Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Attanasio Dramis fra Repubblica, anarchia e socialismo democratico

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"In un angolo della Calabria Citeriore le correnti della storia civile e politica spiravano con l'impeto e la generosità dei grandi fenomeni epocali. I migliori uomini dell'Arberia ne furono scossi e coinvolti, dando seguito a una straordinaria stagione intellettuale." (Costantino Marco)

Ripensando ai grandi rivolgimenti della Storia risorgimentale calabrese, non si può non rendere doveroso omaggio alla figura di Attanasio Dramis, legato oltre che alla rivoluzione del 1848 e alla impresa dei Mille, anche alla attiva presenza da protagonista alle evoluzioni politche post-unitarie.

Fu  uno degli attori principali, fra i giovani intellettuali meridionali, nella seconda metà del XIX secolo, a rendere tentabile la formazione e l'organizzazione di un grande movimento democratico di massa ed alla costituzione della sezione napoletana dell'Internazionale di Londra.

Egli, infatti, apparteneva ad una famiglia di cospiratori e di chiara matrice democratica, una delle tante, come scrive G. Isnardi, tra le popolazioni albanesi in Calabria Citra, la cui avversione al regime autoritario dei borboni fu estremamente decisa e massiccia, tanto da costituire una delle componenti più forti della rivoluzione calabrese del 1848; la popolazione arbershe, inoltre, aggiunge il Prof. Nino Cortese, costituì il supporto  del movimento radicale nella provincia di Cosenza.

Nacque Attanasio Dramis a San Giorgio Albanese il 1° maggio del 1829 da Giuseppe, noto cospiratore, e da Teresa De Simone.

Nel 1842, tredicenne, varcò le mura del Collegio Italo Albanese del San Adriano, dove, scrive Giuseppe Mazziotti,  la consolidata tradizione liberale e giacobina, è impressa anche nelle pietre, che formava gli eroi del libero pensiero e delle azioni gloriose.

Nessuna scuola calabrese poteva vantare le tradizioni illuministe, giacobine, carbonare e di rinnovamento culturale del Collegio Italo Albanese (Gaetano Cingari).

In questo Convitto, la prima educazione politica che il Dramis aveva ricevuto dalla sua famiglia, venne ulteriormente irrobustita e quì consolidò l'amicizia con gli altri giovani italo albanesi, Agesilao Milano, Angelo Nociti e Nicodemo Baffa.

Vi ebbe come professori il sacerdote di Rito Greco Antonio Marchianò , definito dai borboni " Settatore e divulgatore degli infernali disegni di rivolta" e  i liberali  Francesco Saverio Elmo, Raffaele Maida, Michele Rodotà e Raffaele Vaccaro.

Dopo il fallimento dei moti del '48, il giovane Dramis, battendosi valorosamente  in battaglia ed essendo ricercato, si diede alla latitanza cercando, invano, di arruolarsi nelle fila dell'esercito della Repubblica Romana.

Nel 1851, fu imprigionato nelle carceri del Castello di Cosenza, dove per il suo spirito indomabile, capeggiò una sommossa per fare evadere i prigionieri politici e dare inizio alle "guerre per bande".

L'evasione riuscì, ma poco dopo il Dramis fu reinternato e a tal propsito scrisse: "se i duecento congiurati che dovevano seguirci e sostener quel buon primo esito, non si fossero terrorizzati dalla feroce lotta, sostenuta corpo a corpo con  pugnali in mano, tutto si sarebbe risolto in maniera diversa."

Dopo il tentato regicidio operato dal suo amico di studi e di fede, Agesilao Milano, egli fu uno dei primi su cui la reazione borbonica  infierì; venne rinchiuso nelle carceri di Santa Maria Apparente, dove senza processo, fu liberato soltanto il 6 giugno del 1860.

Di sicuro, Attanasio, sapeva che qualcosa Agesilao stava meditando e ciò si evince da una missiva che egli inviò al regicida:

" Ti prego ardentemente di non muoverti ed attendermi alle prossime feste natalizie, in cui mi è stata promessa una lunga licenza."

La lettera non venne recapitata d'urgenza al latore, il quale aveva già deciso di attentare alla vita di Ferdinando II di Borbone.

L'attentato- scrive il Dramis- avvenne quindi contro ogni mia previsione, sicuro com'ero che Agesilao, dopo la mia lettera, avesse soprasseduto alla sua terribile decisione.

Questi sono i fatti nudi, la cui verità storica è fino ad un certo punto documentata dal processo che ne seguì.

Nel giugno del 1860, come sopra ricordato, dopo quattro anni di detenzione, venne liberato dal carcere di Santa Maria Apparente in Napoli ed a bordo della nave sarda "Mozambano", con l'aiuto di alcuni suoi amici, salpò per Palermo, dove ricevette da  Garibaldi precise istruzioni per la sua infiltrazione nelle Calabrie.

A Cosenza prese contatti con il Comitato Rivoluzionario.

