Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Martiri "Repubblicani" Irpini dal 1794 al 1799

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Lapide a Giovanni Pirro de Luca a MontefuscoIl termine "giacobino" (inteso come seguace di Robespierre e del terrore, anticristiano) è di origine cattolico-clericale sanfedista, quindi partigiano e deformante, che capovolge la vera realtà storica. 

Come hanno richiamato grandi storici quali Franco Venturi, è un termine falso storicamente, perchè i seguaci di Robespierre, ghigliottinato nel 1794, erano fuorilegge nella Repubblica del Direttorio ed i Repubblicani francesi e italiani praticarono la più ampia libertà religiosa e rispettarono dovunque il cattolicesimo, promuovendo il suo legame con la libertà e la democrazia (che è valore oggi acquisito nel più avveduto mondo cattolico),  ricevendo perciò vaste adesioni ecclesiastiche illuminate, sia del clero secolare che regolare, e molti Martiri del 1799 erano ecclesiastici, a partire dal vescovo di Vico Equense mons. Michele Natale.

Sempre sono da richiamare ed onorare i Martiri Repubblicani Irpini dal 1794 al 1799: Vincenzo Galiani di Montoro impiccato il 16 ottobre 1794 in piazza Castello (attuale Piazza Municipio verso il Maschio Angioino, sepolto poi nella Chiesa di S.Brigida), a 24 anni, tra i primi Martiri del Risorgimento italiano (insieme ad Emanuele De Deo e Vincenzo Vitaliani), Francesco Federici, marchese di Pietrastornina, generale della Repubblica Napoletana impiccato il 23 ottobre 1799 nel Maschio Angioino, Giacinto Galiani, il fratello di Vincenzo, sempre di Montoro, caduto combattendo nel giugno 1799 contro i sanfedisti, Giuseppe Cammarota di Atripalda impiccato il 4 gennaio 1800.

Ho scoperto la grandezza della Famiglia Galiani, che pagò con altre morti e altre sofferenze la propria scelta di libertà, di democrazia, di Repubblica e dovrebbe tutta essere onorata da questa spesso "immemore e ingrata" Repubblica.

Dopo la fine della Repubblica e con la reazione sanfedista del 1799 la sorella di Vincenzo e Giacinto, Giustina, conobbe la devastazione e il saccheggio della casa, l'assassinio del marito Giosuè Pepe, l'aggressione nei suoi confronti con 17 coltellate, alle quali miracolosamente sopravvisse.

Il vecchio padre e la madre e con gli altri congiunti furono costretti ad esulare a Tolone.

E si devono ricordare altri due Martiri del 1799: Pirro Giovanni De Luca morto a 38 anni nel carcere di Montefusco il 10 gennaio 1800 e Gaetano Oliviero di Flumeri, avvocato, amico di Pagano, Cirillo, Carafa, il vescovo Natale, che ebbe la casa saccheggiata e la sua persona assassinata, gettata dal balcone e col suo corpo fatto a pezzi. Aveva 39 anni.

Nè si può dimenticare il martirio ad opera dei sanfedisti, che si consumò nel 1799 in Avellino, di uno dei più grandi martiri del Risorgimento molisano, la  nobile figura del Repubblicano notaio Libero Serafini di Agnone, al quale la sensibile cittadina altomolisana ha intestato un monumento, una lapide sulla casa natìa, ha dedicato convegni, ha prodotto pubblicazioni ed il Nuovo Monitore Napoletano ha ospitato uno scritto ampio e competente del prof. Remo De Ciocchis, concittadino di Serafini.

 

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