Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Il Quarantotto di Salvatore Di Giacomo, cronaca del 15 maggio 1848 a Napoli

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Salvatore Di GiacomoSalvatore Di Giacomo (Napoli, 13 marzo 1860 – Napoli, 4 aprile 1934)noto saggista e poeta napoletano,  nella sua opera Il Quarantotto, con “una capatina a Toledo”,  ha narrato un resoconto della giornata di resistenza rivoluzionaria del 15 maggio 1848, dopo la revoca della Costituzione da parte di Ferdinando II, lo scioglimento del Parlamento Napoletano e della Guardia Nazionale.

Il racconto degli eventi di quel giorno è esposto  in forma di cronaca e di aneddoti, senza negare, da parte dell’autore,  l’intento di voler analizzare i molteplici episodi sia di quel  momento di resistenza che quelli precedenti, pieni di entusiasmo, di festa e di partecipazione, in un’ottica di comprensione della realtà rivoluzionaria in nome della libertà e del contraddittorio atteggiamento del re.

La penna di Di Giacomo accompagna il lettore nei vari caffè di ritrovo che popolavano Napoli in quel tempo, ad iniziare dal “Caffè sotto a Buono”, luogo di convegno degli studenti, soprattutto calabresi, pugliesi e siciliani, e il Caffè De Angelis, “ pieno di studenti tutto il giorno”.

Dai Caffè le scene si spostano in strada narrando episodi di vita vissuta. Le discussioni  si accendevano con  la partecipazione non solo di tanti patrioti napoletani, ma una folla di personaggi, molti dei quali venuti dalle province.

“Erano a Napoli nel 1847 meglio di trentamila provinciali, la maggior parte di costoro studenti o chiamati studenti soprattutto perché parlavano gli aspri dialetti delle Puglie, del Cilento, della Basilicata e delle Calabrie”.

Il vocabolo che scuoteva  gli animi  consisteva in “una parola che redime una Nazione, che la rigenera… Costituzione! E questa sublime parola suona per noi amore, fratellanza, patria, libertà”.

Di Giacomo narra  l’episodio di un corriere di Napoli, il quale, nella sosta a Terracina, aveva subito le prese in giro degli abitanti del posto sull’inerzia dei napoletani.

Quando il Re concesse la Costituzione il 29 gennaio 1848, sulla spinta dell’insurrezione siciliana e della rivolta del Cilento, il corriere postale napoletano poté finalmente prendersi la sua rivincita, ostentando  una vistosa fascia tricolore ed una fiera aria patriottica. “Portava a bandoliera la fascia tricolore e di sotto al suo panciotto, dalle sue tasche profonde, perfin dal suo cappello vennero fuori esemplari delle stampe liberali che annunziavano e conclamavano l’avvenimento”.

A proposito della stampa, erano tanti i giornali di ispirazione patriottica,  dal Lucifero all’Omnibus, dal Riscatto Italiano al più famoso Costituzionale per continuare con Il Lampo, il Mondo Vecchio e Nuovo, L’Inferno, Il Vapore e L’Arlecchino.

I giornali rappresentavano le voci di patrioti di diverso orientamento, liberale, democratico, monarchico, repubblicano, che lottarono uniti in quel 15 maggio 1848 per le strade di Napoli.

Tra di essi Michele Viscusi, il Ciceruacchio napoletano, che  si spostava da una parte all’altra della città in mezzo a dodici popolani rappresentanti dei quartieri napoletani.

Oltre a lui tutta una serie di personaggi  tra cui risaltano i nomi di Luigi Settembrini e Carlo Poerio.

Segue la descrizione delle battaglie, delle barricate per le strade di Napoli nel fatidico del 15 maggio 1848, giorno in cui il Parlamento avrebbe dovuto giurare fedeltà alla Costituzione, con i patrioti pronti a lottare e resistere in città, come i tre o quattro giovanotti che “disfacevano un letto e ne ammucchiavano le materasse in mezzo alla stanza, illuminata da un lume che non si vedeva”.

“Erano le nove ore del 15 maggio. Alle tre della notte precedente Ferdinando aveva spedito a Monteoliveto, ove i deputati erano riuniti, il Piccolelli con questa ambasciata: Il giuramento prescritto dagli articoli 12 e 13 del programma del 14 maggio non avrà più luogo da parte dei deputati.”

Il racconto della giornata è esposto da  Di Giacomo in maniera partecipata nella descrizione, soprattutto, degli eccessi delle guardie svizzere contro la Guardia Nazionale nel quartiere San Ferdinando, a Santa Lucia e a Toledo, e nel riportare il biasimo per la plebe, il “popolaccio”, al seguito delle guardie svizzere nelle case per saccheggiare, bruciare, derubare e dividersi il bottino.

In epoca recente la cronaca  è stata egregiamente riassunta da  Renata De Lorenzo nel suo lavoro, Il quarantotto di Di Giacomo: “Ogni barricata comporta, secondo la morfologia urbana della zona, una diversa tecnica di attacco e di lotta, ed ha i suoi eroi e i suoi episodi indimenticabili: quella di Monteoliveto, con l’assalto e l’incendio di Palazzo Gravina, quella di Largo di Carità ove combatte Saverio Altamura, in una zona dove si riunivano, nel caffè De Angelis, intellettuali, pittori. Qui muore Luigi La Vista, il poeta allievo di De Sanctis, dinanzi al vecchio padre che viene trascinato senza poter chiudere gli occhi del figlio, senza poterlo abbracciare, qui viene ucciso nel suo letto Angelo Santilli, uno dei più fervidi parlatori al popolo, che non aveva fatto fuoco sui soldati.”

Di Giacomo riporta una trentina di nomi dei quattrocento morti di quel giorno, oltre a quelli dei giorni successivi,  16, 17, 18 maggio 1848. Ma la Napoli del 16 maggio è anche la Napoli dei lazzari, del nostro “popolaccio”, come scrive Di Giacomo, che non esitava a depredare, razziare e saccheggiare”, dopo la fuga dei deputati del Parlamento Napoletano.

Il Quarantotto  di Di Giacomo rappresenta una lettura della storia originale e diversa, ma come sostiene Renata De Lorenzo, “occorre non sottovalutare la percezione dell’evento rivoluzionario che l’autore offre al lettore nella sua più esatta accezione, cioè come fenomeno non scontato e prevedibile, secondo il tipo di messaggio che accentuano le ricostruzioni degli storici puri, ma destinato a trasformarsi e ad acquistare coscienza di sé giorno per giorno, senza che se ne accorgano immediatamente gli stessi protagonisti”.


Bibliografia:
Salvatore Di Giacomo, Il Quarantotto,  Napoli, 1902
Renata De Lorenzo,  Il quarantotto di Di Giacomo in Un Regno in bilico, Carocci, Roma, 2001

 

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