Scienza “assoluta”?
Collocandoci da questo punto di vista, l’impossibilità di raggiungere il sapere definitivo dipende dai limiti - fisici e cognitivi - della natura umana. Dipende, cioè, dall’impossibilità per l’uomo di conseguire quello che nella filosofia contemporanea si definisce “il punto di vista dell’occhio di Dio”. È opportuno notare a tale proposito come il positivismo, pur dopo il suo declino, continui a influenzare non solo numerosi esponenti del mondo filosofico e scientifico, ma anche la visione della scienza dell’uomo comune. Ancor oggi, infatti, è diffusa nel grande pubblico l’opinione che il sapere scientifico possieda un’assolutezza e una incontrovertibilità che lo rende immune da obiezioni, ragion per cui la scienza viene spesso considerata come l’unico paradigma cognitivo di cui disponiamo. Ne discende la concezione di un’umanità che, attraverso l’attività scientifica, diventa la dominatrice del reale poiché alla potenza del pensiero umano nulla può rimanere estraneo. Si tratta di una concezione al contempo ingenua e arrogante. Il mondo che ci circonda, infatti, appare sempre più complesso e aperto, tanto nell’infinitamente grande quanto nell’infinitamente piccolo. Ai nostri fini è interessante rilevare che molti scienziati notano che la visione della scienza come unico paradigma del sapere ha fatto il suo tempo. Da un lato la dimensione dell’osservabilità diretta non è più giudicata come tratto che sia in grado di tracciare confini netti tra scienza e metafisica. Capita così di leggere libri scritti da fisici in cui il concetto di “materia” viene considerato null’altro che un mito. Dall’altro si ritiene ormai superata la concezione newtoniana del mondo, con la sua visione dell’universo-macchina. Secondo Paul Davies e John Gribbin è significativo che la fisica - vale a dire la scienza-madre del materialismo - ne determini oggi la fine, in quanto la fisica del secolo passato ha fatto saltare i presupposti centrali della dottrina materialista. Campate felici! Il diritto alla felicità nella Costituzione còrsa del 1755
Terremo il nostro primo congresso a San Pancraziu de Biguglia. Che ogni villaggio invii un deputato, perché si possa definire il modo migliore per liberarci rapidamente, e che si possa creare un nuovo regime nel quale sia possibile vivere felici. In questa felice occasione speriamo di ritrovare tutti i veri patrioti, comprendendo tutti quelli che sono nati nel Regno e tutti quelli che hanno sangue còrso nelle vene. Vivete felici.2 Il testo contiene tre importanti elementi politici: in primo luogo, la prima organizzazione della democrazia rappresentativa corsa; in secondo luogo, il primo abbozzo di quella che oggi chiamiamo la “comunità di destino”, composta da Corsi autoctoni e Corsi d’adozione – torneremo su questo punto; e infine, in terzo luogo, la nozione di felicità. Leggi tutto: Campate felici! Il diritto alla felicità nella Costituzione còrsa del 1755 Goffredo Fofi, l’intellettuale totale
Quest'ultimo saggio può essere considerato un vero e proprio testo di carattere enciclopedico, dove tramite la redazione di schede biografiche, in tutto 307, vengono raffigurati intellettuali, artisti, pedagogisti, sportivi e giornalisti del Mezzogiorno e non, ma che sono indissolubilmente legati allo sviluppo culturale del Sud Italia, come le pagine monografiche su Carlo Levi, Anna Maria Ortese, Pier Pasolini oppure quella riservata a Diego Armando Maradona, quest’ultimo inserito per l'influenza che ha avuto nella cultura popolare napoletana. Fofi ha iniziato a lavorarci dalla seconda metà del 2024 con la redazione della prima scheda biografica su Eduardo De Filippo. L'ultima scheda, quella su Leonardo Sciascia, fu completata solamente il 16 giugno del 2025, poche settimane prima della sua scomparsa. Alcune schede, precisa il curatore, nella parte introduttiva del saggio erano in parte già state scritte per diverse trasmissioni radiofoniche su Rai Radio 3. Da esperto etnologo non accademico della società italiana, Fofi ha mostrato la vastità della multiforme identità culturale, economica e sociale del Mezzogiorno. Ricordo di Paolo Aldo Rossi
