Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Tora e Piccilli, rifugio degli ebrei

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veduta di ToraPercorrendo la strada che porta da Vairano Scalo a Mignano Montelungo, nell’alto casertano, troviamo una tabella che ci indica la presenza di Tora e Piccilli, due paesini  la cui municipalità è una.

Tali paesi si resero protagonisti dell’unico episodio che si conosca in Italia in cui un' intera comunità si schierò a favore degli ebrei, ponendosi al loro fianco in maniera attiva e fattiva per proteggerli dalle leggi razziali promulgate nel 1938 dal regime fascista.

Nel maggio del 1942, la prefettura di Napoli ordinò di schedare i residenti ebrei della città e della provincia per obbligarli ai lavori forzati. In quest’occasione, Tora e Piccilli divennero il luogo in cui tali persone di religione ebraica trovarono accoglienza e solidarietà .

Quel nome Tora, dato al paese, non poteva essere indifferente per gli ebrei, dato che richiamava la loro legge “la Toràh” .

In verità all’inizio alcuni abitanti di Tora erano alquanti perplessi in quanto si chiedevano perché tali persone non andavano a messa, ma fu lo stesso parroco Don Ferdinando Di Corpo a spiegare ai suoi parrocchiani la motivazione.

All’ epoca Tora e Piccilli contavano circa 1700 abitanti, di cui la maggior parte semplici contadini. Nei mesi successivi alcune famiglie dei confinati ed altre raggiunsero Tora e Piccilli per sfuggire ai bombardamenti che fra la fine del 1942 e gli inizi del 1943 stavano martoriando Napoli. A loro si unirono un gruppo di ebrei salvati durante l'ultimo conflitto mondiale grazie alla solidarietà e al silenzio di tutti gli abitanti del paese.

 

Dal podestà, l’avvocato Ciro Maffuccini, all'ultimo fascista fecero a gara per ospitarli e soccorrerli, anche se al centro di tutta la vicenda ritroviamo la figura della baronessa Antonietta Falco, appartenente ad una ricca famiglia napoletana, che fu in prima linea quando vide arrivare intere famiglie di amici ebrei napoletani chiedenti rifugio per evitare di essere deportate . La baronessa, con la complicità di tutta la popolazione, diede asilo e protezione a tutti. La sua splendida villa divenne la sinagoga ove gli ebrei potevano dedicarsi al loro culto.

Anche quando l’8 settembre Tora fu invasa dalle truppe tedesche e visse l’evento crudele del rastrellamento di migliaia di uomini, poi deportati in Germania, tutti tacquero sull’identità semita di molti di loro. Nessuno denunciò gli ebrei, e anche in quel difficile frangente tutti si adoperarono per proteggerli.

Anche le forze dell’ordine del luogo che erano al corrente dei movimenti clandestini, fecero finta di non vedere, né sapere. A testimonianza di quanto accaduto restano i racconti dei sopravvissuti alla cattura e le scene di solidarietà fra gruppi di ebrei e la popolazione immortalate in documenti fotografici e un bel testo “Il silenzio dei Giusti” del giornalista Piero Antonio Toma.

 

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