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Anne Frank, il ritratto intimo e le deportazioni dimenticate

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La vicenda umanissima di Annelies Marie Frank, detta Anne, l’ebrea tedesca divenuta un simbolo della Shoah per il toccante diario clandestino scritto nell’alloggio segreto di Amsterdam dove si nascondeva assieme alla famiglia per sfuggire alle SS naziste, non smette di commuovere e di stupire.

E ancora oggi emergono particolari inediti sulla sua esistenza, spezzatasi ad appena quindici anni nel Lager di Bergen-Belsen, dove morì nel marzo 1945 di tifo esantematico, assieme alla sorella Margot, tre settimane prima dell’arrivo delle truppe alleate.

Da dove veniva Anne Frank? La storia della sua famiglia, colta e cosmopolita, è stata ricostruita in I Frank (Einaudi, pp. 406, euro 17.50) da un’autrice tedesca, Mirjam Pressler, che in passato aveva già tradotto il celebre Diario della ragazza.

La Pressler ha potuto analizzare l’archivio di Helene Frank, sorella di Otto Frank, padre di Anne: oltre seimila documenti tra fotografie, cartoline, disegni, poesie e lettere, tra cui quelle che Otto spedì dall’inferno di Auschwitz.

Un compagno di classe di Anne al Joods Lyceum di Amsterdam, Theo Coster, che ora vive a Gerusalemme, ha ripercorso in un altro toccante libro, I nostri giorni con Anna (Rizzoli, pp. 179 , euro  17.50),  quel tragico 1941, quando tredicenne, insieme a molti suoi coetanei, fu costretto dalle leggi razziali a lasciare l’istituto che frequentava per iscriversi a una scuola ebraica, dove conobbe Anne Frank.

Ma anche lì mattina dopo mattina i banchi si svuotavano, gli sguardi degli insegnanti si facevano più angosciati, il mondo fuori dalla scuola diveniva più irto di pericoli, fino a precipitare nel terrore. Erano in trentotto in quella classe.

Settant’anni dopo Theo, insieme ad altri cinque sopravvissuti, ha intrapreso un ultimo viaggio della memoria ad Amsterdam, rievocando i bombardamenti, le persecuzioni, la liberazione.

L’inglese Sharon Dogar, un passato come assistente sociale e psicoterapeuta degli adolescenti, si è invece cimentata in un’impresa diversa, partendo da un interrogativo: come sarebbe stato vivere quella terribile esperienza insieme ad Anne.

E così ha vestito i panni di Peter Van Pels, il ragazzo con il quale Anne visse una tenera liasion d’amore nel nascondiglio segreto di Amsterdam. Da questo viaggio interiore, a cavallo tra finzione letteraria e verità storica, è nato La stanza segreta di Anna Frank (Newton Compton, pp. 365, euro 9,90), un romanzo provocante e sconvolgente, che fa rivivere le ansie, le paure ma anche i turbamenti di due adolescenti alle prese con l’orrore della guerra e delle persecuzioni.

Le deportazioni nei Lager nazisti non riguardarono soltanto gli ebrei, alla cui storia in Italia Carlotta Ferrara degli Uberti dedica un originale e innovativo saggio, Fare gli ebrei italiani. Autorappresentazioni di una minoranza 1861-1918 (il Mulino, pp. 268, euro 25).

Nel profluvio di libri usciti in occasione del Giorno della Memoria, meritano una segnalazione le ricerche sulle altre deportazioni, spesso dimenticate, come quelle dei deportati politici e dei Testimoni di Geova. Gianfranco Maris, ex deportato a Mauthausen, in Per ogni pidocchio cinque bastonate (Mondadori, pp. 125, euro 17.50) fornisce una testimonianza di prima mano sul sacrificio dei Triangoli Rossi.

Claudio Vercelli, in I Triangoli Viola (Carocci, pp. 184, euro 19), ricostruisce con perizia l’ampia e complessa trama che caratterizzò la violenza di Stato contro questa minoranza religiosa, mettendo in rilievo sia le motivazioni delle persecuzioni naziste che la condotta dei Testimoni di Geova dinanzi alla prova più dura: riaffermare la propria identità a fronte di una violenza che non conosceva limiti.


Mario Avagliano

 

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