Prese in seguito a gravitare all’Università di Genova dove si era trasferito il suo relatore di tesi. Diventò assistente volontario di Filosofia e poi borsista, contrattista e ricercatore presso la cattedra di Filosofia della Scienza. Dal 1977 fu professore incaricato di Storia del Pensiero Scientifico in età moderna presso l’Università di Genova. Dopo aver trascorso periodi di studio all’estero, passò dagli studi sul Problema Mente-Corpo alla Storia della Scienza dapprima contemporanea (Cibernetica e Teoria dell’informazione) mettendo a frutto i propri studi matematici, e poi in età moderna indirizzandosi alla storia della matematica prima e della medicina poi. Chavismo, lezione n.1: Chávez non era un indovino
Attraverso questo spazio settimanale, spesso trasmesso in diretta per diverse ore, Chávez spiegava le politiche governative, denunciava le pressioni esterne e coinvolgeva direttamente i cittadini nelle trasformazioni sociali e politiche. Più che un talk show, Aló Presidente rappresentava un’occasione di educazione politica, in cui il comandante in capo “seminava” consapevolezza, rafforzava il senso di appartenenza e resistenza, creando un legame diretto con la popolazione, al di là dei tradizionali media ostili al suo governo. In questo contesto, per oltre vent’anni Chávez ha “vaccinato” il popolo venezuelano contro le narrazioni e le strategie della propaganda neoliberista e imperialista, costruendo una coscienza collettiva capace di riconoscere e respingere le manipolazioni esterne. Questo processo ha reso la società venezuelana più resistente agli attacchi mediatici e giudiziari, trasformando ogni tentativo di delegittimazione in un’occasione di rafforzamento dell’identità rivoluzionaria. Hugo Chávez non era un indovino né un profeta. Leggi tutto: Chavismo, lezione n.1: Chávez non era un indovino
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Pubblicazioni mensili
Nuovo Monitore Napoletano N.204 Dicembre 2025
Miscellanea Storia e Filosofia1940-1956: Lituania, Estonia, Lettonia tra imperialismo russo e occupazione nazista Cola di Rienzo: il tribuno augusto del basso Medioevo Bernardo Clesio e Ascanio Marino Caracciolo insieme per la pace in Europa
Libere Riflessioni Napoli 2025, la maggioranza degli intellettuali sono a corte Commissione europea: il potere che sfida la legge Mercato libero o mercato padrone? Da San Gregorio Armeno in piazza Municipio una natività gigante Il pauperismo non tramonta mai
Filosofia della Scienza Gli universali nelle scienze sociali Rovelli sulla fisica quantistica
Cultura della legalità Profili storico-giuridici della giustizia costituzionale “La Costituzione in tasca”. Art.9 Vittime innocenti. Dicembre 1920-2017
Con questo numero di chiusura anno rivolgiamo un sentito grazie al nostro assiduo collaboratore dott. Alberto Dolara (medico-cardiochirurgo) che ci ha lasciati il 5.12.2025. Esprimiamo la nostra sincera vicinanza alla famiglia che, con noi ha voluto fosse ricordato con le stesse parole che, nel suo ultimo giorno di vita, ci ha lasciato in un appunto sulla sua scrivania:
Se muoio sopravvivimi con tanta Forza pura da risvegliare la furia Del pallido e del freddo […] Non voglio che muoia la mia Eredità di allegria Pablo Neruda Cento sonetti d’amore Buon viaggio dottor Alberto, sarai per sempre con tutti noi. Domani ci rivedremo ancora. Grazie di tutto. Antonella Orefice e la Redazione del Nuovo Monitore Napoletano
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Partiamo dalla constatazione che non esiste “il” sapere dal quale tutti i tipi di conoscenza discendono, ma “tanti” saperi, la cui validità è ristretta a un ben determinato ambito del reale.
«Vivete felici».
A seguito della morte di Goffredo Fofi, avvenuta l'11 luglio del 2025, la Feltrinelli ha dato alle stampe tre saggi, di cui due nuove edizioni di testi già editi in passato: Strade maestre e Le nozze coi fichi secchi e uno inedito, Arcipelago sud. Voci e luoghi della cultura italiana a cura di Mirko Grasso.
Il 16.01.2026, all’età di 80 anni è venuto a mancare Paolo Aldo Rossi, noto epistemologo e storico della scienza. Dopo essersi laureato alla Università Cattolica di Milano, dove ebbe come maestri Gustavo Bontadini, Sofia Vanni Rovighi e Evandro Agazzi quale relatore di tesi.
Aló Presidente non era semplicemente un programma televisivo, ma un vero e proprio laboratorio politico e uno strumento diretto di comunicazione tra Hugo Chávez e il popolo venezuelano, attivo dal 1999 al 2012.