Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

L'egoista ed il poeta

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Non importa se siamo ricchi o poveri, servi o serviti, potenti o deboli. L'etica e la considerazione, intesa e rivolta alle persone, ci guideranno verso una vita “stile incluso” migliore e in armonia con ogni nostro compito e/o scelta di essere.

La novella che state per leggere, potrebbe mutare e riscriversi su ognuno di noi; ma il nesso sarà medesimo a tutti. Internamente, tutti sappiamo come dovremmo comportarci; fin dalla nascita ci viene suggerito e... metterlo in pratica, forse “e senza forse”, rende e renderà la permanenza più serena a chiunque.[ndr]


Non molto tempo fa, tra le prime nebbie di novembre, lungo le strade e i vicoli medioevali della città di Napoli, si mormorava di una storia che fece molto clamore e che gli abitanti ora usano tramandare ai loro figli e nipoti, affinché il loro animo sia ogni giorno migliore.

La novella parla di un uomo, alcuni lo chiamavano “signore”, ma di signore non si sa bene cosa avesse.

Era molto ricco e potente, tant’è che della città possedeva le migliori case, i più bei palazzi e negozi; e alla gente che dentro ci abitava o lavorava, di tanto in tanto e senza alcun motivo, il prezzo dell’affitto gli aumentava; specialmente quando vedeva un negoziante felice del suo ricavo giornaliero, arrivato grazie alla sua bravura e attenzione verso ogni cliente.

L’uomo ricco si divertiva a controllare di nascosto quanta gente entrava e comprava; oppure, grazie alle sue infami conoscenze, si informava sugli averi delle famiglie che abitavano nelle sue proprietà, con lo scopo di trovare qualche stratagemma per sottrarre i loro denari.

 

Abitava nel palazzo più antico della città che aveva ereditato dai suoi avi, i quali erano persone meravigliose.

In antichità aiutavano sovente la povera gente, offrendo loro una possibilità di guadagno in cambio di lavoro e ai più bisognosi, per un periodo, regalavano un po’ di ristoro.

Ma costui, l’uomo ora ricco e potente, non seguì le orme dei suoi avi che nonostante furono generosi, non mancarono di aumentare i loro averi e le loro proprietà.

L’uomo ricco viveva solo, solo come un cane in quell’immenso palazzo si tremila metri quadrati, senza moglie e senza figli che gravassero sui suoi averi, o meglio, un tempo li ebbe, ma i suoi denari da contare erano di gran lunga più importanti!

Con una fettina di pizza a mezzogiorno mangiava e più di un euro non spendeva.

Ogni mattina si recava la bar lungo la sua via, ed ovviamente i muri dell’attività erano di sua proprietà e il barista, conoscendolo e per non farsi aumentare notevolmente l’affitto, gli offriva una ricca colazione.

Lui meschino lo sapeva ed ogni giorno se ne approfittava per non spendere di suo.

A quanto pare, si privava persino del piacere di riscaldare la sua casa nei mesi più freddi e per non bruciare la sua legna, preferiva patire il freddo infernale.

Ma un bel dì ebbe un incontro al quanto raro e strano.

Solitamente aveva l’abitudine di usare le persone a suo piacimento per i suoi comodi, si appropriava addirittura delle qualità altrui, facendole proprie attraverso il suo infimo piacere e screditava poi i poveri sciagurati.

Quel dì incontrò un bel giovane poeta, colto ed armonioso con ogni cosa attorno.

Un poeta gentile ed altruista che aveva basato la sua vita sulla fiducia, sulla comunicazione e sul piacere vero e puro di amare senza alcuna condizione.

Ma lui, l’uomo ricco, tramò nella sua mente uno stratagemma per appropriarsi da antagonista delle qualità del poeta, usandolo per i suoi scopi privati.

Il poeta dopo pochi giorni capì il gioco dell’uomo e sentì dentro di lui un forte senso di delusione. Avvilito ed afflitto, camminò per giorni aspettando una buona riflessione che arrivasse in lui, ma il chiacchierio della gente di certo non lo risollevava, poiché tutti gli dicevano che quell’uomo non dava scampo a chi si fosse ribellato al divenire una sua proprietà.

Così il poeta imbracciò la sua arma migliore, l’inchiostro e la carta per dar comunicazione, spogliando ogni verità dell’uomo ricco ed egoista chiamato “signore”.

Da quei giorni, le genti che lessero fecero tutte un gran brusio. In ogni angolo delle strade vi erano fogli appesi che denunciavano il vile egoista e poco a poco le persone iniziarono a ragionare, gli inquilini delle sue case traslocarono tutti altrove, pure i commercianti e gli artigiani per non soccombere più ai suoi continui aumenti e più nessuno all’uomo ricco offrì alcun boccone.

Ripida e pesante fu la sua discesa alla totale povertà, poiché più nessuno si fidava di lui e tutti, ma proprio tutti, pure i suoi figli che erano tornati per conoscerlo, lo deridevano ed insultavano.

E fu il poeta dopo tutto questo scompenso che all’ex uomo ricco portò conforto; regalandogli il più bel prezioso…..quel prezioso che ogni uno dentro di se ha e che ci porta poco a poco e dopo ogni esperienza, verso l’essenza del vero amore e delle benevoli verità.

 

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