Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Tecnica e filosofia

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Marshall McLuhanScriveva Marshall McLuhan ne Gli strumenti del comunicare che “medium” è qualunque innovazione avvenga in una data epoca storica, dall’invenzione della ruota a quella della stampa.

Tecnologia è tutto ciò che amplia i sensi dell’uomo, ne diventa un’estensione, li modifica. E attraverso la modificazione capillare delle singole esistenze permea la società nel suo insieme. I media diventano allora metafore attive in quanto hanno il potere di tradurre l’esperienza in forme nuove.

Ogni estensione tecnologica ha infatti prima di tutto un effetto psico-fisico, nel senso che mentre amplia una parte del corpo o una sua funzione, ne inibisce altre, generando una sorta di “autoprotezione” spontanea e complessa. In secondo luogo, ogni estensione tecnologica comporta ripercussioni inevitabili sul rapporto tra l’uomo e il suo ambiente.

McLuhan utilizza inoltre la metafora dello “specchietto retrovisore” per indicare l’inevitabile ritardo con cui gli individui diventano consapevoli dei mutamenti indotti dagli sviluppi tecnologici.

Un ambiente diviene pienamente visibile solo quando è stato soppiantato da un nuovo ambiente: in tal modo, noi siamo sempre un passo indietro nella nostra visione del mondo.

 

Per esempio, solo nell’epoca del motore a vapore si riesce a comprendere pienamente l’epoca delle comunicazioni a cavallo, così come il nuovo uomo “elettrico” si orienta ancora sul modello meccanico che caratterizzava l’ambiente precedente. Si verifica così il paradosso della “estensione/amputazione”.

Ogni tecnologia reca in sé elementi di progresso ed elementi “narcotizzanti”, ed è proprio l’interazione tra questi due ordini di effetti a determinare nuove situazioni ambientali e, quindi, nuove dinamiche relazionali.

 

E’ interessante notare le assonanze con Il sistema tecnico, famoso libro scritto da Jacques Ellul negli anni ’70 del secolo scorso (titolo originale Le systhème technicien), poi tradotto in italiano per i tipi di Jaca Book.

Jacques EllulMa chi è Ellul, innanzitutto? Pensatore poliedrico e cosmpolita, giurista di formazione, ma essenzialmente sociologo e filosofo, dopo la sua morte (Bordeaux, 1994) viene considerato uno dei padri nobili del pensiero ecologista, critico aspro e acuto del razionalismo tecnocratico occidentale.

Si noti tra l’altro che raggiunse la fama prima nei paesi anglosassoni, grazie all’interesse di Aldous Huxley, e solo dopo in Francia e nelle nazioni latine in genere.

Sarebbe tuttavia un errore considerarlo unicamente un fondatore del movimento ecologista. A Ellul, infatti, dobbiamo un’analisi completa e rigorosa della tecnologia, della sua natura e delle conseguenze che essa comporta per la vita quotidiana.

Nelle pagine dense delle sue opere la tecnica dà vita a un vero e proprio “sistema”, creato sì dagli esseri umani, ma da loro sempre più indipendente via via che si sviluppa.

La tecnologia invade le nostre vite, riempie anche i più piccoli interstizi dell’esistenza, e ci domina senza che a essa si possano frapporre ostacoli.

Non solo. Il mondo tecnologico di auto-alimenta, si autonomizza e tende sempre più a vivere tramite scambi del tutto interni ad esso. Il pericolo?

Che il mondo tipicamente umano, quello dei sentimenti, delle emozioni, dei desideri, divenga una mera appendice dell’universo tecnologico. Per i nostri avi indipendente era il mondo naturale, oggetto non soltanto di indagini scientifiche, ma anche culla di paure e timori ancestrali.

Ora tra esseri umani e Natura la tecnica in un primo tempo si frappone. Ma poi, con ritmi addirittura vertiginosi, la tecnica diviene la “vera” natura, quella originale ormai condannata a essere un fantasma di cui, spesso, non percepiamo neppure l’esistenza.

Si verifica così un processo di standardizzazione e di omologazione in grado di superare ogni confine. Gli Stati autoritari tentano di impedire ai loro cittadini l’accesso libero a Internet, ma non riescono mai a realizzare il progetto sino in fondo. Troppo potenti e sofisticati gli strumenti che la tecnica ha creato.

Troppo seducenti e ricolmi di promesse i richiami che essa suscita stregando le nostre menti. E, soprattutto, troppo luccicante la vita futura che la tecnica ci lascia intravedere.

Resistere - ammesso che lo si voglia – è inutile e pericoloso. Chi se la sente di rinunciare a un’apparizione su Facebook? La violenza mostrata su YouTube diventa un prezzo ragionevole, da pagare a fronte di tanti altri vantaggi.

Naturalmente non tutti sono disposti ad accettare che le cose stiano davvero così. Infatti dire che la tecnica, formando un sistema, è divenuta autonoma, e che l’uomo, in particolare l’uomo politico, non ha più alcun potere su di essa, significa infliggere un grave colpo all’orgoglio umano.

Come? la nostra creatura, la Tecnica, ci sarebbe scappata di mano? Impossibile. Ci si rifiuta di prendere in considerazione una tale ipotesi. Proprio per questo Ellul ha sempre fatto scandalo.

Eppure nei suoi libri troviamo spunti impossibili da trascurare. A dispetto di quanto si dice, il regionalismo è un prodotto del sistema tecnico. Infatti la tecnica si rivela motore di decentralizzazione, purché il fattore decentralizzato sia fortemente integrato nel sistema globale.

Le guerre altro non sono che banchi di prova della tecnica.

Ai divertimenti si attribuisce sempre maggiore importanza: essi sono “funzione respiratoria del sistema”. E la tesi che la tecnica aumenti le possibilità di scelta è solo un mito assai pericoloso.

Certo oggi si parla molto di sviluppo “sostenibile”, si fa in qualche modo strada la percezione - non sempre chiara - che alcuni limiti non possano essere valicati senza compromettere la visione che abbiamo di noi stessi. Ma le idee di Ellul sono lì a rammentarci che, forse, il punto di non ritorno è già stato raggiunto e superato.

 

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