tanta voglia di proseguire senza accusare fatica.

Dopo un anno di grandi soddisfazioni, tenacemente, rinnovo il mio impegno.

Sono  infinitamente grata alla schiera dei miei collaboratori che non hanno mai mancato di impegnarsi ed a tutti i nostri lettori che hanno manifestato il loro apprezzamento.

Lunga vita a questo nostro antico, quanto Nuovo Monitore Napoletano. Luce sulla damnatio memoriae.

 

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