La ricerca della bellezza da Nerone a S. Benedetto

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C’è stato un lungo periodo della mia vita durante il quale mi recavo ogni anno a Fiuggi  per cure termali e tutte le volte che ci andavo immancabilmente dovevo recarmi a Subiaco.

L’alta Valle dell’Aniene, con i suoi monasteri  del Sacro Speco e di  S. Scolastica, mi aveva tanto colpito la prima volta che l’avevo vista che era diventata per me un’ esigenza doverla rivedere.

Ormai ero stato così preso dalla bellezza e dalla spiritualità del luogo che mi sentivo in qualche modo come in pellegrinaggio verso di esso.

La vocazione contemplativa,  di cui Dio ha munito la mia anima,  mi porta subito a sintonizzarmi con quei luoghi di alta bellezza  paesaggistica, dove Egli ha folgorato per dare un assaggio del suo infinito splendore.

A Subiaco il Sacro Speco con la sua valle, chiamato dal Petrarca limen Paradisi, ovvero la “soglia del Paradiso”, è infatti uno di quei luoghi magici, da dove si ha la sensazione di entrare in un’altra realtà, dai connotati altamente estetici e religiosi.

E’ veramente singolare il fatto che l’alta valle dell’Aniene per la sua  bellezza sia stata scelta sia da Nerone, che vi costruì la sua villa, sia da S. Benedetto, che vi fondò i suoi monasteri.

 

Mi sono talvolta chiesto se, a causa di questa loro  comune scelta,  tra l’imperatore Nerone, ricordato negativamente, come violento, dai posteri ma oggi in parte rivalutato, e Benedetto, invece santificato, potesse esserci qualcosa che li unisse.

Sono convinto che ad accomunarli sia stata la bellezza del luogo.

Il territorio dell’Aniene era ben conosciuto dagli imperatori romani perché da esso partivano alcuni acquedotti che rifornivano Roma.

Nerone in qualche sua visita fatta in quest’area dovette rimanere affascinato dal tratto della valle dell’Aniene sito tra i monti Teleo e Francolano, per cui decise di costruirvi la sua villa.

Questa scelta, a mio avviso, denotava una particolare sensibilità estetica del giovanissimo imperatore.

Tra l’altro i primi anni del suo impero, durante i quali fu costruita la villa, vengono ricordati come improntati a saggezza e clemenza, contrariamente alla brutalità che più di una volta egli mostrò successivamente per conservare il potere.

Non bisogna quindi sottovalutare nella personalità del poliedrico e imprevedibile imperatore il suo amore per la bellezza, testimoniato dal suo attaccamento alla Grecia e all’Egitto e alle sue pretese di essere un vero artista, che lo portarono a esibirsi anche in pubblico come poeta e musico.

Anche la costruzione della Domus Aurea a Roma è una prova del suo amore per l’arte.

Se si vuol fare un confronto tra il  luogo sugli Altipiani di Arcinazzo, probabilmente scelto dall’imperatore Traiano per costruire la sua villa, e quello preferito da Nerone, si può chiaramente notare come quest’ultimo fosse più esigente da un punto di vista estetico.

Nerone rese certamente più bella l’alta valle dell’Aniene, quando la fece sbarrare  con dighe e creò tre laghi, i cosiddetti Simbruina stagna, sulle cui rive costruì padiglioni forse riecheggianti la cultura e l’arte egizie.

Se è così, egli voleva in qualche modo fare dell’Aniene un piccolo Nilo.

Quando poco meno di cinque secoli dopo  Benedetto, abbandonata la corrotta Roma, si mise  in cerca di un luogo, ove nell’isolamento e nella meraviglia della natura  ritrovare la dignità di una nuova vita, fatta di bellezza, di pace, di amore e di preghiera, non poté non rimanere incantato di fronte alla scoperta di questo tratto della Valle dell’Aniene, il cui straordinario paesaggio  era stato ulteriormente abbellito dai laghi e dalle costruzioni neroniani.

Fu così preso dalla bellezza di quel luogo che all’inizio trascorse un periodo di eremitaggio negli anfratti dello Speco,  ma poi pensò di realizzare in quella valle, con la fondazione di dodici monasteri, la più radicale e straordinaria esperienza cristiana cenobitica di fraternità e di contemplazione.

