Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Gli ideali del Risorgimento per la libertà di culto dei cristiani non cattolici

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Durante la breve esperienza della gloriosa Repubblica Romana del 1849, tra i principi fondamentali della Costituzione di tale Repubblica vi è il settimo che recita: “ Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici.”

Tale fu lo spirito del glorioso Risorgimento, ossia lo spirito liberale che la libertà di culto è un diritto di ciascun uomo, una totale libertà che nessuna autorità ecclesiastica o civile può non riconoscere.

La conquista dello stato laico in cui nessun credo religioso può arrogarsi di detenere la verità, soprattutto nell’ambito dello stesso cristianesimo, fu un percorso duro a cui le gerarchie ecclesiastiche della Chiesa cattolica si opposero in alleanza soprattutto con quei regimi assolutistici che si arrogavano il diritto di nominare cardinali e vescovi.

In Italia solo con il glorioso Risorgimento il rapporto tra mondo cattolico e altri culti cristiani non cattolici acquistò il suo giusto rilievo sul piano culturale e quello politico.

Grandi speranze si accesero di una riforma religiosa per un’evoluzione del cattolicesimo in senso evangelico quale tolleranza e rispetto per i culti cristiani non cattolici.

Nuclei di evangelici italiani, parte collegati ai Valdesi e parte in forma di “ Chiese libere” resistettero alle persecuzioni dei regimi cosiddetti “ sanfedisti” che avevano fatto propria l’alleanza fra Trono e Altare.

Grazie ai principi della Rivoluzione francese e della età napoleonica, in Italia i cristiani non cattolici poterono iniziare ad ostentare la loro libertà di culto. In particolare i Valdesi erano stati sempre in prima linea a fianco dei repubblicani contro i reazionari sanfedisti che pretendevano che ci fosse in Italia una religione di stato cattolica.

Ciò avvenne nel corso della breve ma rilevante stagione delle Repubbliche sorelle in Italia alla fine del settecento.

Tuttavia possiamo considerare il termine ideale dell’Età napoleonica e l’inizio di quella risorgimentale nel momento in cui gli italiani prendono coscienza gradualmente che l’Italia dovrà essere uno Stato laico con una “Libera Chiesa in Libero Stato”.

E’ il momento dell’incontro delle posizioni di Alessandro Manzoni e Raffaello Lambruschini con quelle di Mazzini, Garibaldi e Cavour.

Allorchè il filosofo cattolico Lammenais fu condannato per la sua posizione critica nei confronti dell’alleanza Trono- Altare, Giuseppe Mazzini , scriverà :

“Il primo tra Voi che, commosso dai pericoli di una crisi europea, leverà lo sguardo dal Vaticano a Dio, e ne trarrà direttamente la propria missione – il primo tra Voi che, consacrandosi apostolo dell’umanità, raccoglierà le sue voci e, forte di una coscienza illibata, inoltrerà con il Vangelo alle mani tra le moltitudini incerte, pronunciando la parola Riforma – quegli avrà salvo il cristianesimo, ricostituito l’unità europea, spento l’anarchia e suggellata una lunga concordia tra la società e il sacerdozio”.

Tra i più valorosi combattenti della libertà religiosa per i cristiani non cattolici vi fu il bergamasco Giovanni Morelli.

Figlio di svizzeri trapiantati in Italia, aveva dovuto recarsi in Germania per i suoi studi universitari in quanto protestante.

All’indomani del 1849 Giovanni Morelli scriveva: “ La riforma religiosa è urgente, perché fino a che esisterà la Roma leonina, non si può parlare d’indipendenza italiana “.

Colui che ebbe a cuore il diritto dei cristiani non cattolici fu Cavour  che, nel gennaio 1854, fece presentare dal Ministro di Grazia e Giustizia del governo sabauda Rattazzi un “Progetto di modificazione e di aggiunte al Codice Penale“ che potesse accogliere le istanze degli evangelici in maniera da favorire gradualmente l’incontro fra cattolicesimo e protestantesimo.

Il progetto Rattazzi costituiva comunque un timido passo in avanti riguardo alla libertà di professione del culto religioso, in quanto attenuava parzialmente le pene previste dagli articoli 164 e 165 del Codice penale che punivano con la reclusione “chi attacchi direttamente o indirettamente la Religione di Stato con princìpi ad essi contrari.”

Infatti lo stesso statuto albertino del 1848 prevedeva ancora la religione cattolica quale “sola religione di Stato.”

Cavour metterà in campo tutta la sua abilità per il suo sogno di “Libera Chiesa in Libero Stato”. Fondamentale, tuttavia , si rivelerà l’apporto di statisti ed intellettuali quali Silvio Pellico, Massimo D’Azeglio, Alessandro Manzoni, Vincenzo Gioberti, Antonio Rosmini, Marco Minghetti, Bettino Ricasoli, Giovanni Lanza, i quali parteciparono ai movimenti risorgimentali opponendosi all’intolleranza religiosa verso i cristiani non cattolici, non condividendo le linee ufficiali della Chiesa e delle gerarchie ecclesiastiche.

A Firenze nel 1860 “il Monitore toscano “ di Bettino Ricasoli ebbe a scrivere:

“ I vescovi hanno scelto una mala via che è tanto contraria alla loro missione evangelica in quanto nuocevole agli interessi della religione… Il governo sa che tutelare la dignità, la sicurezza, la tranquillità dello Stato anche contro i ministri di Dio, se i ministri di Dio diventano soldati del Papa Re”.

Camillo Benso Conte di Cavour nel suo memorabile discorso alla Camera dei Deputati del 25 marzo 1861, che possiamo compendiare con “ Libera Chiesa in Libero Stato e Roma capitale“ dichiarò con chiare parole:

“ Perché noi abbiamo il diritto, anzi il dovere di chiedere, d’insistere perché Roma sia riunita all’Italia? Perché senza Roma capitale d’Italia, l’Italia non si può costituire".

Cavour non poté assistere al suo sogno in quanto morì pochi mesi dopo, ma furono i suoi successori della Destra liberale a mettere in atto le sue volontà.

A coloro che ancora rimpiangono nei presenti anni il potere temporale della Chiesa, ricordiamo che alla vigilia dell’apertura del Concilio Vaticano II, l’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Giovanni Battista Montini, in una conferenza tenuta in Campidoglio davanti al presidente della Repubblica Antonio Segni e al presidente del consiglio Amintore Fanfani: disse:

“Proprio dopo la fine del potere temporale, il papato riprese con inusitato vigore le sue funzioni di maestro di vita e di testimone del Vangelo”.

 

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