Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Onofrio Fiani. 1799, stralcio di cronaca di un massacro borbonico

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Erano quasi tutti  “educati nelle lettere”, senza aver mai sentito parlare di assedio e di difesa, ma 130 giovani repubblicani seppero fronteggiare, asserragliati in Castel dell’Ovo, non solo la composita armata del cardinale Ruffo, il “prete”, come lo definì ironicamente e spregiativamente il sacerdote Onofrio Fiani, ma anche i 22 vascelli della flotta Anglo-portoghese, supportata dai Russi e dai Turchi in quegli ultimi giorni della Repubblicana Napoletana del 1799.

La cronaca del Fiani è un documento storico rilevante e non di parte, pur avendo l’autore perduto due fratelli repubblicani, di cui uno, Nicola, dilaniato, smembrato letteralmente, con le membra arrostite e mangiate dai controrivoluzionari realisti.

Il Fiani mise l’accento proprio sulla presenza dei Turchi tra le fila dei Sanfedisti e a supporto della controrivoluzione per rimarcare che di tutto si poteva parlare tranne che di esercito a difesa della Fede, connotata a quel tempo da tanta superstizione.

Pur non avendo ricoperto incarichi nella Repubblica, Onofroio Fiani, prima di essere esiliato, in prigione seppe della ferocia con cui era stato assassinato il fratello Nicola da un tedesco di nome Cusler, che gli buttò ai piedi un fascio di laceri cenci, dicendogli: “prendi, ecco le spoglie di tuo fratello, morto jeri al mercato”.

Il Fiani, che aveva partecipato alla resistenza in Sant’Elmo, era rimasto impressionato dall’audacia dei “soli centrotrenta giovani” che difendevano la Repubblica in Castel dell’Ovo.
Le stesse tristi considerazioni che faceva per sé e per coloro che erano in Castel Sant’Elmo avevano una valenza ancor tristemente maggiore per i 130 giovani in Castel dell’Ovo:

“Da nove giorni non si dormiva affatto: si mangiava poco e cattivo, si travagliava alla disperata”- fino a quando la resistenza si mostrò decisamente più difficile all’arrivo di Nelson- “allorché nell’acqua di Chiaja e di Posillipo si fissarono quattro Bombardiere, le quali non ci diedero mai un momento di pace. Le mura ci crollavano sopra; avevamo della gente morta, avevamo dei feriti[…]avevamo a fronte una flotta formidabile che minacciava seppellirci sotto le onde se non avessimo reso il forte”.

Piene d’orgoglio e di apprezzamento per il rilevante coraggio dei difensori della Repubblica si mostrano le parole di Onofrio Fiani, dopo la capitolazione:

Noi fummo vinti, ma dalle imponenti componenti forze combinate, e mai dal “Prete” (il cardinale Ruffo ndr) che non seppe far altro che tradirci”.

E’ ciò che in fondo il Fiani intendeva fortemente tramandare e le cui parole troveranno conferma proprio da colui che in quel momento storico era alle prese con il comando della resistenza nel Castel dell’Ovo, Enrico Maria L’Aurora, che scrisse: “Il governo della Repubblica napoletana mi nominò comandante del Castel dell’Uovo e per la difesa dell’assedio fui attaccato da 19 bastimenti di guerra inglesi per mare, e da tre batterie moscovite dalla parte di terra, dopo un combattimento di 13 giorni e notti continue, dopo aver respinto tre assalti”.

Il comandante dei patrioti di Castel dell’Ovo, Enrico Michele L’Aurora, alla proposta del comandante inglese Foote del 18 giugno, che offriva un asilo sotto la protezione britannica, rispose che i patrioti erano disponibili a morire per la Repubblica; il che provocò un’intensificazione degli attacchi al castello da parte delle cannoniere inglesi e il 21 giugno la capitolazione del Castello fu firmata.

Rilevante è il documento legato alla capitolazione datato 26 giugno al fine di comprendere appieno tutti il disonore di cui i Borbone si macchiarono.

Trattasi del verbale di consegna di Castel dell’Ovo, di fondamentale importanza per la dimostrazione che i patrioti repubblicani lasciarono con l’assoluta convinzione che fossero rispettati gli articoli dell’accordo di resa. Il testo completo del verbale non lascia spazio a dubbi:

– “Oggi 26 luglio 1799, nella città di Napoli al castel dell’Uovo alle ore 6 pomeridiane, si è presentato l’illustrissimo Signor Brigadiere Minichini, incaricato da Sua eccellenza il Ministro Plenipotenziario di S.M. (D.G.) D’Antonio Cavaliere Micheroux per prendere a tenore della capitolazione possesso in nome di S. M. il Re delle Due Sicilie, del detto Castel dell’Uovo, ove dopo aver preso formalmente possesso de’ magazzini, si è proceduto nella forma seguente. Si è fatta battere la generale, e chiamati tutti i cittadini della guarnigione chiesero loro di sapere la loro volontà di imbarcarsi a Tolone, o pure restarvi quivi a tenore della capitolazione, si è trovato essere il numero di novantacinque quelli che si sono imbarcati.

