Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Santa Luciella e gli Incurabili: luci e ombre napoletane

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Tesori che ritrovano luce, altri che rischiano di perdersi. Napoli, si sa, è la città dalle mille contraddizioni.

Dopo trentacinque anni di incuria, grazie all’Associazione “Respiriamo Arte” da pochi giorni è stata riaperta al pubblico la chiesa di Santa Luciella, fondata nel 1327 da Bartolomeo di Capua.

La Chiesa, popolarmente famosa per il ‘teschio con le orecchie’, probabilmente seicentesco e la cui identità resta ancora misteriosa, nel passato è stata non solo luogo di culto per gli abitanti del popolare circondario di San Biagio dei Librai e  luogo di sepoltura degli adepti alla corporazione dei Pipernieri, Fabbricatori e Tagliamonti, ma ha anche ospitato la congregazione dei ‘Dottori’ in cui furono seppelliti cinque celebri martiri della Repubblica Napoletana del 1799.

Tra i resti dei defunti ammassati lungo il bordo dell’ipogeo, è doveroso ricordare quelli del sacerdote ed erudito letterato pugliese  Francesco Antonio Astore, autore del Catechismo Repubblicano, il letterato e filosofo Ercole D’Agnese, l’avvocato Prosdocimo Rotondo, il sacerdote Niccola De Meo e il giovane Filippo De Marinis, duca di Genzano, famoso per  il suo bacio al boia prima di morire sul patibolo il 1 ottobre 1799.

 

Ricordarli, soprattutto nel 220 anniversario della loro morte, non solo arricchisce la conoscenza della nostra storia, ma rende giustizia a questi grandi uomini che sacrificarono la loro vita per la causa repubblicana contro la tirannide borbonica.

Aprire degli squarci di luce su un avvenimento che per secoli si è cercato di cancellare dalla memoria dei posteri, significa scoprire della Napoli di fine Settecento un volto inusitato e di cui ogni libero cittadino dovrebbe conoscere ed esserne fiero.

Il patrimonio storico culturale è un bene prezioso ed appartiene a tutti, ma non sempre i sacrifici di chi si adopera per esso recuperandolo e restituendolo alla comunità sono gratificati e sostenuti.

E allora, mentre da una parte gioiamo per la riapertura di siti famosi, che vanno a restituirci un tesoro dimenticato e ad  incentivare  il settore turistico, dall’altra assistiamo impotenti alla chiusura di luoghi splendidi e che hanno donato orgoglio e lustro alla nostra città.

E’ il caso della Farmacia Storica degli Incurabili, un gioiello di rara bellezza che solo da pochi anni, grazie all’opera del prof. Gennaro Rispoli e dei volontari del Museo delle Arti Sanitarie, aveva richiamato visitatori da ogni dove. Un luogo, quello del complesso ospedaliero degli Incurabili, dove si dipanano secoli di storia tra i chiostri, le cappelle, le chiese, le sale, ma dove purtroppo le strutture rischiano di crollare seppellendo grandi opere del passato nonostante l’impegno e la passione con cui si è cercato di restituirle e tenerle in vita.

Esprimiamo tutta la nostra totale solidarietà a coloro che si sono adoperati per esse, con la speranza che l’impegno di tutti possa sostenere e incentivare sollecite opere di recupero.

Chiudere siti di così alto pregio, significa sottrarre all’intera umanità un passato di inestimabile valore.

“Audendo agendoque”, dalle opere audaci nascono grandi cose.

 

 

 

Santa Luciella

Santa Luciella Interno

 

Santa Luciella Ipogeo

 

Santa Luciella Ipogeo

 

 

Santa Luciella Teschio con le orecchie

Santa Luciella Teschio con le orecchie

 

 

Farmacia Storica degli Incurabili

Farmacia Storica degli Incurabili

 

Farmacia Storica degli Incurabili

Farmacia Storica degli Incurabili

 

 

 

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