Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Giulia e M.Antonia Carafa, donne repubblicane, 'Madri della Patria'

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Giulia e Maria Antonia Carafa, hanno rappresentato le figure delle donne nobili illuminate degli anni di fine Settecento. Giulia, duchessa di Cassano, nacque a Napoli il 29 ottobre 1755, dal matrimonio tra il principe di Roccella, Vincenzo Carafa della Spina e Teresa Cantelmo di Montemiletto. Fu consorte del duca Luigi Serra di Cassano e madre del patriota repubblicano Gennaro, decapitato a Napoli il 20 agosto 1799.

Maria Antonia, sorella minore di Giulia,  nacque otto anni dopo.

In un manoscritto del conte Bernardo Candida Gonzaga, conservato presso la Società Napoletana di Storia Patria, la primogenita Giulia è descritta come donna bellissima. Entrambe colte e molto affini sia fisicamente che caratterialmente, le due sorelle rimasero sempre unite, anche dopo sposate e  insieme si ritrovarono  nel corso degli avvenimenti della Repubblica Napoletana del 1799.

Il loro ruolo di ‘madri della Patria’ fu di instancabile impegno per il sostentamento della Cassa Nazionale che le espose in un ruolo di primo piano. In effetti le sorelle Carafa dovevano raccogliere offerte, che venivano annotate su un apposito registro, al fine di verificare sia l’importo che le identità di coloro che sostenevano la Repubblica.

Il loro impegno fu descritto  dallo storico Pietro Colletta: “Vedevasi la città piena di lutto; scarso il vivere; vuoto l’erario, e perfino mancanti di aiuto i feriti, Ma due dame, già duchesse di Cassano e di Popoli, ed allora col titolo più bello di Madri della Patria, andarono di casa in casa, raccogliendo vesti, cibo, denari, per i soldati e per i poveri che negli ospedali languivano. Poté l’opera e l’esempio: altre pietose dame si aggiunsero e la povertà fu soccorsa”.

Era stata Eleonora de Fonseca Pimentel a definire le due sorelle “ Madri della Patria” sul Monitore Napoletano.

Intanto l’odio della regina Maria Carolina d’Asburgo incrementava verso la duchessa di Cassano, una ostilità da ricondursi non solo a motivi politici, ma anche alle avances di cui Giulia era stata fatto oggetto per la sua avvenenza da parte di Ferdinando IV, alle quali la duchessa si era sempre opposta..

Con la fine della Repubblica ed il sanguinario ritorno del Borbone, le due sorelle per sottrarsi allo scempio e alle violenze dei lazzari  cercarono rifugio in una delle navi predisposte per i capitolati.  Riconosciute, furono trascinate seminude per le vie della città. Sottratte al massacro della plebe dalle guardie realiste, furono  arrestate e condannate a sette anni di esilio a Marsiglia. Inoltre furono loro confiscate circa 167 ducati che “ dovevan servire per le vesti della povera gente” a riprova del fatto che “ il governo di Carolina e Ferdinando non si contentava della morte materiale”.

In seguito Giulia raggiunse il marito Luigi Serra di Cassano a Pistoia, ove appresero dell’esecuzione del figlio Gennaro mentre erano in un albergo di Pistoia tramite un giornale che, cascato in mano alla duchessa, annunziava l’orrenda tragedia del figlio. Solo nel 1804 Giulia rientrò a Napoli, ma le sue condizioni di salute andarono progressivamente peggiorando, fino a soffrire di gravi disturbi mentali causati dal dolore della morte dell’amato secondogenito.

Come riporta Serrao De’ Gregori   “quel colpo smarrì il senno e pazza morì[…]scotendosi soltanto alle grandi commozioni, come al fuggire degli insanguinati Borboni, e al vedere in Parigi la nova regina Murat giocare a carte col cardinale Ruffo. Più addolorata dopo la Restaurazione ripeteva: il sangue, il carnefice; e calmava i furori nel baciare e ribaciare il ritratto del figlio”. Il suo fu un lento triste spegnersi fino all’età di 86 anni.

La sorella Maria Antonia, invece, non rientrò più a Napoli, morendo suicida a Firenze nel 1823 all’età di 60 anni.

 

Bibliografia:


Pietro Colletta, Storia del reame di Napoli dal 1734 al 1825, Google E-book
F. Serrao De’ Gregorj,  La repubblica Partenopea, Firenze, Novissima Editrice, 1934
AAVV, I Serra,  a cura di Alessandra Serra da Cassano, Testo & Immagine, 1999

 

 

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