Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il trattato di Casalanza: i Borbone divennero vassalli dell'Austria

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Con il Trattato di Casalanza, il conte Metternich seppe imporre dure condizioni ai Borbone dopo averli riportati sul trono, al punto che Ferdinando IV, che si autoincoronerà poi Ferdinando I delle Due Sicilie, diventerà non solo un alleato, ma un vero e proprio vassallo dell'Austria.

In un luogo poco conosciuto di Terra di Lavoro, nell’attuale territorio di Pastorano, ove non restano che lievissime tracce della ‘Casa baronale’, distrutta a seguito di un bombardamento degli alleati durante il secondo conflitto mondiale,  il 20 Maggio 1815 fu stipulato un trattato tra austriaci e francesi secondo  il quale Francesco I d'Asburgo rimetteva i Borbone sul trono, dopo il Decennio napoleonico, non senza esplicitare alcune condizioni a cui i Borbone dovevano sottostare.

Precedentemente, il 29 aprile 1815, Metternich, con il ritorno dei Borbone a Napoli, con grande stile aveva fatto inserire una convenzione preliminare con la quale re Ferdinando doveva pagare come ricompensa all'Austria 25 milioni. Tuttavia non era il pur oneroso aspetto pecuniario che interessava particolarmente il conte austriaco Metternich, ma il  suo intento era di far capire all'alleato Borbone che, nelle questioni rilevanti e fondamentali, a comandare erano di fatto le Potenze della Santa Alleanza.

I tre impegni che Metternich volle far sottoscrivere primariamente a Ferdinando furono : fornire all'Austria, per i momenti necessari a reprimere le insurrezioni e i moti rivoluzionari in Italia, 25 mila uomini; accettare le istituzioni militari dell'Austria e un generale in capo austriaco; seguire una politica interna che non fosse in contrasto con quella adottata da Sua Maestà Imperiale e Reale Apostolica nei territori sottomessi alla dominazione austriaca.

Tale stato di sovranità limitata era imposto ai Borbone dal governo austriaco,  il quale aveva più volte esplicitato che mai avrebbe inteso solo nominare il termine di " Costituzione, né cosa che somigli ad atto costituzionale.

Metternich era ben consapevole che tanti patrioti napoletani e del Regno, compresi gli stessi ufficiali dell'esercito napoletano, erano per la Costituzione, e l'occasione di far comprendere ai Borbone chi davvero comandava arrivò dopo pochi anni.

Nella notte tra il 1° e il 2 luglio del 1820 gli ufficiali Michele Morelli e Giuseppe Silvati, insieme a tanti altri ufficiali e semplici soldati si ribellarono al potere dispotico ed assolutistico, per chiedere Libertà e Costituzione, un sogno che coltivavano da sempre insieme a tanti patrioti civili del Regno. Gli eventi di tale periodo sono noti.

La forza dei patrioti napoletani, guidati dagli stessi ufficiali del Regno, costrinse Ferdinando I a concedere la Costituzione. Il 9 luglio i cosiddetti Costituzionali sfilavano per le vie di Napoli fra bande e bandiere e alla testa del corteo vi era proprio lo squadrone del tenente Michele Morelli di cui faceva parte anche il sottotenente Giuseppe Silvati, ribattezzato “squadrone sacro”, seguito dai reggimenti del generale Guglielmo Pepe e da un gruppo rilevantissimo di civili con la coccarda azzurra, nera e rossa.

Nel largo di Porta Capuana il 1° ottobre il re giurò fedeltà alla costituzione sul modello spagnolo che aboliva i privilegi e affidava il potere alla volontà popolare. Ebbe pertanto luogo il primo parlamento di tipo moderno, autenticamente rappresentativo in Italia.

Degli ottantanove rappresentati eletti i nobili non raggiungevano il numero di dieci. Il resto era formato da professionisti, intellettuali, magistrati e sacerdoti. Intanto a Vienna vi era chi aveva seguito con attenzione e preoccupazione la costituzione del Parlamento napoletano. Metternich comprese che tale esperienza sarebbe stata un modello per Milano, Torino, Firenze. Quindi per le Potenze della Santa Alleanza si mostrava necessario prontamente intervenire e lo stesso Ferdinando I di Borbone non aspettava altro che rinnegare la Costituzione, come aveva scritto segretamente allo stesso Metternich, ma servivano le armate della Santa Alleanza.

Così il cancelliere austriaco convocò per il 27 ottobre i rappresentati della Santa Alleanza a Lubiana, ossia coloro che avevano riportato il Borbone sul trono e si consideravano ben in diritto di esercitare la loro “sovranità” sul Regno delle Due Sicilie, facendo riferimento innanzitutto a quel Trattato di Casalanza che aveva di fatto imposto condizioni dure di sovranità limitata.

Il Parlamento napoletano, appena saputo del tradimento del Re, su iniziativa del generale Guglielmo Pepe, decise di muovere contro lo spiegamento di truppe austriache che arrivavano dalla Lombardia comandate dal generale Frimont, ma lo scontro fu decisamente impari . Fu facile per il Frimont entrare a Napoli il 20 marzo 1821 senza colpo ferire e il Parlamento non poté fare altro che esprimere lo sdegno e sciogliersi.

A tal riguardo il giornalista e storico liberale Indro Montanelli scrive, riferendosi al tradimento della Costituzione da parte di Ferdinando I: “…aveva sulla coscienza la vita di migliaia di infelici, morti sulla forca e nelle galere solo per aver voluto un po’ di libertà. Era stato spergiuro. Non aveva conosciuto che disfatte e fughe ignominiose di fronte al nemico. Politicamente, era rimasto fermo alla concezione settecentesca del più retrivo assolutismo. Non aveva fatto che i propri interessi , e più ancora i propri comodi, della regalità prendendosi solo i piaceri. Non aveva saputo che incrementare che l’ignoranza di cui egli stesso era campione.”

A pagare in termini di perdita di vita umana furono solo i due ufficiali Michele Morelli e Giuseppe Silvati. Essi, uomini amanti della libertà e della Costituzione, ufficiali del Regno, salirono sulla ghigliottina sistemata in Piazza S. Francesco a Napoli il 12 settembre 1822. Gli altri ufficiali, grazie all’intervento del conte di Frimont, generale dell’esercito austriaco, ebbero la commutazione della pena capitale e condannati ai ferri per un numero di anni tra i diciassette e i trenta.

 

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