Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Carlo Marx: "Il Borbone sta massacrando la Sicilia e tutti tacciono"

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Karl MarxNel suo scritto “La Sicilia e i Siciliani”, pubblicato nel 1860, nel corso delle rivolte dei Siciliani contro il tiranno Borbone, precedenti lo sbarco sull’isola di Garibaldi, Carlo Marx formulava un’analisi storica delle condizioni e delle leggi della rivoluzione democratico - borghese siciliana e meridionale, e non mancava di fornire altri importanti spunti socio-politici, quali le conquiste straniere e le oppressioni subite.

In relazione alla conquista ed oppressione straniera più recente, ossia dal 1816, anno della fusione delle Corone (il re di Sicilia e Napoli, annesse la prima alla seconda, assumendo il titolo di “Re delle Due Sicilie”), sino al 1860, anno dell’’Unità d’Italia, i Siciliani avevano preso le armi quattro volte contro l’ usurpatore borbonico: nel 1820, nel 1837, nel 1848 e nel 1860.

Nel 1848 il moto popolare dei Siciliani contro il Borbone fu il primo a scoppiare in un anno colmo di rivoluzioni e moti popolari in Europa per la libertà, l’uguaglianza e i diritti costituzionali.

Nello scritto “La Sicilia e i Siciliani”, però, Carlo Marx faceva riferimento alle ultime rivolte contro il dominio borbonico, iniziate nell’aprile del 1860, e scriveva:

“La Sicilia è insanguinata, e l'Inghilterra è la spettatrice di queste nuove orge dell'infame Re Borbone, e dei suoi infami favoriti, laici, clericali, gesuiti o uomini d'arme. I declamatori del parlamento britannico riempiono l'aria di chiacchiere , ma non hanno neppure una parola sui massacri delle città siciliane. Nemmeno una parola per le cannonate, gli stupri, gli assassini delle soldataglie borboniche. Non un grido di indignazione si leva in tutta Europa. Nessun capo di governo e nessun parlamento chiede la messa al bando di quell'idiota assetato di sangue di Napoli".

In effetti, come è noto, nei mesi precedenti lo sbarco dei Mille, quale centro delle operazioni di rivolta dei Siciliani contro il dominio borbonico, fu scelto un convento di frati minori Osservanti, il Convento della Gancia, dove Francesco Riso, da qualche tempo, aveva cominciato, con l'appoggio dei religiosi, ad ammassare armi e munizioni.

Nella notte tra il 3 e il 4 aprile, i rivoltosi, una sessantina circa, si introdussero nel convento, dove attesero il mattino per dare inizio all'insurrezione. Alle 5, infatti, il suono a stormo delle campane della chiesa, che avrebbe dovuto fungere da segnale anche per i gruppi armati appostati sulle montagne, diede avvio ai primi colpi d'arma da fuoco.

Il capo della polizia di Palermo, Salvatore Maniscalco, non si fece, però, trovare impreparato. Egli, infatti, informato il giorno prima da uno dei frati, Padre Michele da Sant'Antonino, aveva fatto appostare i militari borbonici del 6º Reggimento di linea nei pressi del convento. I soldati penetrarono nel convento soffocando sul nascere l'insurrezione: tra i rivoltosi si contarono 20 vittime, tra cui un frate. Francesco Riso, ferito, morì in ospedale.

Altri 13 uomini furono tratti in arresto. Nei giorni successivi, in città, si fecero preoccupanti le avvisaglie di una nuova sollevazione e ciò contribuì a rendere esemplare la sentenza per i rivoltosi della Gancia: sarebbero stati condannati alla fucilazione come monito.

Nonostante tutto, l'episodio della Gancia diede il via ad una serie di manifestazioni ed insurrezioni che interessarono in particolar modo l'entroterra siciliano. Tredici furono le vittime della fucilazione avvenuta a Palermo presso l'attuale Piazza XIII Vittime (14 aprile 1860):

Andrea Cuffaro (anni 63)
Giovanni Riso (anni 58)
Pietro Vassallo (anni 40)
Cono Cangeri (anni 34)

Nicolò Di Lorenzo (anni 32)
Domenico Cucinotta (anni 31)
Sebastiano Camarrone (anni 30)
Liborio Vallone (anni 30)
Giuseppe Teresi (anni 28)
Calogero Villamanca (anni 24)
Francesco Ventimiglia (anni 18)
Michele Fanara (anni 15)
Gaetano Calandra (anni 34)

Sebastiano Camarrone sopravvisse alle due salve di fucileria, ma fu finito con un colpo alla testa.


Bibliografia:

(Marx-Engels, Opere complete, Editori Riuniti, vol. XVII, pagg. 375-377).

 

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