Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Melograni raccontò l’altra faccia della Storia

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Era tutto questo Piero Melograni, nato a Roma il 15 novembre 1930, professore emerito di storia contemporanea all'Università di Perugia, «uomo d’altri tempi, elegante e generoso», scomparso ieri mattina, all'età di 81 anni, nella sua casa nella capitale, dopo una lunga malattia «che lo aveva debilitato – come ricorda il suo collega Pino Pelloni – in quella che è la materia prima dello storico: la memoria».

Uno storico liberale, eterodosso, che primo in Italia, nel 1976, sfidò certi tabù sul rapporto tra il regime fascista e i suoi oppositori, con la celebreIntervista sull’antifascismo a Giorgio Amendola (Laterza). Ma anche uno straordinario divulgatore televisivo e di prodotti multimediali di successo, come Combat film.

Melograni si iscrisse al Pci nel 1946, ad appena sedici anni di età, e ne uscì con un altro centinaio di intellettuali, firmatari del Manifesto dei 101, nel 1956, in aperta polemica contro l’invasione sovietica in Ungheria.

Lasciata la politica per circa un trentennio, si dedicò all'attività storica e universitaria. Amico di Renzo De Felice, realizzò importanti studi sul fascismo (a partire dal libro Mussolini e gli industriali, Longanesi, 1972), sul comunismo e sulla prima guerra mondiale. La sua Storia politica della Grande Guerra 1915-1918 (Laterza, 1969) è ancora un punto di partenza obbligato per chi studia le vicende di quel periodo.

Il file rouge delle sue ricerche, espresso in particolare nei saggi Fascismo, comunismo e rivoluzione industriale (Laterza, 1984), La paura della modernità (Cedis, 1987) e La modernità e i suoi nemici(Mondadori, 1996), è la forte critica al ruolo recitato in Italia dal fascismo e dal comunismo, ideologie che a suo avviso avevano in comune il rigetto del libero mercato e del valore del merito. Melograni riapparve sulla scena politica nel 1996, quando fu eletto deputato come indipendente nelle liste di Forza Italia.

 

Nel 2001, però, decise di non ricandidarsi, spiegando di essere «deluso dalla vita parlamentare: siamo dei semplici spingitori di bottoni».Tornato all’attività di storico, curò serie tv e prodotti multimediali di larghissima diffusione quali: Combat Film e La guerra degli italiani 1940-1945 (entrambi con Roberto Olla) e La Storia della Seconda Guerra Mondiale (con Pino Pelloni).Negli ultimi tempi Melograni si era interessato anche ai grandi musicisti: nel 2003 aveva pubblicato il saggio WAM (Laterza), dedicato a Mozart, e nel 2007 Toscanini(Mondadori).

Notevole anche la sua traduzione de Il Principe di Machiavelli in italiano moderno (Rizzoli, 2006). Nel 2010, infine, diede vita al Premio Fiuggi Storia.La sua scomparsa ha suscitato commozione nel mondo politico e degli storici. Tanti i messaggi di cordoglio, che sottolineano «il vuoto lasciato nella cultura italiana».

Ha voluto ricordarlo anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, suo antico amico, sottolineando le «molteplici prove del suo valore nella ricerca storica » e la sua capacità di affiancare al talento di studioso «una rara felicità di moderno comunicatore».

 

Mario Avagliano

 

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