Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Domenico Perla, un vilipendio alla bandiera borbonica pagato con la vita

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Domenico Perla, la cui famiglia era originaria di Lusciano, in Terra di Lavoro, nacque a Palermo e fu il primo civile ad essere giustiziato fuori le mura di Porta Capuana,  il 6 luglio 1799, dopo l’ammiraglio Francesco Caracciolo, la cui esecuzione avvenne per impiccagione sulla nave Minerva il 29 giugno 1799.

Se all’ammiraglio è stato giustamente dedicato il lungomare più bello di Napoli, al giovane Domenico Perla la città di Aversa ha intitolato una strada  commemorare uno dei più sfortunati patrioti che parteciparono all’esperienza repubblicana nell’area aversana.

Domenico aveva solo 20 anni quando, nel 1794, aveva raggiunto la città di Napoli partecipando attivamente ai primi moti rivoluzionari. Nel corso della Repubblica Napoletana, come scrive Mario Battaglini, insieme al cognato Giuseppe Cotitta, aveva “ fatto parte della II compagnia della Guardia Nazionale”.

Quella di Domenico Perla fu  una famiglia che pagò duramente l’adesione agli ideali della Repubblica nel 1799. Il padre di Domenico si chiamava Gaetano e della famiglia facevano parte il fratello Saverio e due sorelle, una non sposata di nome Eleonora e Luisa,  moglie di Giuseppe Cotitta.

Secondo la ricostruzione biografica ricavata dal Diario di Diomede Marinelli e dallo storico Luigi Conforti,  Domenico Perla era nato a Palermo nel 1765 e lavorava come “giovane di studio di un negoziante”.

Di lui scrisse, tra gli altri, anche Carlo De Nicola secondo il quale Domenico fu condannato alla pena capitale per aver “ vilipeso la bandiera regia, essendo uno dei più decisi ribelli”.

Durante i mesi della Repubblica Napoletana, aveva preso parte alla Guardia Nazionale, combattendo con il Cotitta  nella difesa di Castelnuovo.
Quest’ultimo, afforcato due giorni dopo, era nato a Napoli nel 1761.

Anche Mariano d’Ayala non mancò di ricordare sia Domenico che Giuseppe nella sua opera dedicata alle ‘Vite dei benemeriti italiani uccisi dal carnefice’.

“Il Perla non fu di quei giovani  che operano per amor di spettacolo,per ambizione di nome o per avvisare qualcosa: sostenne i principi repubblicani, e ammaestrò con l’esempio anche più efficacemente i men risoluti. E quando vide ridotte a poche le terre che rimanevano fedeli alla repubblica, cedette alle pietose istanze del fratello maggiore Saverio, che lo chiamò a salvarsi in Ducenta, terra appartata e sicura,  con il marito della sorella (Giuseppe Cotitta). Vi stettero poco, sempre pensando a Napoli. A nulla valsero le lacrime dei familiari.  Tornarono a combattere sul Ponte della Maddalena e nella difesa di Castel Nuovo. Dopo la capitolazione caddero nelle mani dei sicari e furono tra i primi ad essere condannati a morte”.

Gli 83 patrioti dell’area aversana, di cui due donne, che parteciparono attivamente all’esperienza repubblicana, pagarono duramente la loro adesione agli ideali repubblicani( il 24,63 erano ecclesiastici) e, successivamente a Domenico Perla e suo cognato Giuseppe Cotitta, ascesero al patibolo il grande medico e botanico Domenico Cirillo il 20 agosto 1799 e Francesco Bagno, anche lui medico, il 28 novembre dello stesso anno.

Gaetano Perla, padre di Domenico, fu esiliato dopo essere stato detenuto fino al gennaio del 1800 nell’ergastolo di Santo Stefano.

 

 

Bibliografia:

Mario Battaglini, Atti, leggi, proclami ed altre carte della Repubblica Napoletana 1798-1799,  vol. II, Chiaravalle, 1983
Carlo De Nicola, Diario Napoletano dicembre 1798- dicembre 1860,  a cura di P. Ricci, 1969
Mariano D’Ayala, Vite degli italiani benemeriti della libertà e della Patria, prima edizione 1868,  edizione di riferimento, Torino, Firenze, Roma, 1883
Luigi Conforti, Napoli nel 1799, Napoli 1886
Nello Ronga, Il 1799 in Terra di Lavoro, Vivarium, Napoli, 2000

 

 

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