Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

L’America che cambia, da Rosa Parks a Barack Obama

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Vince Obama e il primo Presidente afroamericano della storia degli Stati Uniti ottiene il suo secondo mandato. "Crediamo in un'America generosa, tollerante, aperta ai sogni” è il suo primo commento alla rielezione.

Un sogno, quello di Obama, che ripercorre la storia dei neri d’America, da Rosa Parks a Martin Luther King. Alla sua nascita, il 4 agosto 1961, solo il 25 per cento della popolazione nera in età di voto era iscritta alle liste elettorali. Fino a metà degli anni '60 in molti Stati degli USA erano in vigore leggi che discriminavano duramente i neri, negando loro i più elementari diritti civili. Bianchi e neri erano divisi in ogni attività quotidiana della società civile: si acquistava in supermercati e negozi diversi, si mangiava in ristoranti separati, si soggiornava in hotel distinti, le scuole erano diverse.

Erano i tempi della segregazione razziale e i primi posti degli autobus, negli Stati Uniti, erano riservati ai bianchi.

I neri dovevano sedersi nella zona posteriore dell’autobus e poi in quella centrale, se i posti non erano occupati da bianchi. Altrimenti si dovevano alzare, cedere il loro posto, spostarsi nella zona posteriore dell’autobus e se questo era pieno andarsene.

Non era ancora nato Barack Obama quando James Blake, un autista di autobus di Montgomery, in Alabama, si avvicinò a Rosa Parks, una donna nera di 42 anni, e le ordinò di alzarsi per fare posto a un passeggero bianco. Era il primo dicembre del 1955. Rosa Parks si trovava in una fila centrale riservata ai neri e quando Blake si accorse che alcune donne bianche erano rimaste in piedi, ordinò a Rosa e ad altre quattro persone di cedere i loro posti.

Rosa Parks non si mosse, contrariamente agli altri. L’autista chiamò la polizia, che la condusse in prigione. Quello stesso giorno un gruppo di afroamericani fondò la “Montgomery Improvement Association” e chiamò il giovane pastore della chiesa battista di Dexter Avenue, il reverendo Martin Luther King, a guidare la protesta. Iniziò così il boicottaggio degli autobus di Montgomery da parte della comunità afroamericana. E cambiò il corso della storia americana.




In breve tempo Rosa Parks divenne un’icona dei diritti civili. Gli organizzatori del boicottaggio chiedevano che i passeggeri neri venissero trattati in modo cortese, che potessero sedersi nelle file centrali dell’autobus senza dover cedere il proprio posto ai bianchi e che venissero assunti anche autisti neri. Per 381 giorni, gli abitanti di colore di Montgomery, i due terzi dei passeggeri di mezzi pubblici della cittadina, si spostarono a piedi, rifiutandosi di salire sui bus.

Questo primo movimento di massa dei neri d’America catapultò Martin Luther King alla guida della protesta antisegregazionista. Il boicottaggio si concluse il 13 novembre 1956, dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò incostituzionali gli autobus segregazionisti in Alabama.

Nell’aprile 2012, in una delle fasi più concitate della recente campagna elettorale per la Presidenza degli Stati Uniti d’America, Barack Obama compì un gesto simbolico: prese il posto di Rosa Parks in quell’autobus di Montgomery, ora custodito al museo “Henry Ford” a Deaborn, in Michigan.

Un sedile che passa da Rosa Parks a Barack Obama, in una linea di continuità che ripercorre l’intero movimento per i diritti civili negli Stati Uniti, lungo le tappe segnate dalla resistenza passiva degli anni Sessanta, dal celebre discorso alla nazione del presidente John Fitzgerald Kennedy dell’11 giugno 1963, dal “Civil Rights Act” del 1964, dalla lotta di Malcolm X e della Rivoluzione Nera dei “Black Muslims”, fino agli atteggiamenti di sfida verso le istituzioni di Stokely Carmichael e del “Black Power.”

Quando era ancora senatore, durante la presidenza di George W. BushObama ricordò la figura di Rosa Parks, nel giorno della sua scomparsa, il 24 ottobre 2005. “Con il suo coraggio e il suo esempio, Rosa Parks ha contribuito a porre le fondamenta di una Nazione che può iniziare a vivere secondo il suo credo”. E’ anche a lei, che avrà pensato Obama durante la lunga notte appena passata della sua rielezione.

 

 

Luciano Trincia - Linkiesta

 

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