Nella prima barca, che è partita da castello dell’Uovo, il Sig. Brigadiere ha preso possesso, con dodici uomini del castello; alla seconda barca à preso possesso della casa matta;ed alla terza, che portava seco gli equipaggi di tutti quel c’erano iscritti per partire, il Sig. Brigadiere prese possesso della piazza.

Fatte in seguito le formalità, e presentate le chiavi del castello, esso Brigadiere fece elevare la bandiera di S.M. il Re delle due Sicilie. Indi si è convenuto tra me Comandante della piazza ed il Brigadiere suddetto, che i trentaquattro che ànno dichiarato di voler rimanere in Napoli, sarebbero questi alle ore undici di Francia lasciati sortire in libertà.

Tutte queste operazioni furono terminate alle ore otto ed un quarto: indi sottoscritto da’ due accennati Comandante di piazza, e sig. Brigadiere: in fede di che si è formato il presente.
Il brigadiere Minichini.
Le Commandant de place L’Aurora.”

Quando ad Enrico Michele L’Aurora fu chiaro che i Borbone non intendevano rispettare l’accordo verbalizzato e sottoscritto da lui stesso, denunciò con tutta la sua forza come violare un accordo fosse un tale crimine “tale da porre la ferocia in cui si era caduti al di sotto del livello di vita dei selvaggi e dei cannibali”.

Il tradimento dei patti stabiliti era una “turpe infamia” di cui i Borbone e gli inglesi si accingevano a macchiarsi e sarebbe stato un “esecrazione che tutti gli uomini giusti, le Nazioni imparziali avrebbero ricordato e additato alla posterità”.

Il patriota L’Aurora lo scrisse in termini chiari a Micheroux, dichiarando che aveva conosciuto le grandezze e miserie della vita, ma ciò che si stava per compiere era un crimine da selvaggi e si dichiarava pronto a raggiungere almeno i suoi compagni nel martirio che li attendeva.

Pur senza speranza, L’Aurora scrisse allo stesso Nelson, che in quell’occasione si macchiò di un’infamia riconosciuta anche dai suoi biografi, non rispondendo alle accorate parole di Enrico Michele L’Aurora che aveva sottoscritto l’accordo di capitolazione che garantiva ai patrioti repubblicani la scelta di raggiungere Tolone o restare a Napoli da persone libere.
Scrisse L’Aurora il 9 luglio 1799: “Ero il comandante di Castel dell’Uovo al momento della capitolazione. Era convenuto che insieme ai miei compagni avrei raggiunto Tolone. Vi prego, date l’ordine di partenza”.

Tutto fu inutile. I Borbone, che si erano serviti delle potenze straniere reazionarie, assassinarono le menti più illuminate di Napoli e del Sud e la violazione dell’accordo fu considerato successivamente un “eterno obbrobrio”.
Onofrio Fiani, che aveva visto morire suo fratello Giambattista, il 12 febbraio nel paese nativo di Torremaggiore, e suo fratello Nicola smembrato il 29 agosto in quanto “lasciato in balìa della sfrenatezza e deplorabile ferocia del popolo”, come ebbe a deplorare la stessa Compagnia dei Bianchi della Giustizia, fu rinchiuso il 3 agosto nei sotterranei di Castel Nuovo. Da lì fu portato il 19 novembre nel carcere di Gaeta e di qui imbarcato per la Francia.

Tuttavia il Fiani si mostrò speranzoso verso quel  seme di libertà che era stato gettato, sottolineando che, nonostante il tradimento dei patti di capitolazione, il patriottismo di Napoli avrebbe ricevuto la gloria negli annali del secolo per essere stato sostenuto e difeso col sangue della gente la più proba, la più onesta, la più doviziosa.

 

 

Bibliografia:

Onofrio Fiani, Carattere de’ napoletani- quadro istorico-politico scritto in Francia dopo la controrivoluzione in Napoli, Vivarium,  Napoli, 2005.
AAVV- Napoli 1799 fra Storia e Storiografia, Vivarium, Napoli, 2002.

 

 

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