Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Lady Emma Hamilton: la lascivia e la lussuria al servizio del potere borbonico

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Il 12 settembre 1798 la nave ammiraglia della flotta inglese” Vanguard”, con a bordo Orazio Nelson, che aveva distrutto le navi di Napoleone nella Baia di Abukir, entrava nel porto di Napoli. Il primo ad accogliere e ricevere l’eroe del Nilo fu l’ambasciatore inglese, lord William Hamilton, ma molto più entusiasta fu  la di lui moglie, lady Emma Lyon, che, giunta sul ponte, gettò le braccia al collo di Nelson, esclamando : “Oh Dio! E’ possibile?” stringendolo a sé in estatico rapimento.

Emma Hamilton aveva vissuto un’infanzia ed una adolescenza difficile, a causa delle modeste condizioni familiari, ma soprattutto per essere stata un’amante infelice prima di conoscere e sposare sir William Hamilton nel 1791. Da quel momento la sua vita si era collegata alle sorti del Regno di Napoli, soprattutto nel momento della reazione borbonica contro i patrioti repubblicani del 1799.

La bellezza di Lady Hamilton, il suo rapporto ambiguo con la regina Maria Carolina, la sua “lascivia” e nel contempo il suo ruolo di amante ufficiale di Orazio Nelson, contribuirono  non poco al corso degli eventi che portarono alla condanna a morte di tanti patrioti repubblicani nel 1799.

La regina si servì della Hamilton per convincere Nelson nella decisione infamante di tradimento degli accordi di capitolazione dei patrioti repubblicani, ma anche in altre occasioni  Emma si era già mostrata attiva nel soddisfare i voleri della regina, confidando nella sua bellezza, e nella condivisa lussuria.

Lo storico Pietro Colletta la descrisse ritraendola  sempre al fianco di Carolina nella reggia, nei teatri, al pubblico passaggio, e spesso nei penetrali della casa, nel  bagno e nel letto che si godevano  comuni.

Non scomoderemmo ancora la memoria della Hamilton,a cui la scrittrice Leda Melluso ha dedicato un buon romanzo storico dal titolo eloquente “ L’amante inglese”, ma ai fini del nostro impegno storico sui fatti del 1799, è impossibile non ricordare l’influenza esercitata da costei  nel  convincere Nelson a non rispettare il trattato di capitolazione  che il cardinale Fabrizio Ruffo aveva concluso  con i patrioti repubblicani del 1799, garantendo loro  la libertà in Francia.

Scrive ancora Pietro Colletta che, in questa circostanza, la regina Carolina si rivolse a Lady Hamilton con testuali parole: ”A voi, milady, noi dovremo la dignità della corona; andate sollecita; vi secondino i venti e la fortuna”.

Si può  inoltre affermare che, considerando  le testimonianze di Colletta e di Ciro Raia (quest’ultimo scrive apertamente di amore “ omosessuale”) e di altri storici, l’amore gay non scandalizzava troppo Napoli in quel periodo e nessuno, a partire da Ferdinando IV, si era scandalizzato del “trio junctus in uno” di Emma Hamilton-William Hamilton- Lord Nelson, né se Lady Hamilton fosse l'amante della regina.

La Hamilton, in nome di Maria Carolina, diede un apporto rilevante nel convincere il suo amante Orazio Nelson a non rispettare le capitolazioni, riducendolo ad una  scandalosa ed inaccettabile scelta.

La risoluzione dei repubblicani napoletani di capitolare fu la fiducia nell’osservanza del trattato  che doveva essere onorato, come storici inglesi e americani hanno evidenziato, esprimendo durissimi giudizi sul tradimento di Nelson.

Lo stesso capitano inglese Foote, spettatore dell’imbarco dei patrioti napoletani, dopo l’accordo di capitolazione, confermò quanto essi fossero stati tratti in inganno e nel suo “Diario napoletano” riportò la notizia che anche il comandante del contingente russo, Baillie, rifiutò di rimanere a Napoli, privo del coraggio di dover assistere alla mattanza di uomini, patrioti che si erano fidati sempre della sua parola.

La regina Carolina, nel chiedere l’intercessione della Hamilton era ben consapevole dell’ascendente che costei aveva su  Nelson, tanto da convincerlo a mettere in atto lo scandaloso tradimento delle capitolazioni.

I patti non furono rispettati e da lì iniziò l’ecatombe dei nostri martiri; in piazza Mercato fu innalzato un patibolo che  versò sangue innocente senza sosta fino ai primi mesi del nuovo secolo.

Orazio Nelson, per tali “meriti”, ebbe, tra l’altro, il Ducato di Bronte. Ritornato a Londra, non riuscì più a convivere con la moglie, si separò a andò a vivere con sir William e Lady Hamilton in Grosvenor Square. Nel 1801, Emma diede alla luce una bambina che chiamò Orazia, regolarmente riconosciuta dall’ammiraglio inglese e affidata alla cure di una certa signora Gibson fino alla morte del vecchio Hamilton, avvenuta nel 1803.

 

 

Bibliografia

Pietro Colletta- Storia del reame di Napoli- prima edizione Losanna 1847

 

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