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Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Misteri turpi del Regno di Napoli e Casanova

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Giacomo Casanova dimorò a Napoli. È un fatto. In caso di dubbi non cercate documenti, non perdete tempo; basterebbe considerare che c’è una che via porta il suo nome; ci sono scuole che portano il suo nome; ci sono cinema che portano il suo nome…Attenzione: c’è un Alfonso Casanova e noi parliamo di Giovanni Girolamo Casanova…

Nel ’700 si parlava il francese in Europa. È un fatto. Casanova lo parlava. È un fatto. A Napoli ci venne due volte: la seconda con il segretario, l’abate Alfani, mentre la città attendeva che la imminente eruzione la distruggesse, come da precisa e puntuale preveggenza.

Nella netta distinzione tra povera gente e nobiltà irrompe proprio Lui, il bellimbusto. E che fa? Ma scrive, ovviamente, e ci dice da chi provenisse la catastrofica pre-visione:

 

Giunsi a Napoli in un momento in cui tutta la città era in ansia perché il fatal vulcano minacciava una eruzione. All’ultima stazione il maestro di posta mi fece leggere il testamento di suo padre che era morto dopo l’eruzione dell’anno 1754. Diceva che l’eruzione che Dio destinava alla completa distruzione della città di Napoli sarebbe avvenuta nell’inverno dell’anno 1761 e di conseguenza mi consigliava di far ritorno a Roma. Alfani trovava giusto e naturale: dovevamo dare ascolto alla voce di Dio: l’avvenimento infatti era stato predetto e doveva perciò manifestarsi. Certi individui ragionano così.

La citazione ci dice la sua perplessità. Siamo di fronte a questa situazione: verrebbe di dar credito a Giacomo Girolamo  Casanova, dedurre che scrive con ponderazione e dispiega un pensiero raziocinante.

Approfondendo scopriamo che desiderava affermarsi come scrittore e che lo fu, ma di circostanza. Peso specifico quasi zero. Nemmeno le sue MEMORIE ottennero successo quand’era in vita.

A questo punto noi volgeremmo al termine opinando: ma vuoi vedere che se ne andava in giro per distribuire notizie destituite di fondamento sulla sua spiccata e garibaldina sessualità, al fine di accreditarsi come scrittore?

Conseguenza del pensiero perfido: abbiamo dovuto verificare e leggere un po’ di sue cose. Per la verità qualche fascino lo conservano.

Tra il profluvio di parole, emerge comunque uno spaccato di quella società che non sarebbe opportuno trascurare. Ma non è di questo che vogliamo occuparci.

La domanda è nel titolo: tra Napoli e Salerno Casanova ebbe un rapporto incestuoso con una figlia? E quali altri segreti lo legano a Napoli? Le fonti non mancano, per fortuna.

La prima vicenda, la boccaccesca tresca con una figlia, è interdipendente con la seconda faccenda, con gli altri segreti che legherebbero Casanova a Napoli.

Il contesto.

La domanda che ci riponiamo è se quest’uomo, quello che vediamo nel ritratto realizzato dal figlio Francesco tra il 1647 e il 1658 (è al Museo Storico di Mosca), possa aver avuto rapporti incestuosi con una figlia e guarda caso proprio in territorio campano.

La situazione richiede un approfondimento documentale e dovremmo arrivarci con calma; ma non  vorremmo esagerare. Andiamo subito al punto: nel ’700 a Salerno la Massoneria irruppe nel dibattito culturale.

Appariva come il “nuovo”  ma allarmava giacché si faceva portatrice di oscuri presagi e cercava di insinuarsi in ogni ambiente: perciò bisognava combatterla.

A Napoli già nel 1734, cioè al momento della creazione del Regno Napoletano Indipendente, i “Muratori” avevano preso piede. La tesi di certa teoria è che vivevano di nascosto per “ragioni d lucro”.

Un anno dopo, 1735, la loggia fu aperta ai napoletani e ad abitanti del regno in genere. Malgrado la successiva “Bolla” papale le adesioni aumentarono moltissimo.

La PrammaticaRegia, che come la Bolla condannava la Massoneria, non fu capace di diminuirne il successo.

Tutto ciò lo evidenzia anche P. Colletta nel suo Storia del Reame di Napoli. Oltretutto in tre logge, Amicizia, Pace, Uguaglianza, erano ammesse anche le donne, che usavano vestire alla Rousseau.

La diffusione della Massoneria nel Regno è documentata anche da una lettera di Ferdinando IV al padre Carlo datata 2 maggio 1775. gli scrive per sapere se si è regolato bene nel: Avendo io di qualche giorno scoverto nel mio corpo di Cadetti una adunanza di Frammassoni, per non far rumore nel paese, che ne è tutto pieno mi dicono, ne ho cacciato sotto altri pretesti un cadetto che ne era il capo, ed ho proibito assolutamente tale radunanza.

Anche i gesuiti avversavano la Massoneria e ricorsero addirittura a un espediente diabolico per smascherarli: si iscrissero tra i liberi muratori di Spagna potendo così scoprire i nomi degli altri e denunziarli.

È in questo contesto che Casanova, massone, giunge a Salerno, a casa delmarchese Giacomo Carrara, dei Baroni di San Giovanni Guarrazzano; massone.

Nei suoi scritti Casanova indica il Carrara con la sola C. e lo definisce come «»vecchio  e ricco a sfascio». Questa circostanza, l’incontro con Carrara, condurrà al presunto incesto. Le cose andarono così.

Casanova era stato l’amante di Lucrezia Castelli da cui ebbe la figlia Leonilda che avrà, poi, un futuro nel mondo artistico dell’epoca: cantante, attrice e comparsa.

Spese gran parte della propria vita artistica nei teatri di Napoli, proprio dopo aver incontrato il presunto padre in casa del marchese Carrara.

E lì non c’era per caso: il marchese se ne era innamorato e così, su due piedi, l’aveva celermente sposata. L’incontro tra Lucrezia, madre di Leonilda, lo ribadiamo, e Casanova sarebbe avvenuto in una locanda, dove lui alloggiava, nel 1770.

Ovviamente gli dice della figlia. Entrambi vanno da Carrara e Casanova lo individua come fratello in massoneria. Casanova rimase dieci giorni nella masseria del marchese; si congiunse con la figlia e ne nacque un figlio.

Questo figlio lo incontrerà, poi, a Praga, tra il 1791 e il 1792, dove era membro della delegazione diplomatica napoletana

 

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