Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Risorgimento in Terra di Lavoro, dal 1799 alla diffusione della Carboneria

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Pur essendo stato Terra di Lavoro il territorio dei feroci briganti al servizio della reazione borbonica, legittimistica, da Gaetano Mammone, Fra’ Diavolo fino a Francesco Guerra, Domenico Fuoco, è altrettanto vero che il Risorgimento Italiano in Terra di Lavoro è pregno di avvenimenti e personaggi di rilievo che ci comunicano l’esistenza di un filo logico che unisce il 1799 al 1860, passando per i moti del 1820-1821 e le rivoluzioni del 1848.

Nel presente scritto ci occupiamo di come Terra di Lavoro abbia contribuito agli eventi risorgimentali dalla Repubblica del 1799, fino all’ampia diffusione delle vendite carbonare, preludio ad un’attiva partecipazione all’insurrezione del 1848 per la richiesta della costituzione.

L’albo Campano di Angelo Broccoli evidenzia il contributo rilevante dei martiri di Terra di Lavoro alla Repubblica Napoletana del 1799.

Su 123 giustiziati dai Borbone 13 provenivano da Terra di Lavoro. Inoltre  Il Pantheon dei martiri campani dello stesso Broccoli nell’elenco riporta Mons.Michele Natale di Casapulla, Vincenzo Russo di Palma Campania, Pasquale Battistessa e Nicola Ricciardi di Caserta, Francesco Bagno di Cesa, Domenico Cirillo di Grumo, i capuani Leopoldo De Renzis e Eleuterio Ruggero, Clinio Roselli di Esperia, Domenico Perla, residente a Lusciano ed Ercole D’Agnese di Piedimonte, quest’ultimo presidente della commissione esecutiva della Repubblica Napoletana.

Inoltre è noto il legame di Francesco Pagano con Terra di Lavoro a cui in carcere dedicò uno studio con le Dissertazioni sull’Antica Calvi.

Lo stesso Carlo Lauberg, alla guida della Repubblica Napoletana fino al 25 febbraio 1799, era originario di Teano.

Ai martiri bisogna aggiungere i tanti esuli a Marsiglia, Parigi e Lione, tra cui ricordiamo Giovanni Bausan di Gaeta, amico dell’ammiraglio Francesco Caracciolo, Alessandro D’Azia di Capua, Pietro Battiloro di Arpino, Gian Vincenzo Battiloro fratello di Pietro, Decio Colletti di Formicola, Domenico Fiore di Aversa, grande amico dello scrittore francese Stendhal, Mattia Zarillo di Capodrise, che fu in un primo momento inserito nel governo provvisorio di Carlo Lauberg.

Dopo la sconfitta della Repubblica Napoletana i patrioti di Terra di Lavoro si riorganizzarono tramite la Carboneria in raccordo con i patrioti delle vicine province di Salerno e Avellino, ove la Carboneria aveva buone basi, prima dei moti del 1820- 21, precisamente dal 1817.

Ad essa aderirono professionisti, ecclesiasti, studenti, artigiani, militari.

In relazione al numero degli ecclesiastici, secondo la ricerca dello storico Rosolino Chillemi di Capua, Clero e Carboneria a Capua e Caserta nelle carte del Principe di Pianosa, nella sola diocesi di Capua il numero degli ecclesiasti aderenti alla Carboneria annoverava ben 220 persone.

Quindi, prima dei moti insurrezionali del 1820-21, la Carboneria di Terra di Lavoro era ben attiva per tutta la provincia, in particolare nelle città di Capua, Aversa, Santa Maria e Nola.

Ricordiamo che il nome "Carboneria" derivava dal fatto che i settari dell’organizzazione avevano tratto il loro simbolismo ed i loro rituali dal mestiere dei carbonai, ovvero coloro che preparavano il carbone e lo vendevano al minuto.

L’organizzazione, di tipo gerarchico, era molto rigida: i nuclei locali, detti "baracche", erano inseriti in agglomerati più grandi, detti "vendite".

A tal riguardo un documento della Biblioteca del Museo Campano ci fornisce il numero di settantaquattro  vendite nella provincia di Terra di Lavoro, di cui otto a Capua: I Trionfatori ai Bastioni di Santa Caterina, I seguaci di Pitagora al Bastione S. Carlo, I felici Campani al Bastione di S. Amalia, La Formia al Bastione Aragona, La Campania riunita al Bastione del conte, I seguaci di Marte al Bastione Olivarez, La Casilina al Bastione dello Sperone, La Perfezione.

A Santa Maria ritroviamo sei vendite: Marte filantropo, I figli di Catone, I liberi Campani, Gli Amici della concordia, La Perfetta Unione, Orazio al Ponte.

A Caserta sono presenti cinque vendite: La Virtù e la Vigilanza, I difensori della Libertà, Gli Spartani alle Termopoli, La vera Costanza, Il Giuramento terribile, a cui bisogna aggiungere una a Caserta Vecchia “Vincere o morire”.

Ad Aversa sono dislocate quattro vendite: I veri Liberali, La Vigilanza nelle Foreste, I Figli di Taburno, I Veri figli di Marte.

A Frignano abbiamo i Figli di Ceuma, Gli amici della Patria, il Delubro di Marte.

Tutte le altre sono dislocate in centri minori: due a Grazzanise (Gli Israeliti liberati, Gli Imitatori di Attilio Regolo), due a Giano (I Veri figli della Costanza, I Veri figli di un padre), due a S. Nicola la Strada (I Veri figli della beneficenza, I figli di Stige), due a Maddaloni (Scipione Africano, Catone in Ustica), due a Marcianise (La Nuova Allenza, Gli amici dell’ Indipendenza), due a Casal di Principe (I nemici dell’ambizione, La Selva Nera).

Segue una vendita carbonara in ciascuno dei seguenti paesi: Cancello (La Perfetta Unione), Arnone (la Scuola d’onore), Pignataro  (La Virtù trionfante), Pastorano (Gli abitatori di Montemarano), Camigliano (I difensori della Patria), Sparanise(La Torrefiorita), Calvi (I Figli di Temistocle), Curti (I Figli di Apollo), San Prisco (Gli eroi della libertà), Casanova ( I veri figli dell’onore), Casapulla (L’antica galassia sui Monti Tifatini), Valle (Muzio Scevola), Cervino (I figli del Coraggio), Formicola (La Felicità riconosciuta), Schiavi (I costanti della persecuzione ), Latina (I seguaci di Catone), Succivo (Minerva e Morte ), Teverola (la Minerva), San Marcellino (La Virtù insorta), Lusciano (I valorosi Meli), Parete (I difensori della Religione), Recale (Marte Filantropo), Limatola (I compagni di Muzio Scevola), Melizzano(I Liberi Telesini), Sant’Agata dei Goti (I seguaci della Minerva), Teano (I persecutori del Vizio), Vairano (I figli dell’indipendenza e della libertà), Pietramelara (i figli di Sparta), Pietravairano (I forti inespugnabili), Riardo (I forti campioni, Solopaca (I difensori della rigenerazione).

L’ultima delle 74 vendite carbonare non riporta alcun titolo , ma è indicato il Gran Maestro Orabona Luigi di Aversa.

Ciascuna vendita è generalmente formata da non meno di dieci – quindici carbonari, a volte venti- trenta.

Si può , quindi , comprendere come fossero vivi gli ideali risorgimentali con tanti patrioti pronti a partecipare ai grandi avvenimenti che porteranno alla richiesta della costituzione nel 1848.

 

 

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