Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

L’entusiasmo di Friedrich Engels per il piano di “avanzata di Garibaldi”

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Friedrich EngelsFriedrich Engels sostenne fortemente il piano di Giuseppe Garibaldi di liberare non solo l'Italia meridionale, ma attaccare simultaneamente lo Stato Pontificio per dare un compiuto aspetto rivoluzionario all'unità ed indipendenza italiana.

Nel contesto storico italiano del 1860 gli scritti di Engels si mostravano pregni di entusiasmo per tale piano che sicuramente, secondo Engels, Giuseppe Garibaldi aveva ideato, nonostante lo Stato della Chiesa fosse protetto da Napoleone III.

Friedrich Engels, dalle colonne del New York Daily Tribune del 21 settembre 1860, attribuiva al movimento rivoluzionario italiano, chances decisamente maggiori di quante in realtà potesse avere, anche se era ben presente un rilevante slancio ideale.

“Gli avvenimenti- scriveva Engels- a misura che si sviluppano, incominciano a darci un’idea del piano che Garibaldi aveva preparato per liberare l’Italia meridionale; e quanto più veniamo a conoscere questo piano, tanto più ne ammiriamo la grandiosità.

Un piano simile non avrebbe potuto esser concepito e la sua esecuzione non avrebbe potuto essere potuto essere tentata in nessun paese che non fosse l’Italia, dove il Partito nazionale è così perfettamente organizzato e così completamente controllato dal solo uomo che ha impugnato la spada con successi così brillanti per la causa dell’unità e dell’indipendenza”.

“Il piano- aggiunge Engels- non era limitato soltanto alla liberazione del regno di Napoli; si dovevano attaccare simultaneamente gli Stati del papa in modo da tener occupato l’esercito di Lamorcière e i francesi a Roma, oltre alle truppe di Bombalino”. ( Engels definisce in tal modo Francesco II, figlio del Ferdinando II, Re Bomba, per aver bombardato Messina nel 1848 n.d.r.).

Nel prosieguo Friedrich Engels attribuva la responsabilità alle resistenze di Vittorio Emanuele, ma “soprattutto dal fatto che lo stesso Garibaldi si era convinto che quegli uomini non erano in condizione di intraprendere una campagna indipendente.

Invece - sostiene Engels - le condizioni erano mature per una svolta rivoluzionaria, in quanto le rivoluzioni si erano diffuse nel Regno.

Engels citava Foggia, Corleto Perticara e considera un errore la convinzione di Garibaldi in quanto lo stesso generale borbonico Flores “non desiderava opporre una seria resistenza al partito rivoluzionario.

Nel successivo scritto del 24 settembre 1860, sempre sullo stesso giornale newyorkese, Engels ribadiva che “l’insurrezione nelle altre province fece rapidi progressi” e che gli stessi soldati borbonici non avevano più voglia e volontà di difendere quel Regno in quanto “interi reggimenti si rifiutarono di marciare contro gli insorti, e diserzioni in massa avvennero persino fra le truppe che difendevano Napoli. E così la via di Napoli era finalmente aperta davanti all’eroe d’Italia”.

Nonostante il piano di conquistare lo Stato Pontificio non sarà coronato in quel momento storico secondo le aspettative di Garibaldi e dello stesso Engels, anche nell’ultimo articolo facente riferimento all’eroe, scritto il 19-20 giugno 1873 e pubblicato sul Volhsstaat n. 53, del 2 luglio 1878, nei riguardi di Giuseppe Garibaldi il filosofo del materialismo storico e dialettico rinnovò le sue parole di forte stima, di encomio più che elogio, e di attenzione per le sue posizioni, riportando la risposta di Garibaldi all’anarchico Crescio di Piacenza in merito alle motivazioni della sconfitta della Comune di Parigi.

In quell’occasione Garibaldi aveva scritto: “Caro Crescio! Ringrazio cordialmente, ecc. Lei vuole nel suo foglio combattere la menzogna e la schiavitù; è un programma molto bello. Ma io credo che la lotta contro il principio dell’autorità sia uno di quegli errori dell’Internazionale che ostacolano i suoi progressi. La Comune di Parigi è caduta poiché a Parigi non esisteva alcuna autorità, ma solo l’anarchia.”

Engels commentò: “Il vecchio combattente per la libertà, il quale nel solo anno 1860 ha fatto più di quanto possano tentare di fare tutti gli anarchici nella loro vita, sa apprezzare la disciplina, tanto più che egli doveva costantemente disciplinare le proprie forze armate e lo faceva non come gli ambienti militari ufficiali mediante la disciplina militare, la minaccia costante della fucilazione, ma di fronte al nemico…”

 

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