Per venti anni restò nel primo monastero da lui fondato, quello di S. Clemente, utilizzando un padiglione della villa di Nerone,  ingioiellato di colonne e sito a specchio d’acqua presso il Ponte Marmoreus.

Per questa splendida sistemazione  forse il Santo si sentì in qualche modo grato verso l’imperatore romano, anche se era considerato un persecutore dei Cristiani.

La nuova vita di Benedetto e dei suoi monaci doveva essere ordinata da una regola, quella scandita dall’ ora et labora, alla quale poi il Santo, quando fu costretto ad abbandonare Subiaco, diede  a Montecassino la sua definitiva attuazione, che fu di esempio per tutto il mondo occidentale.

Oggi a Subiaco i laghi neroniani sono ormai scomparsi. Della villa di Nerone, che doveva essere costituita da 75 ettari, sono stati sinora individuati  5 nuclei, secondo lo studio fatto su di essa da F. Di Matteo, dai quali dovrebbe partire una seria indagine archeologica.

Le parti marmoree e scultoree della villa sono state nei secoli prese e riutilizzate. Ritroviamo alcune di esse in altre costruzioni o conservate in modi diversi.

Si è a conoscenza che per la costruzione del chiostro cosmatesco di S. Scolastica e della chiesa superiore del Sacro Speco vennero utilizzati colonne e altri marmi della villa neroniana.

Da essa proviene anche la nota statua di efebo, conservata  a Roma nel Museo Nazionale Romano.

Il monastero del Sacro Speco e il monastero di S. Scolastica, un tempo dedicato a S. Silvestro,  oggi sono da considerarsi come siti di grande  importanza religiosa e storica, da dovere accuratamente salvaguardare e visitare.

Subiaco per il suo illustre passato è degna di essere protetta per quanto riguarda il paesaggio, l’archeologia e le sacre costruzioni monastiche.

Si potevano effettuare più accurati interventi nei pressi della facciata di S. Scolastica, per un maggiore rispetto del  protocenobio.

Sarebbe bene fare altre indagini archeologiche inerenti alla villa neroniana con un museo su di essa, che potrebbe raccogliere i documenti già ritrovati e quelli di eventuali scavi.

Ma oltre all’archeologia antica è necessario non dimenticare l’archeologia altomedievale, che potrebbe essere incentrata sui siti degli undici monasteri benedettini  scomparsi.

Non bisognerebbe nemmeno escludere la possibilità di ricostruire in futuro  almeno uno dei laghi neroniani, che renderebbe, come lo era un tempo,  ancora più suggestivo il luogo.

Tutte le volte che ritorno al Sacro Speco si risveglia in me la  letizia contemplativa a contatto con la bellezza e la spiritualità dell’ambiente in cui esso si trova.

Penso a come  la valle dell’Aniene poteva essere con i laghi neroniani: il fascino della natura e dell’acqua avranno reso il sito incantevole.

Immagino le rare venute dell’imperatore Nerone nella sua villa per ritrovare la salute o un po’ di tranquillità, lontano dai faticosi e inquieti impegni romani.

Immagino poi Benedetto solitario negli anfratti dello Speco in ricerca di pace e di perfezione o dal monastero di  S. Clemente intento a contemplare le rive scoscese dell’Aniene, che si rispecchiavano nell’acqua dei laghi.

Mi pare di vedere le tante persone, spesso importanti come i papi,  che durante la storia sono venute in questo luogo attratti dall’esperienza benedettina.

Talvolta  mi figuro addirittura di essere su una piccola barca al centro di un lago neroniano, tra alte e scoscese rive, ricche di vegetazione: avrei forse avuto la sensazione di ritrovarmi fuori dal mondo in un sito celestiale.

Mi sento così in qualche modo in contatto spirituale sia con Nerone che con Benedetto, stregato come loro dalla bellezza del luogo, partecipe come loro di una incantevole esperienza della natura.

Ma mentre Nerone si limitava al mondano piacere di quella bellezza, Benedetto, come me, scorgeva più profondamente  in essa la soglia al di là della quale si trovava il volto del Creatore. Infatti nel cuore della Valle santa dell’Aniene l’anima pacificata e gioiosa, indulgendo all’estasi,  non può non aprirsi  all’incontro con Dio.

 

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