Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il Contributo degli italo-albanesi al Risorgimento italiano: Vincenzo Stratigò de' Coronei

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Ma verrà giorno, e gallico lo affretta

Sublime esempio, ch'ei de' suoi tiranni

Farà col loro scettro alta vendetta.

(Ugo Foscolo)

Nel giorno della festa della Madonna del Carmine in Lungro, il 16 luflio ndel 1859, forte e temeraria risuona la voce di antico e indomito guerriero albanese di Vincenzo Stratigò.

Da un verone del suo palazzo avito, il patriota del nobile ceto coroneo, incita la popolazione di Lungro a volere l'Unità d'Italia contro l'ormai  esanime governo borbonico, attirando l'odio per se e per i suoi congiunti dalle autorità regie, che appendono sul suo capo una taglia di duemila ducati.

Vincenzo era nato a Lungro il 22 dicembre del 1822 da Angelo, magistrato, e dalla nobildonna napoletana Matilde Mantile.

Fu allevao con tutte le accortezze che si riservavano al primogenito. Fu avviato ai primi studi da suo zio, papàs, Luigi e quindi raggiunse all'età di dodici anni San Demetrio Corone per divenirvi studente e convittore. Si iscrisse ai corsi di Dirittto in Napoli.

 

Avendo partecipato ai moti nel 1848 del 15 maggio , fu costretto a ritornarsene a Lungro, da cui partì, al seguito del Damis e con altri duecento volontari lungresi,  alla volta di Campotenese. Suggì alla carcerazione, ma il padre Angelo, magistrato, fu trasferito a Muro Lucano, dove stroncato dal colera subitaneamente morì: la madre Matilde e suo fratello Demetrio patirono il carcere in Lungro.

Nel 1860, non appena udì il ruggito di un altro leone arbereshe, Domenico Damis' che si avvicinava al seguito di Garibaldi nelle Calabrie, da comandante di una delle cinque compagnie di Lungro,  raggiunse il Volturno, dove con il Battaglione degli Albanesi combattè splendidamente.

 

Nel 1864 viene nominato membro del Tribunale di Guerra per la repressione del brigantaggio in Basilicata e prodigandosi a Lagonegro in opere umanitarie e sociali tanto da meritarsi la cittadinanza onoraria di quella cittadina.

Nella Seconda Guerra per l'Indipendenza è Capo di Stato Maggiore del generale Durante, ma insofferente della vita militare e soprattutto perchè malvisto dagli ufficiali piemontesi, si dimette e torna a Lungro impegnandosi a divulgare le idee di un socialismo umanitario.

In un suo scritto del 1882 (Depretis è presidente del Consiglio dei Ministri e ad interim dell'Interno),  " Disquilibrio fra lo scambio e la produzione", lo Stratigò patrocina, con accenti fisiocratici, lo stato di indigenza degli agricoltori, invitando il governo a destinare maggiori risorse all'agricoltura, contro la disgregazione localistica, la voracità del fiscalismo ingiusto.

Vincenzo Stratigò si spense in Lungro il 29 settembre del 1885.

Si  evidenziano nella caratterialità della sua esistenza e dei suoi scritti sentimenti patriottici uniti a un sincero filantropismo umanitario, dove motivi liberistici e fisiocratici si collegano ad antiche polemiche di origine illuministiche.

Un frammento di poesia di
Vincenzo Stratigò scritto nel 1857

Dal suol materno del dolce Epiro

i miei grand’avi un di partiro

partir piangendo dal bel paese

Sono Albanese.

O cara Italia, o Italia bella

tu mi accogliesti come sorella

nel dolce seno del bel paese

Sono Albanese.

 

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