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Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Firma subito. La legge anticorruzione dipende anche da noi

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Ormai è una questione di decenza, e anche di sopravvivenza.

La legge anti corruzione non può rimanere ostaggio di una destra allo sbando, arroccata nelle paure personali del suo leader, politicamente suicida al punto da non avvertire l’urgenza assoluta di mettere il nostro sistema al passo con l’Europa: ma anche, e soprattutto, con la sensibilità acutissima del Paese, che non tollera più abusi e furbizie.

La cintura di illegalità corruttiva che soffoca l’Italia e la sua libertà tiene lontani gli investimenti stranieri, penalizza le imprese, altera il mercato.

Ma soprattutto pesa sul sistema per 60 miliardi all’anno, una cifra enorme che è il segno dell’arretratezza del Paese e del condizionamento di una diffusa criminalità quotidiana.

A tutto ciò si aggiungono l’uso disinvolto del denaro pubblico e gli sprechi del sistema politico.

Lo scandalo della Lombardia, con le vacanze pagate al presidente Formigoni da un faccendiere della sanità, e la vergogna del Lazio, con cifre da capogiro intascate dai consiglieri regionali per spese private, fanno ormai trabocca il vaso.

 

Napolitano ha definito la corruzione “vergognosa”, Monti aveva denunciato “l’inerzia” della destra.

Ora non ci sono più alibi. Il governo non può fare il notaio delle inerzie altrui: vada avanti con forza e il Premier chieda al Parlamento di approvare subito la legge.

Chi non la vuole, se ne assuma la responsabilità. E l’opinione pubblica faccia sentire la sua voce. Il cambiamento può cominciare qui, oggi.

 

di EZIO MAURO

L’APPELLO… FIRMA QUI

Corruzione, oltre due anni di schermaglie ecco chi e perché si oppone alla legge

Saviano: ”Firmiamo per far vincere gli onesti”

Il disegno di legge fermo da tempo in Parlamento deve essere approvato al più presto. Serve per voltare pagina e non permettere più che questa “democrazia sia così malata”. Ed è necessario per frenare “un dispendio economico gigantesco che allontana gli investimenti”.

L’appello di Roberto Saviano

 

 

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