Eleonora de Fonseca Pimentel, ricordandoti

Norberto Bobbio: "il papa laico"

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Norberto Bobbio è stato uno dei più grandi intellettuali italiani degli ultimi tempi, uno studioso del diritto, della politica, della filosofia e dell’etica, un difensore dei valori della democrazia e della libertà, un intellettuale impegnato in un’intensa attività giornalistica per educare e guidare la politica italiana al rispetto della legalità, nonché all’affermazione della giustizia e della pace.

Per la sua adesione al pensiero laico e per l’acutezza nel mettere a fuoco i problemi è stato talvolta chiamato “il papa laico”.

Difficilmente c’è qualche altro scrittore che abbia scritto più di lui. Le sue pubblicazioni  sono a testimonianza della sua curiosità scientifica, della sua moralità e del suo impegno civico.

Siamo di fronte ad una persona che socraticamente ha continuato a interrogarsi sino alla fine sulla vita senza mai trarre conclusioni definitive, senza mai cadere né nel dogmatismo, né nello scetticismo, né nel nichilismo.

Colpiva il fatto che negli ultimi tempi della sua esistenza, quando si pensa si debbano avere delle certezze, egli ponesse spesso il punto interrogativo alla fine dei titoli degli argomenti che trattava (per es. “Quale socialismo?” ), come se volesse invitare tutti a non illudersi di essere riusciti a conoscere la realtà, a non essere superficiali e ad approfondire i problemi della vita.

Mi sono talvolta chiesto se Bobbio potesse essere considerato, come me, un seguace della nonviolenza. In verità egli non ha fatto parte di nessuna associazione nonviolenta.

Tuttavia la sua amicizia con Aldo Capitini e con Giuliano Pontara, i suoi scritti per una convivenza civile, la sua partecipazione alla Marcia della Pace Perugia – Assisi, la sua vicinanza talvolta al Movimento Nonviolento Italiano sono tutti aspetti che permettono di intravedere una sua propensione a considerare cruciali le tematiche nonviolente.

Solo così si spiega la sua affermazione “Il vero salto qualitativo nella storia dell’umanità non sarà il passaggio dal regno della necessità al regno della libertà, come riteneva Marx, ma il passaggio dal regno della violenza al regno della nonviolenza”.

Era per così dire un nonviolento particolare, che di fronte alla vita, pur essendo animato da ideali, si sentiva in fondo più un “perplesso” che un “persuaso” e ciò perché – per dirla col Croce – “siamo schiavi della realtà che ci genera e ne sa più di noi”.

I contatti che ho avuto con Norberto Bobbio sono legati soprattutto alle sue risposte, che puntualmente faceva, all’invio dei libri delle Edizioni dell’Amicizia.

Gli sono grato di aver sempre risposto, perché – come ha scritto – non sempre rispondeva  a tutti. Gli sono anche grato di avermi inviato con dedica un fascicolo con estratti della Nuova Antologia intitolato Il mestiere di vivere. Il mestiere di insegnare. Il mestiere di scrivere.

Non dimentico mai le parole elogiative nei miei confronti che egli espresse quando ringraziò il Preside della mia scuola per aver ricevuto il libro Martin Luther King. La forza di amare, che ricordava la 2° Giornata della Pace da me organizzata ad Agnone il 23 maggio 1996.

Nelle sue risposte talvolta affiorava la sua umiltà, come quando, il 3 aprile 1978, in riferimento ad una nostra elogiativa dedica su un volumetto inviatogli, ci scrisse dicendo che essa “mi lusinga, ma che non mi fa gonfiare e poi scoppiare, come la rana della favola, perché so di non meritarla”; oppure affiorava il suo pessimismo come quando, il 15 aprile 1983, mi scrisse: “ Mi pare che oggi nessuno sia in grado di arrestare la corsa verso la morte”.

Il suo pessimismo più che spegnere il suo idealismo era un modo per non illudersi troppo ed essere realisti.

Ma la sua lettera più originale nella forma e più focale per quanto riguarda il suo atteggiamento nei confronti della religione e del misticismo fu quella che mi inviò  nel gennaio del 1992 , dopo aver letto il mio libro Sulle orme dei Santi.

Il testo integrale della lettera è il seguente: “Caro prof. De Ciocchis, la ringrazio del suo volumetto e del racconto semplice e vivo dei luoghi visitati. Ma, per carità, non ecceda in elogi. Io sono un uomo legato alla terra, terreno, terrestre, terrigno… Nei luoghi da lei visitati non potrei vivere neppure un giorno. Sono polvere in attesa di tornare polvere (un’attesa, alla mia età, che non sarà molto lunga). Grazie degli auguri che ricambio cordialmente Norberto Bobbio”.

Il libro che gli avevo inviato raccontava un viaggio da me fatto in alcuni meravigliosi eremi dell’Umbria e della Toscana con descrizioni e intense riflessioni sulla contemplazione.

A Bobbio non piacquero gli elogi che tessevo a questi luoghi, la cui atmosfera mistica gli sembrava fuori della realtà concreta e nella quale non desiderava ritrovarsi. A contatto con questo libro egli reagì fortemente scoprendo sino in fondo la sua natura di non credente e il suo attaccamento alla terra.

L’apertura e l’ascolto che egli aveva per gli altri, il suo quotidiano impegno per i valori, le sue amicizie anche con i credenti hanno fatto spesso pensare ad una sua vicinanza alle posizioni religiose e in una sua possibile conversione. In verità non era così.

La lettera che mi inviò è molto chiara e afferma la sua natura di laico e non credente.

Il suo giudizio critico sulla contemplazione mi fece riflettere ma non mi scosse. Io, come lui, ero abituato a rispettare un punto di vista differente.

Se la contemplazione ci rivelava diversi, ad unirci c’era soprattutto la comune fede per la giustizia, la nonviolenza e la pace.

Il figlio di Norberto Bobbio, Andrea, in occasione delle manifestazioni relative al Centenario della nascita del suo illustre genitore, svoltesi a Rivalta Bormida il 9 gennaio 2009, mi chiese il testo della suddetta lettera.

Egli, partecipando a queste cerimonie, ha poi concluso il suo intervento, intitolato La religione dei Padri, con le seguenti righe della lettera da me inviatagli: “Io sono un uomo legato alla terra, terreno, terrestre, terrigno… Sono polvere in attesa di tornare polvere (un’attesa, che  alla mia età, non sarà tanto lunga)”.

Andrea Bobbio ha pensato, facendo riferimento all’insolita espressione La religione dei Padri, usata da Norberto Bobbio  nel suo testamento, che il suo genitore aderisse in fondo al culto dei suoi antenati e della terra soprattutto d’origine. In verità  Norberto Bobbio era convinto che non dal Cielo ma dai suoi terrestri ascendenti aveva ricevuto la vita, che sarebbe quindi, o prima o dopo ritornata da dove era venuta, cioè dalla terra.

E non può che essere così per un non credente. Devo tuttavia rilevare che l’efficace espressione “Io sono un uomo legato alla terra, terreno, terrestre, terrigno…”, forgiata in reazione a miei abbandoni nell’ alta contemplazione naturalistica e religiosa, sottolinea in maniera semplice e chiara la fede esclusiva di Norberto Bobbio nella ragione e la sua posizione filosofica che scorgeva la verità nell’ estrema concretezza in cui egli credeva e desiderava vivere.

 

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