Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Giuseppe Capecelatro: dieci anni di reclusione per la Repubblica del 1799

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Patrizio napoletano, Giuseppe Capecelatro fu anche dottore in legge, avvocato concistoriale e cappellano del tesoro di San Gennaro. Durante l’episcopato costituì la Biblioteca Arcivescovile e decise di rendere pubblica la sua biblioteca personale.

Il 14 marzo 1800 fu condannato a dieci anni di reclusione per aver aderito alla Repubblica Partenopea, durante i moti del 1799, quelli che scatenarono la reazione sanfedista.  Illuminista, fu un letterato di vaglia che mantenne la corrispondenza con i principali cervelli europei: Goethe, madame de Stael, Lamartine …

Nel 1806 Giuseppe Bonaparte lo nominò Consigliere di Stato e Presidente della Sezione Interno. Nel settembre del 1808 fu nominato Ministro dell’Interno dal nuovo re di Napoli: Gioacchino Murat. Nel 1809  fu designato Primo Elimosiniere della regina Carolina Bonaparte.

Sconfitta la Repubblica Partenopea, con la successiva Restaurazione, gli fu ordinato di tornare a Taranto: era andato via quindici anni prima. Rifiutò,abbandonando l’arcivescovato con una pastorale di addio che fece scalpore. La intitolò Al clero e al popolo della diocesi tarantina. I suoi scritti, peraltro studiati da Benedetto Croce, furono intrisi di deduzioni polemiche contro la Chiesa. Ne divenne nemico.

La sua villa, di cui purtroppo non restano che poche prove documentali, fu abbattuta. Queste le ragioni e le circostanze.

Era stato il senatore tarantino Cataldo Nitti, alla luce della unificazione della nazione del 1865, e in ragione di nuove esigenze di difesa del territorio, a indicare la città come polo essenziale per la difesa.

Il capitano di fregata Simone Antonio Pacoret De saint-Bon allestì un progetto di difesa faraonico che, per l’eccessivo costo, non venne finanziato. Tuttavia, si decise la costruzione dell’Arsenale Militare Marittimo, legge del Parlamento in carica n. 833, del 29 giugno 1882. I lavori iniziarono l’anno dopo, nel settembre, nel primo seno del Mar Piccolo. Progettista: Domenico Chiodo.

 

Finirono sei anni dopo e il 21 agosto 1889 fu inaugurato, presente re Umberto I di Savoia.

A farne le spese furono pregevoli strutture, tra cui, appunto, la settecentesca Villa Capecelatro.

I guasti furono notevoli e non si evitò di lasciare all’incuria strutture di impianti portuali di età classica e necropoli greco-romane, ricche di reperti archeologici, riemerse alla luce durante i lavori.

Ovviamente molti reperti furono trafugati e definitivamente persi alla conoscenza delle generazioni future.

Grazie alla associazione FILONIDE oggi possiamo acquisire, purtroppo, la prova, l’ennesima, dell’abbrutimento umano, capace di abbattere, o non custodire, il bello, il significativo, lo storico, la Cultura.

Leggiamo in questo link:

"E’ vero, dai tarantini è conosciuta quasi esclusivamente come sede dell’ospedale della Marina Militare, ma un tempo, qualche secolo fa, era una villa magnifica, costruita, quasi per sortilegio, su uno dei posti più suggestivi di Taranto: a ridosso di Mar Piccolo. Una villa gentilizia, padronale, anzi, visto che era di proprietà di un altissimo prelato, mons. Giuseppe Capecelatro, arcivescovo di Taranto e noto in città non solo per la sua dottrina o per le sue doti pastorali, ma anche per la sua passione per l’arte, l’architettura e, come vedremo, anche per le sue idee liberali. (…)"


 

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