Organizzato un battaglione di albanesi del suo paese, San Giorgio Albanese, al passaggio di Garibaldi venne inquadrato nella Divisione degli Albanesi Damis, dove raggiunse il Volturno battendosi con grande ardimento.

Sciolto il battaglione dei volontari Garbaldini prese congedo dal colonnello Sprovieri e come lui stesso scrive: "appianai tutti i conti amministrativi del mio battaglione".

Nel giugno del 1862 si ritrovò nuovamente con Garibaldi a Palermo, ma conosciamo che l'impresa per la presa di Roma ebbe i suoi risvolti negativi in Aspromonte.
Partecipò in prima persona per la repressione del brigantaggio riuscendo con i suoi albanesi a catturare il brigante Serravalle.

Nel 1864 si trasferì a Napoli, dove un suo fratello studiava ingegneria civile,  entrando a fare parte della redazione del "Popolo d'Italia".

Qui conobbe illustri  personaggi della politica e della cultura fra cui Giorgio Mileti e Giuseppe Fanelli. Cominciò a fare politica attiva tanto da essere avvicinato da Mikail Bakunin, allora soggiornante in Napoli.

L'amicizia stretta con il russo lo fece allontanare dalla sua antica fede: il mazzinianesimo, considerandolo ormai come  insufficiente e ideologicamnte inattuale rispetto all'evolversi dei tempi.

Pur avendo, con Bakunin fondato la Sezione napoletana dell'Intrenazionale di Londra, le sue idee miravano speditamente verso una concezione di un socialismo democratico, ritenuto come unico rimedio per il risanamento dell'endemico stato di malcontento delle popolazioni meridionali.

Deluso dalla politica post unitaria, il Damisi ipotizzava un'alleanza organica tra la piccola borghesia e la massa degli operai e dei contadini, da usare come arma efficace contro un Stato, ritenuto nemico ed accentratore.
In sostanza, abbandonando il socialismo anarchico del Bakunin, egli ritornava alle origini del socialismo risorgimentale ed in particolare a quello concepito dal Pisacane.

Riguardo la politica del governo post unitario egli così scrisse sul Popolo d'Italia:

"Il popolo vive più di sensazioni e di memorie, che di astrazioni e di idee generose, a primo slancio, confronta, paragona, giudica; e quando vuolsi che ami, curi, adori un nuovo sistema, è mestieri che questi gli sembri migliore e più utile e vantaggioso. Che cosa ha fatto i governo perchè il popolo senti e tocchi la differenza e trovi un effettivo miglioramento? Nulla, nulla, nulla: anzi violando la morale e la giustizia, e nulla utilizzando, si è corso a mille doppi nel peggio, e tuttora si corre nel pessimo".

Molto importante fu per il Bakunin la figura del Dramis che lo teneva in alta considerazione. Dopo il Congresso di Berlino del 1868 della Internazionale della Democrazia Socialista, lo stesso ideologo russo, lo volle fra i sei membri del Comitato Centrale per l'Italia.

Ma questo atteggiamento del Bakunin non influì sul ritorno alle antiche idee fondate sul sociaismo risorgimentale del Pisacane.

Molto ne risentì di questo allontanamento il russo che così scriveva con impeto al Gambuzzi:

" Caro Amico, te ne supplico, scrivimi al più presto e prega i nostri amici di scrivermi, quando avrai lasciato Napoli...Perchè De Luca non mi manda il giornale? e Mileti non mi manda il "Popolo"? Attanasio tu dormi! Vergogna! tempo di alzarti e rifarti uomo! Ma temo di essere ingiusto col povero amico e taccio..."

Ma Attanasio - come scrive Cassiano - non dormiva affatto ne era per temperamento un dormiglione; si andava semmai addormentandosi il suo "bakunanismo" che aveva abbracciato o creduto di abbracciare.

Infatti in tal maniera si esprimeva l'Italo Albanese: "Della rivoluzione profonde sono le cause ed il corso lungo, irresistibile; niun uomo si vanti di averla promossa e niuno presuma a sua voglia di dominarla."

Alla luce dei nuovi tempi e della mutata realtà, il Dramis ritenne opportuno che bisognava sostenere una nuova formula democratica della questione sociale.

Attanasio Dramis fu certo un grande personaggio dell'Arberia Italiana, un altro grande Eroe e non solo in battaglia, ma anche in politica sociale, che va a congiungersi con le idee del socialismo del filosofo Alberto Straticò, del poeta sodato Vincenzo Stratigo, per poi sfociare nel positivismo nazionale di Camillo Vaccaro.



Bibliografia essenziale:

Attanasio Dramis, Democrazia e Socialismo nella Comunità Calabro Albanese, Marco editore Lungro 2004;
G. Isnardi, Stranieri in Calabria durante il Risorgimento, in Atti del II Congresso Storico Calabrese. Napoli 1961 pag. 159;
N. Cortese, La Calabria nel Risorgimento Italiano, in Atti del II congresso Storico Calabrese, Napoli 1961, pag. 13.
 

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